Agenti e detenuti studenti a Scienze Politiche

Protocollo d’intesa con il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale

Due anni fa l’inizio di una vicenda giudiziaria che fece emergere la necessità di ripensare il sistema delle carceri: i fatti della casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, dove un manipolo di agenti della Polizia penitenziaria perpetrò gravissime violenze ai danni dei detenuti. A due anni dai fatti, il Dipartimento di Scienze Politiche della Vanvitelli promuove, mentre andiamo in stampa, il 24 novembre, un Protocollo d’intesa con il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, prof. Mauro Palma. Una collaborazione che porterà a risultati concreti a livello nazionale, e che si inserisce in uno specifico ventaglio di obiettivi. Il Dipartimento ha stretto infatti altre importanti partnership, come quella con l’Autorità garante per la protezione dei dati personali, e ha aderito all’iniziativa PA 110 e lode, che ha lo scopo di consentire l’accesso a titoli di studio universitari a operatori della Pubblica amministrazione a condizioni agevolate. “Anche questo protocollo – ha detto il prof. Francesco Eriberto D’Ippolito, Direttore del Dipartimento – ha uno scopo formativo. Gli agenti di Polizia penitenziaria sono coloro che più di ogni altro hanno a che fare con i detenuti, e da loro ci si aspetta professionalità, sensibilità ed empatia. Quest’intesa ha dunque lo scopo di consentire agli agenti, da qualunque parte d’Italia provengano, di iscriversi a uno dei nostri Corsi di Laurea e formarsi nelle discipline più importanti per lo svolgimento della loro professione, usufruendo di un percorso agevolato”. Un progetto importante, che va verso le sempre più pressanti esigenze di riforma del sistema carcerario, che, più che riabilitare, oggi punisce ed emargina. Le condizioni negli ambienti carcerari sono difficili sia per quanto riguarda i rapporti tra detenuti, che tra detenuti e sorveglianti. Persiste ancora lo stigma sociale e per l’opinione pubblica l’immagine del detenuto è spesso quella di un individuo irredimibile, cui il peso dei crimini commessi continua a gravare sul futuro. È per questo che “questo protocollo spiana la strada a un altro progetto, quello di aprire i nostri Corsi di Laurea anche ai detenuti, con lo scopo di far acquisire loro la preparazione necessaria a reinserirsi nel tessuto lavorativo una volta scontata la pena”, ha spiegato D’Ippolito. Un progetto che ha un precedente importante. Risale alla prima decade di novembre, infatti, il conferimento del diploma di Laurea Magistrale, con una votazione di 92/110, a L. P., detenuto all’Ucciardone di Palermo sottoposto a regime di ergastolo per aver commesso quattro omicidi. Nel 2017 si era laureato alla Triennale in Scienze Politiche con una tesi in Diritto dell’Ambiente e dell’Energia italiano e comparato. All’epoca lo studente era detenuto presso il carcere militare di Santa Maria Capua Vetere. Ora il titolo Magistrale conseguito discutendo una tesi in Diritto delle Relazioni internazionali ed europee, relatrice la prof.ssa Francesca Graziani. “È indubbiamente un traguardo importante – ha affermato D’Ippolito – Certo non è possibile eliminare le tracce dei crimini commessi, ma bisogna aver fiducia nella volontà di redenzione dei detenuti. Gli istituti carcerari dovrebbero avere lo scopo di riabilitare la persona in modo da renderla idonea ad una nuova vita, una volta fuori dal carcere. Credo che questo protocollo d’intesa sia molto importante per il nostro Paese, perché è un passo in più verso la conquista delle dignità fondamentali dell’individuo”.

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