Pandemia e guerra: c’è bisogno di “una nuova forma di solidarietà collettiva”

Quattro giorni all’Università Suor Orsola Benincasa per parlare di ‘pubblico’, in compagnia di oltre venti relatori fra studiosi, rappresentanti delle istituzioni e della società civile. Curare la società: per un nuovo senso del pubblico è il ciclo di eventi, in programma dal 14 al 18 novembre, parte della sesta edizione della Settimana della Sociologia (11-19 novembre) organizzata a livello nazionale dalla Conferenza Italiana dei Dipartimenti di Area Sociologica (CIDAS). “Gli incontri calendarizzati presso il nostro Ateneo – informa il prof. Davide Borrelli, tra i componenti del Comitato Scientifico dell’iniziativa – sono sei, tutti accomunati da un filo conduttore, il senso del pubblico ovvero il senso del comune”. Spiega: La pandemia e la guerra hanno sconvolto la società e le nostre abitudini. Ora c’è bisogno di inventarsi un nuovo modo di stare insieme, una nuova forma di solidarietà collettiva, e, in una tale direzione, si deve tenere conto del ruolo del pubblico”. Gli eventi si svolgeranno per lo più in presenza, alcuni anche in doppia modalità, e sono fruibili liberamente. Si parte con due incontri, lunedì 14 novembre. Il primo, Il dovere di stare accanto, “è una riflessione sul sistema integrato dei servizi sociali, in particolare in Campania, e sul ruolo delle politiche sociali quali leva fondamentale di sviluppo complessivo di un territorio”. Il secondo, Un paese al bivio: tra privatocrazia e beni comuni, “vedrà, tra i relatori, Chiara Cordelli dell’Università di Chicago. Si discuterà di destatalizzazione dei servizi e ripristino di un nuovo modello di res pubblica, non necessariamente sotto l’egida dello Stato, onde riflettere sulla direzione da prendere”. Mercoledì 16 novembre, nella seduta mattutina Educazione democratica: che cos’è e come si realizza, “avremo un ospite internazionale d’eccezione, Christian Laval, sociologo dell’educazione, che sta per uscire in Italia con il suo ultimo libro, ‘Educazione democratica. La rivoluzione dell’istruzione che verrà’, scritto insieme a Francis Vergne. Proprio oggi, in un momento in cui si parla di istruzione e merito, noi pensiamo che la scuola, piuttosto che essere un dispositivo di selezione classista della società, debba configurarsi come un luogo di formazione di senso del comune che non lascia indietro nessuno, in modo da essere comunità, anziché fungere da filtro tra bravi e non bravi”. Ancora di scuola si parlerà durante l’appuntamento pomeridiano, La riproduzione e le palestre di precarietà: sul valore pubblico della scuola. Giovedì 17 novembre si terrà La scienza aperta: ultima linea di difesa di una società democratica: “Discuteremo sulle possibilità e gli strumenti atti a garantire l’autonomia della ricerca e la tutela della missione pubblica della scienza in un contesto in cui questa, che dovrebbe essere un bene comune, viene gestita troppo spesso attraverso logiche e procedure che ne fanno un asset privato”. Si chiude venerdì 18 novembre con Accessibilità, inclusione, controcultura: le sfide del modello sociale della disabilità: “Tutti ambiti in cui si ritiene che il pubblico possa giocare un ruolo importante”. Gli eventi, spiega ancora il prof. Borrelli, “sono rivolti agli studenti, ma anche ad addetti ai lavori a vario titolo, a professionisti, giornalisti e all’opinione pubblica in generale. Questa è un’operazione di Terza Missione con cui cerchiamo di sottoporre i temi sui quali conduciamo la ricerca all’attenzione di tutti. La scienza va sottratta al corteo di cifre bibliometriche, alle competizioni nell’accaparrarsi fondi premiali, a queste misure che, negli ultimi anni, sono state imposte all’università; piuttosto deve riguadagnarsi la legittimazione pubblica, rivolgendosi alla società”.

Carol Simeoli

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