Un veterinario racconta…

La commedia umana, osservata con gli occhi di chi cura gli animali, può risultare a volte divertente, sorprendente, grottesca o crudele. Tra i non pochi elementi di fascino della professione, dice Tiziana Cocca, socia in uno studio medico veterinario a Bagnoli, c’è pure questo. “Ho una casistica di aneddoti da raccontare molto lunga”. Tanti paradossali. “Una signora ha portato la cagna perché voleva sapere se il marito si accoppiava con la bestiola.. Persone che ci telefonano per segnalarci che hanno visto un cane randagio sull’autostrada in un posto distante centinaia di chilometri e vorrebbero che andassimo a prenderlo. Un’altra signora telefonava continuamente perché diceva che il suo cane puzzava di sperma. Proprietari che tengono il cane seduto a tavola, col bavaglino, e lo imboccano con il cucchiaio”. Storie anche tristi, però. “Capita, per esempio, di ricevere persone che non hanno assolutamente i mezzi per curare il loro animale come si deve. A volte bisogna suggerire una terapia meno efficace, ma economicamente sostenibile, piuttosto che l’approccio terapeutico migliore per il paziente”.  
Mediamente, riferisce la dottoressa Cocca, un veterinario di piccoli animali con anni di esperienza non guadagna, al netto delle spese, più di 1500 euro. Negli studi associati, oggi più che mai utili ad aumentare l’offerta dei servizi ed a dividere i costi, un veterinario lavora circa 40 ore a settimana, cinque o sei giorni su sette. “E’ una professione che non rende ricchi”, sottolinea. “Per i giovani, poi, la gavetta è molto lunga. Trascorrono anni guadagnando nulla o pochissimo, massimo 500 euro mensili”. Le soddisfazioni, per chi esercita la professione con passione, non mancano. “Quel che mi gratifica particolarmente”, dice ancora la dottoressa Cocca, “è il piacere intellettuale di affrontare un caso clinico, di studiarlo, di scomporlo, ricomporlo e risolverlo. Come fosse un quiz, un enigma. Forse non è un caso che io sia una grande appassionata di enigmistica. A volte, poi, si creano bei rapporti umani, estremamente gratificanti, con i proprietari degli animali. Fare qualcosa di utile anche per le persone per le quali il cane o il gatto è importante rappresenta certo un altro dei piaceri di questa professione. Qualche volta divertente, spesso stressante, mai noiosa”. Si sottolinea spesso come un buon veterinario non possa non amare gli animali. Cocca preferisce dire che non esiste veterinario degno di tale nome il quale non rispetti profondamente i suoi pazienti. “E’ l’approccio irrinunciabile per chi eserciti tale professione. Rispetto. Significa tutelare la dignità del paziente, non infliggere ad esso inutili sofferenze. Se necessario, metterlo anche al riparo da abusi e oltraggi che, volontariamente o involontariamente, capita a volte gli stessi padroni arrechino ai loro animali”. 
A chi si iscrive oggi al Corso di laurea, suggerisce: “Cercate di laurearvi in tempo e poi riservatevi un anno, un anno e mezzo per fare esperienza presso strutture private di tutti i tipi. Da quelle piccole, quasi di campagna, agli studi più avanzati, tecnologicamente, di Milano, Roma o americani. All’Università, purtroppo, non è che si impari la professione. Si acquisiscono le basi, ma poi serve tanta esperienza”. 
Fabrizio Geremicca
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