Una giornata sulla didattica con la presenza del CUN

Lezioni sospese alla Seconda Università, il 14 maggio, per parlare esclusivamente di didattica, dell’attuazione dei nuovi ordinamenti didattici e di un nuovo modello di Università, in un incontro-dibattito, svoltosi presso l’aulario del Polo Scientifico di Caserta, e che ha visto la presenza di tanti docenti e Presidi delle dieci Facoltà dell’Ateneo. Pochissimi gli studenti presenti all’inizio della giornata. “Speravo – ha detto il prof. Francesco Rossi, Rettore dell’Ateneo, in apertura dei lavori – di vedere più studenti stamattina, perché poi, in effetti, i nostri percorsi di studio guardano a loro”. “Noi docenti abbiamo il dovere di preparare bene i ragazzi, guardando all’aspetto professionalizzante- ha aggiunto- perché ciò che oggi manca è la probabilità di inserimento nel mondo del lavoro”. Dunque, un’applicazione del decreto 270 che “non deve significare solo una riduzione dei corsi o l’inquadramento burocratico nel rispetto dei requisiti minimi, piuttosto dobbiamo fare un’analisi critica della preparazione di cui hanno bisogno i giovani, in modo da inserirli nel mondo del lavoro”. Una formazione che, secondo Rossi, deve avere uno sguardo puntato verso l’internazionalizzazione, perché “dobbiamo dare il concetto di ‘Europa’ ai nostri giovani e far capire che il loro titolo di studio può essere speso anche fuori dall’Italia. La Sun ha triplicato le borse Erasmus, ma questo non basta…”. E poi la ricerca, che rappresenta “l’unico aspetto davvero importante dell’Università”. 
Diverse le relazioni presentate in questa giornata, la cui organizzazione è stata curata dalla prof.ssa Stefania Gigli Quilici, Preside della Facoltà di Lettere, e dal prof. Benedetto Di Blasio, Pro-Rettore alla Didattica. La prima è quella del prof. Andrea Lenzi, Presidente del CUN su ‘Il CUN e la riforma ordinamentale’, il quale ha tenuto a sottolineare: “il Consiglio Universitario Nazionale non è un ente lontano, ma un vostro consulente che ha deciso di essere presente il più possibile nelle sedi universitarie”. Un appunto sull’assenza degli studenti: “con una bella giornata come questa, non mi preoccupa che gli studenti non siano presenti, visto anche il carico di lavoro di cui sono sobbarcati da quando c’è il ‘3+2’. Hanno bisogno di tempo libero per sviluppare anche capacità di tipo relazionale che sono comunque importanti…”. Secondo Lenzi, un errore del mondo universitario “è stato chiuderci, per cui il cittadino medio sa che il ruolo dell’Università è solo quello di insegnare ai ragazzi e basta”.  “Nessuno – ha affermato – ha raccontato al Paese quella che è stata ‘una rivoluzione invisibile’: negli ultimi dieci anni, è completamente cambiato il sistema universitario solamente grazie ai docenti che hanno agito in completa assenza di risorse. E invece questa rivoluzione andava fatta capire. Se oggi possiamo parlare, è solo perché i docenti hanno fatto il miracolo di consegnare un’Università rinnovata com’era stata chiesta, oltretutto mentre il Governo era in piena crisi. Ora non ci occorrono più riforme, ma risorse!”.  Con la prof.ssa Gigli, si ripercorre l’offerta formativa e didattica della Sun, tra l’altro prima tra le Università d’Italia con il più alto numero di studenti con genitori che non hanno un titolo di studio. “Siamo passati da 8.400 a 29mila studenti. In sedici anni, l’Ateneo si è dovuto confrontare con trasformazioni a ritmo vertiginoso… – ha spiegato la Gigli – ma oggi, tutte le Facoltà dispongono di strutture dove svolgere le attività didattiche”. Altra problematica dibattuta è stata la scarsa mobilità di studenti e docenti. Ne ha parlato il prof. Nicola Vittorio, coordinatore dell’Interconferenza-coordinamento Nazionale delle Conferenze dei Presidi delle Facoltà. “Il ponte verso l’Europa è un vincolo importante – ha detto Vittorio – e la storia del ‘3+2’ nasce proprio per l’inserimento del contesto italiano in quello europeo. Ma se l’Università vuole sempre più orientarsi verso la ricerca, come deve essere, anziché parlare di ‘3+2’, bisognerebbe parlare di ‘2+3’, intendendo, con questa espressione, Laurea Magistrale più dottorato…”. E l’adeguamento alle nuove direttive ha forse fatto in modo che altri problemi venissero messi in secondo piano. “L’affanno nel ridurre il numero dei corsi ha determinato solo accorpamenti – ha affermato Enzo Siviero, Vice-Presidente del CUN – Lo studente, piuttosto, deve capire dove entra e qual è il suo percorso. C’è da dire che l’orientamento è quasi evanescente, anzi molti docenti non sanno neppure cosa sia un C.F.U. e qualcuno, da quanto ho constatato, non sa cos’è il CUN…”. Un invito: “c’è bisogno di fare rete tra gli Atenei…”. 
