Confetti rossi a 84 anni

La laurea in Lingue e Letterature Straniere da giovane, un Master e poi la scelta di riprendere gli studi per “continuare un discorso che nella mia vita intima, di studio e lavoro, c’è sempre stato: la Filosofia”

La convocazione per la seduta di Laurea il 12 novembre. Il Corso, quello Magistrale in Scienze Filosofiche; la tesi in Antropologia filosofica, relatore il prof. Felice Papparo, su ‘Il gesto e la parola, da Maurice Merleau-Ponty a Marcel Proust’. Iscrizione nel 2020, in pieno Covid, con conseguente confronto con la didattica a distanza. Che non ha inciso sui risultati, anzi. Studi condotti con puntualità, senza sfociare nel fuoricorso. Si dirà: nulla di atipico. Ma se la studentessa in questione avesse 84 anni? È la storia fatta di impegno, passione, volontà di mettersi in gioco della dott.ssa Amalia Papa che, dopo la pergamena in Lingue e Letterature straniere (inglese e tedesco), conseguita da giovane a L’Orientale, ha deciso di continuare un discorso che nella mia vita intima, di studio e lavoro, c’è sempre stato: la Filosofia. Una presenza costante, mai doma, che tuttavia ha chiesto di “andare oltre il farlo da sola, per creare degli argini al pensiero, per approfondire quel substrato di studi filosofici e storici che non mi ha mai abbandonato”. Come testimonia pure il Master frequentato circa 20 anni fa al Suor Orsola Benincasa, che l’ha portata ad occuparsi di “archivio, storia delle donne, con tutta una serie di pubblicazioni sui temi”. Questo perché – ricordando pure la prima tesi, quella in Lingue, sul senso delle parole in ‘Alice nel paese delle meraviglie’ – “negli anni, per motivi familiari e non, si è allentata la frequentazione, ma non l’abitudine a tenere vivo il pensiero critico”. E ad essere intense sono pure le emozioni. Già, perché mentre racconta la sua storia ad Ateneapoli (il 7 novembre) la signora Amalia non nasconde l’emozione per la discussione che sarà chiamata ad articolare qualche giorno dopo, davanti alla commissione di docenti. “Parlerò a braccio, facendo riferimento al foglietto di carta ideale impresso nella mente. Mi confronterò con professori che, di fatto, sono stati tutti miei Maestri e con i quali ho sostenuto esami appassionanti e appassionati. Ognuno è stato, per me, una festa dello spirito e dell’intelletto. Ma l’atto conclusivo di un percorso universitario è pure l’occasione per riavvolgere il nastro delle relazioni instaurate con i propri colleghi, l’inizio in dad, con tanto di aneddoto. La didattica a distanza è stata eccellente. Ricordo che i primi giorni nessuno accendeva la camera e io mi adeguavo per non generare nei ragazzi lo shock dei capelli bianchi. Un giorno, però, un professore ci chiese di attivarla, perché stanco di interfacciarsi con le sole voci. Ho eseguito e all’inizio c’è stato stupore in assemblea, come si suol dire. Tuttavia è durato 30 secondi. Passato questo momento iniziale i ragazzi hanno subito voluto inserirmi nei gruppi whatsapp. Da lì è nato un confronto costante, ho sempre avvertito molto interesse da parte loro, che hanno l’età dei miei nipoti, nell’interloquire con me. E non è affatto scontato, considerando i 60 anni di differenza e che io stessa, spesso, non riesco a rapportami ai miei coetanei”. Il ritorno in presenza ha segnato il decollo definitivo “dell’affetto, dell’armonia e del trasporto tra me e loro. Abbiamo abbattuto il tetto anagrafico”. Prima di tornare a ripetere per la discussione, la signora Amalia si congeda “con un francobollo”. All’Università, ai colleghi, ai docenti: “un grazie per l’accoglienza, la stima e la tolleranza che ho ricevuto”.

Claudio Tranchino

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