Alla Federico II si studia il Congo, secondo fiume al mondo per portata idrica

Alla Federico II si studia il Congo, secondo fiume al mondo per portata idrica

Al progetto scientifico collabora il prof. Carlo Gualtieri, docente di Idraulica Ambientale

È iniziato a settembre dello scorso anno un progetto di collaborazione scientifica fra l’Ateneo Federico II, la Université Marien Ngouabi (Repubblica del Congo) e l’ente di ricerca francese Institut de Recherche pour le Développement (IRD-HYBAM) che verte sullo studio del fiume Congo. Quest’ultimo è, dopo il Rio delle Amazzoni, il secondo al mondo per portata idrica ed ampiezza del bacino idrografico.

“Lo studio – informa il prof. Carlo Gualtieri, docente di Idraulica ambientale nel Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria per l’Ambiente e Territorio – è basato su misure di campo, tuttora in corso, e sull’analisi di immagini satellitari. Ha la finalità di definire, per la prima volta, le caratteristiche idrodinamiche, il trasporto dei sedimenti e l’evoluzione morfologica del fiume, anche in relazione agli odierni cambiamenti climatici in atto su scala planetaria”.

La genesi del progetto: “Alcuni mesi fa sono stato contattato da un collega venezuelano con il quale avevo già condiviso studi e ricerche su un altro grande fiume: l’Orinoco. Lui mi ha coinvolto nell’iniziativa, che si avvale del lavoro sul campo di un dottorando congolese. L’indagine è focalizzata in particolare sul tratto del fiume prossimo a Brazzaville, capitale della Repubblica del Congo. In quel punto il corso d’acqua funge anche da confine naturale rispetto a Kinshasa, capitale della ben più vasta Repubblica Democratica del Congo”.

I dati che i ricercatori stanno raccogliendo riguardano vari parametri, tra i quali velocità e portata del fiume. “Tra gli strumenti che sono utilizzati per questo tipo di analisi – spiega Gualtieri – c’è l’Acoustic Doppler Current Profiler”. È stato impiegato tra l’altro – per citare un caso che riguarda l’Italia – nella misura del flusso idrico nell’ambito della laguna di Venezia. In Congo, però, le dimensioni sono di tutt’altra scala. “Nel tratto al centro della nostra indagine – quantifica il docente federiciano – il fiume ha una portata di decine di migliaia di metri cubi di acqua al secondo. Lì il bacino idrografico è enorme e tra l’una e l’altra sponda passano fino a tre chilometri. Lo strumento si monta su una barca e si va da una parte all’altra”.

I fiumi “culla delle antiche civiltà

Quello sul Congo – come accennava Gualtieri – non è il primo studio sulla portata idrica e sulle altre caratteristiche idrauliche di grandi fiumi al quale ha partecipato. “Prima ancora che sull’Orinoco – racconta – sono stato impegnato, dieci anni fa, sul Rio delle Amazzoni. Fu uno studio di campo. Andammo lì, c’era un nostro studente di post dottorato. Trascorsi un periodo a Manaus e fu un’esperienza davvero interessante non solo dal punto di vista scientifico. La nostra attività si svolse nel tratto nel quale si incontrano il Rio Negro ed il Rio delle Amazzoni, un contesto affascinante. Si mescolano acque di colore molto scuro ed acque di colore giallo paglierino, ricche o povere di sedimenti”.

L’ingegneria idraulica applicata allo studio e alla raccolta di dati sui grandi bacini può fornire indicazioni interessanti ed utili anche a branche disciplinari molto diverse. L’ecologia, per esempio, la biologia e la geologia. I tempi del monitoraggio del fiume Congo: “Abbiamo preparato un primo articolo per una conferenza, ma naturalmente la raccolta dati prosegue e va arricchita con quello che è stato già rilevato in altri studi che si sono svolti in passato”.

Un aspetto della collaborazione in atto che sta particolarmente a cuore a Gualtieri è il coinvolgimento del giovane studioso congolese. “Mi pare – commenta – un particolare significativo, che ben racconta quanto iniziative di collaborazione internazionale tra atenei e centri di ricerca possano avere ricadute positive sui territori. Mi piacerebbe – ma naturalmente sarà necessario recuperare le risorse per finanziare una borsa di studio e ricerca – che in un prossimo futuro il giovane che sta lavorando con noi in Congo possa trascorrere un periodo di soggiorno e perfezionamento a Napoli, qui alla Federico II”.

L’idraulica, sottolinea il prof. Gualtieri, è una branca dell’ingegneria che si occupa di una cosa antica: l’acqua ed il suo rapporto con gli uomini. “Non dico nulla di originale – prosegue – se ricordo che i fiumi sono stati la culla delle antiche civiltà e che le tappe dell’evoluzione umana sono state contrassegnate anche dal progresso delle capacità degli uomini di gestire i flussi idrici, canalizzarli, utilizzarli per scopi di vario genere, dall’irrigazione alla disponibilità di acqua potabile.
Se si fa il paragone con i miei colleghi che si occupano di applicazioni per gli smartphone o, magari, di aeronautica ed aerospazio potrei sembrare un ricercatore di cose antiche. In verità, però, anche quello dell’ingegneria idraulica è un settore che si evolve, che utilizza strumenti sempre più sofisticati, che guarda avanti. Specie in relazione ai grandi sistemi, le tecnologie di monitoraggio si sono molto evolute e non va dimenticato che l’ingegneria idraulica si occupa pure dei sistemi idrici nella prospettiva della depurazione dei reflui”.
Tematica centrale, quest’ultima, per la tutela degli ecosistemi fluviali e marini e perché, proprio per i suoi deficit nella depurazione dei reflui, l’Italia è sotto procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea.
Fabrizio Geremicca

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