“A Napoli mi sento parte del Mediterraneo”

Originaria di Torino, ma vive a Napoli da quasi vent’anni. Parla la prof.ssa Francesca Bellino, ricercatrice a tempo indeterminato presso L’Orientale, dove da pochi mesi è responsabile di due corsi annuali, estesi fino a maggio: Lingua Araba III, un unico corso mutuato però dai tre Dipartimenti, e Lingua e Cultura Araba I, presso il Dipartimento di Scienze Umane e Sociali. La sua, racconta, è una passione coltivata sin dall’adolescenza: “Ho iniziato a viaggiare giovanissima con mio nonno nei Paesi arabi già durante il periodo liceale, facendo volontariato in estate in collaborazione con un’associazione in Siria”. لعبة poker Pertanto, “approfondire la conoscenza di altre culture – in particolare, l’arabo e l’ebraico – mi sembrava una strada naturale. Ai tempi, pre 11 settembre, eravamo pochissimi a studiare l’arabo. كازينو اون لاين عربي Questo perché la geografia di tali Paesi era ancora qualcosa di lontano nella sensibilità comune, mentre io avevo già molte curiosità a riguardo”. Alla laurea in Filologia Semitica ha fatto seguito un dottorato in Arabistica, arricchito poi dall’esperienza di insegnamento e dagli interessi scientifici. I principali filoni di cui si occupa oggi sono: la letteratura araba popolare, su cui sta attualmente scrivendo una monografia, e il lessico nell’ambito dei progetti enciclopedici. “Oggi ripensandoci avverto un grande senso di continuità col passato, a Napoli mi sento parte del Mediterraneo, tant’è che pur essendo del Nord dal 2002 la mia casa è qui”. Negli ultimi anni, la sezione dell’arabistica a L’Orientale ha conosciuto un notevole incremento, non soltanto per via di grandi numeri di studenti che sono sempre più attratti dalla lingua semitica, ma in virtù di una caratterizzazione maggiore attribuita agli specifici corsi. È in questa direzione che si sta lavorando alla ristrutturazione dell’intera offerta formativa per l’arabo, con l’attenzione di costruire proposte differenziate a seconda dei Corsi di Laurea, sia per quanto riguarda gli insegnamenti che i seminari di dialetto, adeguando il tutto ai rispettivi numeri. “Le Triennali, per esempio, richiedono un grandissimo lavoro di gestione per via di una cifra molto elevata di utenti”. Mentre sulle Magistrali da quest’anno si sta intervenendo in maniera operativa, “perché è giusto che l’offerta per Lingua Araba possa equipararsi a quella dispensata per altre lingue, come Cinese e Giapponese, dotate già di percorsi monografici molto più marcati e specialistici”. Se è vero che vi sono impartiti insegnamenti areali molto forti – dalla Storia dei Paesi arabi sino all’approfondimento sulle Relazioni internazionali o sul ruolo rivestito da Medio Oriente e Nord Africa nel sistema internazionale – mancava una simile attenzione in un corso monografico sul secondo livello destinato agli studenti iscritti a Relazioni dell’Asia e dell’Africa. 
A Lingua e Cultura 
Araba I, ricerche sul campo e ampliamento del lessico settoriale
Appare, infatti, in una veste del tutto nuova il corso di Lingua e Cultura Araba I, pensato prettamente per i politologi, che si distingue per un taglio centrato sulla lettura, la traduzione e l’analisi di testi di carattere storico, socioculturale, geopolitico, economico e istituzionale a carattere diplomatico e giuridico riguardanti in particolare la definizione di ‘frontiere e confini’ nell’area dei Paesi Arabi. “Ho dovuto confezionare un corso ad hoc costruendo un syllabus per studenti che volessero approfondire determinati temi come politiche linguistiche, socio-linguistica araba, lingue a contatto e il rapporto con le minoranze”. In che modo si svolgono le lezioni? L’attività didattica è organizzata su due livelli: “mescolo materiale di ricerca (articoli di giornale, saggi e capitoli estratti da libri) con testi in arabo in modo da consentire agli studenti di confrontarsi direttamente con le fonti in lingua e ritrovare espressi i concetti in esame”. Un peso importante all’interno delle lezioni tenutesi nel primo semestre ha rivestito la discussione sulle minoranze, “intese sia in senso etnico che religioso e linguistico”. In aula “ho diviso gli studenti in gruppi, ciascuno dei quali doveva presentare una relazione di un quarto d’ora ai propri compagni su una minoranza attraverso un Power Point in arabo”. Strategia operativa che ha permesso ai corsisti (circa 15) non solo di “esplorare diverse realtà ma anche di mettere in pratica un lessico settoriale”. Rispetto a uno studente di Lingue, la formazione di un politologo si nutre di ulteriori esigenze: “in una lezione ho presentato i principali portali on line perché ciascuno studente sia in grado di fare una rassegna stampa. ربح المال عن طريق اللعب Il mio non è un corso sui mass-media, ma partendo dalla lingua bisogna dimostrare d’essere capaci di lavorare attivamente con fonti in arabo ed entrare in vocabolari specialistici che spaziano dall’economia al diritto e alla scienza politica”. Altra componente indispensabile per un aspirante politologo è la ricerca sul campo. “Abbiamo lavorato molto sui questionari, per esempio come costruire domande che abbiano per oggetto il tema dell’identità linguistica degli intervistati, proponendo uno schema che sia applicabile anche in altri campi. Poi siamo passati alla questione dell’arabo come lingua ufficiale e allo spazio riservatogli all’interno di alcune Costituzioni (quelle di Marocco, Tunisia, Egitto)”. Nel secondo semestre, invece, si ragionerà in termini politologici “in relazione a Paesi arabofoni e ai partiti politici che si sono avvicendati nel corso di una storia di cambiamenti, per certi versi ancora in atto. Sono contenta di avere ragazzi estremamente motivati e partecipativi, dai loro suggerimenti imparo moltissimo. Il primo anno di un corso è sempre un po’ sperimentale. Tuttavia, facendolo, si migliorerà dal punto di vista dei contenuti e della scelta dei testi e sarà possibile anche affiancare dei seminari in cui approfondire altri discorsi sociopolitici”.
Sabrina Sabatino
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