C’è chi divide la propria vita in compartimenti stagni e chi, come Piero Morelli, riesce a unire tutte le proprie passioni quotidianamente. Ventidue anni, studente al terzo anno del Corso di Laurea in Storia dell’arte, archeologia e scienze del patrimonio culturale della Federico II, Piero ha scelto questo indirizzo perché “da sempre molto predisposto allo studio della storia dell’arte”.
Ma l’università è solo una delle tappe di una giornata tipica che trova il suo baricentro naturale al CUS. Il legame con questa realtà è viscerale e affonda le radici nell’infanzia trascorsa nel quartiere di Cavalleggeri: “il CUS nella mia vita è arrivato molto presto, fin da bambino ho frequentato questo ambiente. Qui ho provato vari sport, dal basket al judo, e molto presto ho scoperto l’atletica: è lo sport che amo e che ho conosciuto proprio al Centro. Ero alle scuole elementari e avevo solo nove anni”. Un destino quasi premonitore: la sua prima gara ufficiale con una vittoria arrivò proprio nel primo anno di iscrizione dando il via a una carriera giovanile ricca di soddisfazioni: “ho vinto tante medaglie in vari campionati sia regionali che provinciali, ottenendo anche un record regionale sui 500 metri. L’ultimo Campionato italiano l’ho fatto a 19 anni”.
Da atleta agonista al ruolo di guida il passo è stato breve: oggi è anche un tecnico di primo livello del CUS, responsabile del settore giovanile e allenatore dei bambini e della squadra under 18. Un’attività che ha trasformato lo sport in un vero e proprio lavoro, con orari prestabiliti e precise responsabilità educative. “In questo momento ho un gruppo di bambini più piccoli: è molto divertente stare con loro, ma anche faticoso, perché bisogna prestare molta più attenzione e correre con loro”. E se i piccoli richiedono dinamismo fisico, la fascia dei ragazzi delle scuole secondarie di primo grado rappresenta la sfida più complessa: “forse è quella più difficile da gestire, perché sono ancora dei bambini ma iniziano ad entrare anche in un mondo più adulto; c’è questa ambivalenza tipica di quell’età.
Bisogna sapere come approcciarsi”. Proprio in virtù della sua doppia veste di atleta e tecnico, Piero sa bene cosa significhi conciliare il rigore sportivo con gli impegni accademici, una ginnastica mentale e organizzativa che sperimenta fin dai tempi del liceo: “la vita da studente-atleta era così già da prima che frequentassi l’università. Un allenamento da agonista dura due-tre ore al giorno”. Nonostante la dedizione richiesta, il suo messaggio a chi vive le sue stesse condizioni è un invito a non cedere mai ai compromessi radicali: “mai abbandonare totalmente lo sport, perché con forza di volontà e impegno si può riuscire a conciliare tutto. Lo sport deve far parte della nostra vita”.
Guardando al presente, per Piero il CUS è molto più di un luogo legato ai ricordi: “non posso vederlo come un luogo di nostalgia, per me è una seconda casa e il mio allenatore è un secondo padre”. Con lo sguardo rivolto al futuro, l’intenzione è quella di proseguire sulla stessa strada, portando avanti la Magistrale in ambito umanistico senza mai separare i libri dalla pista: “il mio obiettivo è riuscire a conciliare lo sport con lo studio oggi e il lavoro domani”. In fondo, la sua fitta agenda di impegni non è un peso, anzi: “mi piacciono tutti. È una vita che mi arricchisce”. E l’atletica, con i suoi valori più profondi, resta la bussola che ha plasmato la sua identità: “mi ha insegnato innanzitutto il rispetto per se stessi e per gli altri e la disciplina”.
Lucia Esposito
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Ateneapoli – n.17 – 2026 – Pagina 35