La Seconda Università fa parte, da un anno, del Consorzio interuniversitario Alma Laurea, in rappresentanza del quale c’è Andrea Cammelli. “Sono convinto che l’Università abbia tanti limiti, – ha detto Cammelli – ma il mondo dei media lo sta rappresentando molto peggio di quello che realmente è”. “In Italia abbiamo pochi giovani, che, tra l’altro, studiano poco. Abbiamo il minor numero di laureati tra i Paesi del sistema OCSE, siamo sotto il Messico e poco sopra la Turchia. C’è necessità di capitale umano”. Riguardo, poi, la percentuale dei giovani neo-laureati che trovano lavoro, statistiche alla mano, “a cinque anni dal conseguimento dalla laurea, 85 ragazzi su 100 hanno un’occupazione e questo non può che essere un elemento positivo, dovuto anche al fatto che è calato il numero dei giovani”. Sempre a cinque anni dalla laurea e dalle indagini di Alma Laurea, “la differenza percentuale tra giovani occupati che hanno svolto Master e hanno una conoscenza delle lingue e coloro che hanno conseguito solo il titolo di laurea, è dell’1%. Ciò sta a significare che anche il migliore capitale umano non viene apprezzato. La madre del precariato resta il settore pubblico dove, sempre a cinque anni dalla laurea, il 70% dei giovani resta precario. Le difficoltà di ingresso nel mercato del lavoro influiscono molto sulle scelte degli studenti: resta forte, intorno al 70%, il passaggio dalla laurea di primo livello alla Specialistica”. Qualche dato relativo alla Sun. “Il 17% degli studenti della Seconda Università concludono gli studi prima dei 23 anni. Mentre, oltre un terzo dei ragazzi provengono da famiglie che non hanno alcun titolo di studio”.  Secondo i dati presentati dal prof. Ettore Cinque, del Nucleo di Valutazione della Sun, “nel complesso, gli studenti della Sun mostrano una generale soddisfazione per la qualità della didattica, che cala di molto se il discorso si sposta sulle strutture”. A conclusione, una presentazione dei progetti del CeLear (Centro di Servizi di Ateneo per l’E-Learning), da parte del prof. Vincenzo Sica. “Il Centro – ha detto Sica – e la modalità di studio e-learning sono partiti, per la Sun, con un dottorato e grazie ad un finanziamento di un miliardo e mezzo di vecchie lire. Oggi, il CeLear è impegnato in una serie di attività e progetti per il miglioramento dei servizi utili agli studenti e necessari per una moderna formazione a distanza”. Tra i progetti futuri: “‘ETNOS’, in collaborazione con il CIRA, per il monitoraggio del benessere psicofisico mediante un nuovo approccio operativo adatto all’ambiente spaziale; sempre in collaborazione col CIRA, ‘ANIMA’, un monitoraggio non invasivo su astronauti in assenza di gravità; un altro progetto per lo sviluppo professionale degli operatori socio-sanitari; ‘Nassirya’, un programma di cooperazione tra Italia e Iraq nel settore sanitario”. 
Maddalena Esposito
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