Il Preside Scudiero, 6 anni alla guida di una “Facoltà che fa scuola”, racconta….

Ama definire la Facoltà da lui guidata per ben sei anni (è stato eletto per 2 mandati), come una “Facoltà che fa scuola”. Il Preside Michele Scudiero, 72 anni, docente di Diritto costituzionale, sa bene quanti studiosi sono partiti dalla Facoltà giuridica federiciana per trasmettere le loro conoscenze in altri atenei italiani e anche stranieri. Per vincere concorsi e insegnare. E’ successo così anche a lui, che dal primo novembre, dopo una intensa carriera accademica fatta anche di responsabilità di governo, andrà fuori ruolo, una condizione per la quale i docenti universitari smettono di tenere il corso di lezioni ufficiale mantenendo però la possibilità di svolgere attività didattiche differenti: seminari, relazioni per le tesi, corsi straordinari. 
Uno studente modello: tutti 30 e 4 lodi. Originario di Agropoli, in provincia di Salerno, si laureò nel 1959 con una tesi fortemente innovativa sulla potestà legislativa regionale, relatore il prof. Alfonso Tesauro. “Era una sorta di ardimento”, racconta, “perché le Regioni, a parte che nella previsione della Carta costituzionale, di fatto non esistevano ancora. Il professor Tesauro, bontà sua, ritenne di vedere in me qualche bagliore, e io, che ero un irresponsabile, mi misi a fare l’assistente volontario”. Irresponsabile perché per uno come lui, “con le due P di provinciale e proletario”, sarebbe forse stato più conveniente imboccare una strada diversa. Michele Scudiero veniva dalla provincia di Salerno e da una famiglia di insegnanti di scuola. Per tutta la durata degli studi universitari ha soggiornato nel Collegio universitario, di cui conserva un ricordo grato ed entusiasta. “Si trovava a Napoli, all’Orto botanico, ed era nato sulla base di un progetto dello storico Ernesto Pontieri. Il Collegio accoglieva 300 giovani, provenienti da tutta Italia, che avessero superato un concorso di ammissione. Vi si permaneva grazie a delle borse di studio, per conservare le quali però era necessario superare ogni anno tutti gli esami con una media non inferiore al 27. Un’altra particolarità, una caratteristica che ritengo essere stata preziosa, era che per restare nel Collegio bisognava studiare obbligatoriamente due lingue. Scelsi il francese e lo spagnolo”. Duro il periodo in cui fu studente di Giurisprudenza. “Studiavo tanto tutto il giorno, anche d’estate. Da un lato c’era la passione, dall’altro il senso del dovere, la consapevolezza di dovermi impegnare al massimo per mantenere la borsa di studio”. Tanto impegno è stato premiato con tutti 30 e 13 lodi. Poi l’esperienza di assistente, la libera docenza fino alla cattedra di Diritto costituzionale (1975) alla Facoltà di Giurisprudenza della Federico II, che sotto la sua presidenza ha attraversato il non facile periodo delle riforme della didattica. “Gli anni di presidenza hanno coinciso con una fase travagliata della vita dell’università, il Signore me li ascriva al merito. E’ stato faticoso: abbiamo dovuto gestire gli studenti di tre o quattro ordinamenti diversi, affrontare il passaggio dall’organizzazione didattica annuale a quella semestrale”.
“Mi piacerebbe riprendere a fare l’avvocato”. Il prof. Scudiero, tuttavia, aveva alle spalle già diversi “punti di battaglia”, essendo stato vicepresidente del CUN  (il Consiglio Universitario Nazionale) dal 1989 al 1997, un altro periodo di grandi trasformazioni per l’università italiana, iniziate con la riforma Ruberti. Ha inoltre esercitato la professione di avvocato amministrativista, pur se “in maniera molto selettiva”, dando cioè sempre la precedenza all’attività universitaria. Con l’elezione a preside, per via dell’incompatibilità della carica con il regime di docenza a tempo definito, ha dovuto interromperla. “Mi piacerebbe riprendere a fare l’avvocato, in passato ho avuto delle belle soddisfazioni, anche davanti alla Corte costituzionale e alla Corte dei conti”. Passa il testimone al nuovo Preside sicuro che questi manterrà una linea di accordo tra le varie componenti della Facoltà. “E’ importante operare seguendo una logica di armonia, di collaborazione e di rispetto reciproco”, dice. La direzione obbligata per il prossimo futuro, secondo il prof. Scudiero, è quella che porta alla realizzazione di “una formazione aggiornata, al passo con i tempi”. 
Sara Pepe
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