Un progetto per far rivivere i Padiglioni della Mostra d’Oltremare dove è stato scritto un pezzo importante della Fisica del dopoguerra

La sfida dell’associazione ‘All’ombra del Cervo di Rodi’

La sfida è impegnativa e forse anche per questo motivo chi l’ha lanciata con un’associazione ha battezzato quest’ultima con un nome che evoca un po’ i cavalieri del Medioevo: ‘All’Ombra del Cervo di Rodi’. Prende il nome dal Cervo situato sulla splendida colonna che fiancheggia il Padiglione di Rodi, un edificio monumentale della Mostra d’Oltremare, di grande valore storico, culturale e scientifico, così come i Padiglioni limitrofi, in particolare il 19. Obiettivo: recuperare alla fruizione della comunità scientifica e della città il complesso di proprietà della Mostra d’Oltremare che è situato in viale Kennedy, di fronte all’ingresso dello zoo di Napoli.
In quei Padiglioni è stato scritto un pezzo importante della Fisica del dopoguerra, non solo napoletana. L’associazione è stata presentata il 22 maggio, mentre andiamo in stampa, da alcuni dei suoi promotori nell’aula Caianiello del Dipartimento federiciano di Fisica ‘Ettore Pancini’. C’erano il Presidente Cosimo Stornaiolo, il Presidente della Mostra d’Oltremare Remo Minopoli, il Direttore del Dipartimento di Fisica prof. Gennaro Miele, il Direttore della Sezione di Napoli dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) prof. Luca Lista, il prof. Giovanni La Rana, già Direttore della Sezione INFN di Napoli.
“Alla fine degli anni ’50 – raccontano i promotori dell’evento – il Padiglione 19 ha ospitato la Scuola di Perfezionamento in Fisica Teorica e Nucleare, fondata da Eduardo Caianiello e inaugurata dal premio Nobel Werner Heisenberg il 1° aprile del 1958. Qui hanno visto la luce i primi esperimenti italiani di spettroscopia nucleare e altre ricerche di frontiera, che hanno portato alla nascita della Sezione partenopea dell’INFN nel 1963. Da qui lo sviluppo negli anni di tutte le attività di ricerca in fisica teorica e sperimentale che oggi vengono portate avanti dalla Sezione INFN in sinergia con il Dipartimento di Fisica ‘Ettore Pancini’, con collaborazioni internazionali ed esperimenti in laboratori di tutto il mondo, contribuendo significativamente alle importanti scoperte scientifiche di questi anni”.
Nonostante l’elevato valore storico e scientifico, tuttavia, gli ex Padiglioni di Fisica, eccetto il numero 20, acquisito ormai alcuni anni fa dal CNR, sono in disuso dal 2000, quando si trasferirono tutte le attività al Complesso Universitario di Monte S. Angelo, in via Cinthia. “Gli immobili e l’area in viale Kennedy giacciono attualmente – si rammaricano i membri dell’associazione che vorrebbe recuperarli – in uno stato di abbandono. La manifestazione del 22 maggio ha segnato l’inizio di un percorso che intendiamo perseguire insieme con la Mostra d’Oltremare, con il Dipartimento di Fisica e con altri Istituti di ricerca interessati, ai fini del ripristino degli ex padiglioni di Fisica e delle strutture limitrofe. L’obiettivo è la creazione in quest’area di un centro di eccellenza di studi scientifici e di alta formazione con forte impatto sul territorio”.
Il programma di lavoro dell’associazione, in collaborazione con la Mostra d’Oltremare, prevede una prima fase, peraltro già iniziata, volta al coinvolgimento, con protocolli collaborativi di intesa, degli istituti di ricerca interessati a raccogliere la sfida.
“Farà seguito – informano i soci – l’elaborazione di un progetto di fattibilità tecnico/economica di un centro di eccellenza, in sinergia con gli istituti aggregati, da presentare agli enti finanziatori. Successivamente bisognerà elaborare un progetto esecutivo. Questo programma di lavoro sarà accompagnato da iniziative culturali incentrate anche e soprattutto su contenuti legati alla storia degli ex-Padiglioni di Fisica, finalizzate a dare visibilità agli obiettivi dell’associazione e degli istituti aggregati, anche presso le istituzioni politiche. Tra le possibili manifestazioni previste per il centro di eccellenza, troveranno spazio anche attività innovative, peraltro già sperimentate molto positivamente in altri Paesi, quali la formazione continua, con incontri di discussione aperta su argomenti scientifici, aspetti di grande attualità e di estrema rilevanza per la comunità in generale”.

L’idea, insomma, è che nei Padiglioni in disuso da tanti anni possano trovare spazio anche eventi di divulgazione rivolti a chi di Fisica sa poco o nulla, ma ha curiosità ed interesse a capire. Come sempre, in queste situazioni, sono due i problemi fondamentali.
Il primo è quello delle risorse. Dove reperire i finanziamenti per portare avanti la riqualificazione degli immobili in disuso? “Io invertirei il ragionamento – risponde il prof. La Rana – Bisogna capire innanzitutto quale potrebbe essere la destinazione delle aree, quali attività si vogliono perseguire. Poi bisognerà presentarsi ad enti finanziatori per cercare le risorse che potrebbero essere legate ai fondi ministeriali per l’edilizia universitaria o magari potrebbero essere di provenienza regionale o europea. Oggi c’è la tendenza a pensare cosa fare dopo che sono arrivati i fondi. Io credo, però, che sia necessario elaborare un’idea, avere le idee chiare e poi chiedere i finanziamenti per realizzare il progetto”.
Quanto ai tempi, dice: “Ci siamo dati l’obiettivo di far decollare il progetto ed ottenere il finanziamento entro 5 anni”. Auguri, dunque, ai cavalieri che inseguono il sogno di far rivivere il Cervo di Rodi.
Fabrizio Geremicca

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Ateneapoli – n.09 – 2024 – Pagina 6

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