28.842 domande per 1.400 posti!

Ventottomila e passa domande per 1.400 posti rischiano di mandare in crisi la Scuola di Specializzazione per gli insegnanti in Campania, ancor prima che inizino i corsi. Lo hanno denunciato, attraverso una conferenza stampa ed un documento redatto a cinque mani, Fulvio Tessitore, Giorgio Donsì, Antonio Grella, Mario Agrimi e Francesco De Sanctis, rettori rispettivamente della Federico II, dell’Università di Salerno, della Seconda Università, dell’Orientale e del Suor Orsola Benincasa. Sono gli atenei che in Campania organizzano la suddetta Scuola. Per dare una pietra di paragone, in alcune regioni dell’Italia centro settentrionale i posti a concorso sono addirittura in numero maggiore, rispetto alle domande; per restare al sud, in Sicilia le domande sono state 5200. 
Nel corso della conferenza, svoltasi il 12 settembre, a pochi giorni dall’inizio delle prove di selezione – sono state fissate in un primo momento ad inizio settembre, successivamente posposte ed attualmente sono in fase di svolgimento –  i rettori hanno espresso il loro punto di vista sulla vicenda. Il bando licenziato ad agosto, con mezza Italia in vacanza? “Non intendo assolutamente farmi coinvolgere da polemiche strumentali – ha detto Tessitore- ma chi ha parlato di bando clandestino ha detto il falso. E’ stato reso pubblico nei modi e nei tempi previsti dalla legge”. Le prove posposte? Nessuna responsabilità da parte dell’ateneo fredericiano, sede amministrativa della Scuola, secondo quanto recita il documento dei rettori. Anzi: ”il Comitato esprime il proprio apprezzamento al lavoro svolto dalla Federico II”. Piuttosto gli atenei denunciano un problema di risorse. “Sarà necessario investire nelle sole spese di allestimento degli spazi e del materiale necessario per le undici prove scritte l’intero stanziamento ministeriale per il funzionamento della Scuola, peraltro non ancora accreditato all’università”. Tessitore traduce in soldoni: “i fondi assegnati sono stati divisi in due tranche, duecento milioni contingentati per l’avvio della Scuola  e 450 milioni che saranno attivati per ogni anno che durerà la Scuola. Solo per individuare la sede il costo che affronterà il sistema universitario è 540 milioni più IVA. La richiesta avanzata al ministero era stata di due miliardi, per una scuola di undici indirizzi e trentatré classi”. La coperta, sostengono, è corta. “Per il solo anno accademico dovranno essere fornite 12.000 ore di didattica, a cui andranno aggiunte quelle riservate ai tirocini ed ai laboratori didattici. Un costo ulteriore che a rigore comporterebbe l’assunzione di oltre duecento nuovi docenti, per miliardi e miliardi di spesa, che certo non possono essere messi a disposizione dai bilanci dell’università”. Chiedono “una revisione della previsione di finanziamento, che tenga conto dei costi straordinari comportati dalle prove di accesso e ponga la Scuola di specializzazione nelle condizioni di poter rispondere agli obiettivi che le sono assegnati per legge”. 
Soldi a parte, le cinque università consorziate nella Scuola auspicano una revisione del tetto massimo di posti disponibili in Campania, a partire dal prossimo anno. “L’introduzione di un contingentamento su base regionale, calcolato secondo le prevedibili esigenze del territorio, comporta un evidente squilibrio di preparazione degli insegnanti, tra Scuole in cui l’accesso avviene senza la ben che minima selezione, per l’esubero di posti rispetto alle domande, e Scuole costrette ad operare una selezione durissima tra i candidati, che esclude dalla possibilità di frequenza e di conseguimento del diploma aspiranti ben più preparati di altri più fortunati per semplici motivi di residenza anagrafica”. E’ Tessitore, da sempre contrario al numero chiuso, a chiarire meglio il concetto: ”come docente ritengo che una selezione operata tra 28.000 candidati per 1.400 posti possa escludere persone che hanno una qualificazione maggiore di altri che, in altre regioni, complice la scarsità di domande, entrano senza sostenere neanche la prova”. Né può valere, denunciano, l’argomento della possibilità di presentare domanda in regioni diverse da quelle in cui si vive. ”Se con il vecchio sistema dei concorsi molti laureati meridionali e campani partecipavano a prove e risultavano spesso vincitori per i meriti e la qualificazione conseguita attraverso gli studi nelle Università da loro frequentate, questo avveniva perché in caso di vittoria avrebbero preso servizio in quelle zone con regolare, anche se modesto, stipendio. L’attuale normativa della Scuola di Specializzazione obbliga invece gli ammessi a due anni di frequenza a proprie spese e costituisce pertanto un forte deterrente alla presentazione di domande fuori della propria regione. O meglio, una forte discriminazione tra chi può permettersi, per il reddito della famiglia di appartenenza, due anni di studio fuori casa e chi non ha la possibilità di affrontare costi tanto gravosi”. 
Oltre che un aumento dei fondi in bilancio e la revisione del tetto massimo di iscritti i rettori chiedono al Ministero chiarezza. Sottolinea Giorgio Donsì:  ”in questo momento ancora non è chiaro se la Scuola rappresenterà, e da quando, l’unico canale di reclutamento, rispetto ai concorsi abilitanti. Nell’incertezza molti candidati ai concorsi attualmente in fase di svolgimento hanno fatto domanda anche per la Scuola di Specializzazione. E’ un dubbio che il Ministero deve risolvere”. Resta il fatto che 28.842 domande testimoniano quanto drammatica sia la situazione occupazionale di gran parte dei laureati campani. Per i tanti laureati pressati dalla disoccupazione o dalla sottoccupazione l’insegnamento diventa, magari anche in assenza di una specifica vocazione, l’extrema ratio, la speranza ultima dea. Possibilità che tutti questi laureati trovino collocazione nell’insegnamento? Scarse, naturalmente. A partire da queste considerazioni, sostiene Donsì, “serve una politica mirata ad incrementare corsi di formazione integrata e Master che offrano sbocchi differenziati. E’ un impegno che riguarda università, regioni, governo. Non è ragionevole che 28.000 e passa laureati puntino tutti all’insegnamento”. Condivide il professor Grella: ”le vicende della Scuola testimoniano meglio di qualunque convegno come stiano realmente le cose. Le istituzioni e le forze produttive devono investire al sud”. Ai rettori, peraltro, è stato fatto notare che la necessità di assicurare 12.000 ore di didattica ed un impegno così considerevole si poteva supporre sin da quando gli atenei hanno accettato di istituire le Scuole. Dodicimila ore di didattica, infatti, erano state calcolate in base ai posti disponibili: 1400. Era dunque un problema da sollevare prima? “La Scuola- risponde Donsì- è stata avviata prima di conoscere gli stanziamenti ministeriali. Si era chiesto un finanziamento maggiore. L’accreditamento risale a qualche mese fa”. 
Le graduatorie provvisorie degli ammessi al colloquio orale saranno affisse il 18 ottobre all’albo dell’Università, in via Giulio Cesare Cortese 29. Inoltre, saranno disponibili sul sito web di ateneo – www.amministrazione.unina.it. Eventuali reclami potranno essere presentati entro il 30 ottobre, presso la I Ripartizione, in via De Gasperi 55, Napoli. Le graduatorie definitive saranno affisse il 15 novembre all’albo dell’Università e rese note sul sito dell’ateneo.
 Fabrizio Geremicca
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