Il Consiglio degli Studenti incontra gli studenti non vedenti del Colosimo

Una due giorni di incontri, dibattiti, musica e solidarietà in occasione della prima Giornata Nazionale del Braille che si è celebrata il 21 febbraio in tutta Italia, come momento di sensibilizzazione dell’opinione pubblica nei confronti delle persone non vedenti. Anche l’Università –per iniziativa dei rappresentanti degli studenti del Federico II- ha partecipato alla manifestazione. In particolare, si è tenuto in Aula Pessina un Consiglio degli Studenti allargato alla partecipazione degli allievi dell’Istituto Professionale per non vedenti Paolo Colosimo il 20 febbraio, poi si è proseguito con una tavola rotonda al Cinema Astra sul tema “Dalla scuola all’Università: le opportunità per gli studenti universitari non vedenti”. 
“E’ un’iniziativa importante – spiega Luigi Napolitano, Presidente del Consiglio degli Studenti del Federico II- Dimostra che le rappresentanze studentesche non sono solo organi formali, ma sono attivi e si fanno garanti dei diritti di tutti gli studenti, non solo per quel che riguarda il percorso formativo, ma anche per il loro inserimento nel mondo del lavoro. Quindi oggi noi tutti ci dobbiamo chiedere: cosa si può fare per rendere più agibile lo studio per i non vedenti?”. “Sono 850 gli studenti diversamente abili iscritti presso l’Ateneo e solo lo scorso anno se ne sono laureati 100: l’importante non è dare agevolazioni a questi ragazzi, ma metterli alla pari. Non si devono disegnare percorsi facilitati ma percorsi adeguati ai bisogni delle persone”, ha detto il prof. Paolo Valerio, Presidente della Commissione per l’inclusione degli studenti con disabilità della Federico II. Ed è proprio questo che chiedono i ragazzi non vedenti, molti dei quali dopo il diploma vogliono iscriversi all’Università. Il Colosimo, nato esclusivamente come istituto per ciechi e che oggi conta anche un 30% di ragazzi normodotati, prepara gli studenti per due diplomi triennali, Centralinista e Massoterapia, ed uno quinquennale in Tecnico della gestione aziendale. Ma figure come quelle del centralinista o del massaggiatore non soddisfano molti di questi ragazzi, che vogliono continuare seguendo le loro aspirazioni all’Università. “Quello del centralinista è un campo ormai saturo e obsoleto, mentre oggi attraverso varie apparecchiature i non vedenti possono svolgere diverse professioni come l’archivista, il fisioterapista, lo psicologo o altro ancora. Personalmente conosco ragazzi non vedenti laureati in Sociologia, Giurisprudenza o Informatica – evidenzia Luciano Cristian Bernardini, rappresentante degli studenti al Colosimo- Per quanto mi riguarda ho conseguito l’attestato di centralinista a Roma e quindi ho concluso il quinquennio come Tecnico della gestione aziendale, sempre al Colosimo. Ho lavorato al Coni, alla Ferdercalcio e come centralinista al Comune di Civitavecchia, ma adesso il mio obiettivo è laurearmi in Fisioterapia”. Luciano, che nato normodotato 35 anni fa ha perso la vista negli anni, racconta la sua tragedia e rivela come è proprio nel prosieguo degli studi che si può trovare una soddisfazione, quando non si è più in grado si  ammirare il cielo. “E’ vero che il non vedente non potrà mai essere pari al vedente, però si può avvicinare ad avere una vita normale grazie all’ausilio delle nuove tecnologie e alla sensibilizzazione della gente”. Grazie all’informatica e ai programmi di sintesi vocali che per i giovani non vedenti oggi è più facile approcciarsi allo studio universitario, riuscendo a fare a meno del braille. “Il braille è sicuramente importante – spiega, infatti, il prof. Francesco Peluso, docente di diritto al Colosimo – ma bisogna aprirsi a nuovi orizzonti, come quelli della sintesi vocale e dei sistemi informatici. Bisogna riuscire ad inserire i nostri studenti in percorsi universitari umanistici o scientifici senza che questi possano poi trovarsi in seguito in situazioni difficili”. Poi le testimonianze di due studenti universitari non vedenti. Fabio De Domicis, studente al primo anno di Ingegneria Informatica, crede che l’uso del computer sia fondamentale per riuscire a studiare e a comunicare con docenti e colleghi. Racconta: “oggi uno studente non vedente può superare le difficoltà in modi diversi. Ad esempio, ci si può muovere nelle strutture universitarie accompagnati da personale messo a disposizione dall’Ateneo. Io preferisco girare da solo, oppure chiedere ad un docente o ad uno studente di guidarmi, in modo da stringere anche nuove amicizie”. Per quanto riguarda il metodo di studio “bisogna riuscire ad ottimizzare i tempi per poter restare al passo con gli altri. Ma a questo scopo il braille non può essere utile.  Elaborare un grafico o risolvere un’equazione sono azioni che risultano molto più semplici con un computer, usando, quindi, lo stesso linguaggio degli altri. Come posso fare un esercizio in braille se poi il docente non lo sa leggere?”. Attraverso programmi che sintetizzano la voce umana, invece, si può scannerizzare un libro e poi farlo leggere al computer o, al contrario, dettare ciò che il pc deve scrivere attraverso appositi software. “In questo mio primo anno di studio universitario – dichiara anche Luigi Russo, studente di Sociologia – ho avuto un grosso aiuto da parte dell’Ateneo, che mi ha messo a disposizione diversi ausili tecnici e accompagnatori. Questo mi ha permesso di seguire la mia carriera universitaria in modo sicuro e, attraverso i supporti digitali, posso permettermi una lettura molto agevolata dei testi, ottimizzando al massimo i tempi”.
In conclusione del Consiglio, Iolanda D’Onofrio, studentessa del Colosimo, ha svolto una dimostrazione pratica di scrittura braille mentre Pasquale Rescigno, rappresentante degli studenti di Medicina, si è prodotto in un simpatico tentativo, non ben riuscito, di individuare bendato gli elementi di alcune tavole anatomiche in rilievo. 
Valentina Orellana
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