“Consiglio di sostenere prima Matematica”

Logica, capacità analitica e rigore. Sono le tre caratteristiche essenziali per il buon avvio di un percorso di studi e il superamento degli esami, nello specifico quelli fondamentali del primo anno, solitamente più ostici per le matricole. Tra questi, Microeconomia, esame al primo anno di tutti i Corsi di Laurea della Facoltà di Economia, da nove crediti, che presuppone lo studio dei singoli operatori economici e delle interrelazioni che esistono tra loro. “Tra gli obiettivi di questo insegnamento, c’è quello di sviluppare il senso critico negli studenti, – spiega la prof.ssa Marcella D’Uva – il cui approccio allo studio deve essere logico-analitico. In primo luogo, è, quindi, necessaria un’attitudine al ragionamento e, poi, rigore nello studio anche perché la Microeconomia utilizza, quale importante strumento, la Matematica. L’acquisizione di questi due fattori risulta indispensabile non solo per superare l’esame di Microeconomia, ma per affrontare nella maniera più giusta l’intero percorso accademico”. La prova in questione, causa di critiche da parte degli studenti che manifestano un vero e proprio rifiuto verso lo studio di alcune parti del programma, consiste in un compito scritto (due esercizi e tre domande aperte “molto ampie”) e un colloquio orale.
“Il manuale è pieno di grafici, spesso difficili da comprendere, li saltiamo”; “allo scritto, ci sono sempre gli esercizi con le derivate, complicati da risolvere”; “studio solo la seconda parte del programma (la teoria dell’impresa), è la più importante e poi i professori chiedono quella”; e ancora, “il programma è vastissimo, è impossibile ricordarlo per intero”, sono le opinioni di alcuni ragazzi raccolte al termine della sessione d’esame di novembre (appello dei giorni 17 e 18). Secondo la docente, “coloro i quali studiano, seguendo un approccio logico-analitico, superano l’esame la prima volta e con voti alti. Il problema è che la maggioranza dei ragazzi non studia affatto e consegna i compiti in bianco, nonostante questi ultimi rispecchino in pieno il programma dell’insegnamento!”. Dunque, per la preparazione allo scritto, è ovvio, bisogna esercitarsi. “A lezione, svolgiamo molti esercizi, ma coloro che per qualsiasi motivo non possono frequentare, trovano gli esercizi eseguiti in aula con le relative soluzioni alla mia pagina web del sito di Facoltà (www.economia.uniparthenope.it). Sono quesiti sulla falsa riga di quelli dell’esame”. In ogni caso, è bene ricordare che seguire il corso non significa essere agevolati nel superamento della prova. “Faccio lezione in un’aula di quattrocento ragazzi, risulterebbe complicato individuarli e distinguere coloro che sono presenti da quelli che non frequentano. Forse, l’unica differenza è la possibilità di acquisire il giusto approccio allo studio, in aula”. Riguardo i grafici, “più che un intralcio, dovrebbero essere un aiuto per comprendere la relazione tra variabili”. A questo punto, però, entrano in gioco le nozioni di Matematica. “Consiglio sempre di sostenere prima l’esame di Matematica, in quanto serve come strumento, ma la preparazione degli studenti risulta comunque scarsa”. Sforzarsi a memorizzare serve davvero a poco. “Il passaggio complicato, ma fondamentale, sta nell’uso della logica, nel ragionare sulle cose, chiedersi il perché, comprenderne il significato. Nel momento in cui gli argomenti non dovessero risultare chiari, basta chiedere. Sono sempre disponibile al dialogo”. Coloro che superano lo scritto, possono accedere al colloquio orale, ma “invito sempre tutti a visionare il compito in sede d’esame o nell’orario di ricevimento. E’ un momento per valutare insieme le difficoltà riscontrate”. Per evitare, poi, qualsiasi tipo di problema e rispondere alle critiche degli studenti che, numerosi, vengono divisi a seconda del numero di matricola (le matricole pari con la prof.ssa D’Uva, le dispari col prof. Carlo Altavilla) e denunciano una disparità nell’elaborazione della prova scritta, – “il compito del 17 novembre era ai limiti dell’impossibile per le matricole dispari, al contrario dell’altro” – i due docenti propongono lo stesso programma e “adottiamo il medesimo testo di riferimento”, conclude la D’Uva.
(Ma. Es.)
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