3,6 milioni agli studenti delle Residenze

Il 31 ottobre chiudono le residenze universitarie, per improcrastinabili lavori di adeguamento alle norme in materia di sicurezza. Attualmente ospitano 214 studenti; una cinquantina decadrà dal diritto perché sta laurearsi o perché non ha superato gli esami previsti per accedere al beneficio alloggio. Restano oltre 150 studenti i quali, da novembre in poi, saranno costretti a fare i bagagli. Ormai da alcuni mesi stanno cercando di sensibilizzare l’Edisu a farsi carico del problema ed a trovare soluzioni alternative. Si sono rivolti ad Ateneapoli, che li ha messi in contatto con l’Assessore regionale all’Università Luigi Nicolais e con il Commissario dell’Ente Adolfo Maiello. Il più recente incontro si è svolto il 22 settembre, presente una delegazione di otto studenti per ciascuna delle tre residenze (Medici, Paolella e De Amicis), Ateneapoli, Maiello e Nicolais. Altri tre faccia a faccia si erano tenuti a luglio. All’epoca, da parte dell’assessore Nicolais, era stata formulata una precisa assicurazione: “non vi metteremo in mezzo alla strada e cercheremo soluzioni alternative”. Si era ventilata l’ipotesi di stipulare convenzioni con alberghi, i quali ospitassero gli studenti estromessi dalle residenze. Una prospettiva sfumata alla ripresa autunnale. “Abbiamo contattato varie strutture alberghiere, ma o non ci hanno risposto o hanno avanzato richieste insostenibili, fino a diversi milioni al mese per studente- ha fatto notare il commissario dell’Edisu- I bandi di gara sono andati deserti”. 
La Regione, preso atto della situazione, rilancia. La proposta avanzata da Nicolais (concorda Maiello), è questa: gli studenti delle residenze si attivano per trovare una sistemazione in case private, presentano un’autocertificazione tramite la quale affermano di risiedere a Napoli e di pagare il fitto; l’Edisu finanzia le spese che gli studenti sostengono per l’alloggio. In soldoni, Nicolais ha fatto capire agli studenti che dal bilancio regionale potrebbe uscire una cifra tale da garantire loro un assegno mensile di 300.000 lire, ai quali andrebbero aggiunti 2 milioni e 200.000 lire detratti dalla borsa di studio di 6.900.000 lire dei fuorisede. In totale, dunque, gli studenti percepirebbero circa 500.000 lire al mese. Anche tenendo presente che ottobre non è un periodo favorevole per cercare casa, che ormai una singola costa non meno di 350.000, 400.000 lire al mese, che le bollette delle abitazioni in fitto agli studenti sono piuttosto alte, (sono per lo più registrate come seconde case), la cifra proposta garantirebbe la copertura dei costi. “Un modo èer risolvere l’emergenza e l’indubbio danno subito dagli studenti” dice Nicolais.
La delegazione studentesca ha a sua volta chiesto che l’Edisu  formalizzi per lettera l’intimazione a sloggiare entro il 31 ottobre. Si riservano una risposta alla proposta di Nicolais al termine delle assemblee convocate per i prossimi giorni. Hanno peraltro già anticipato che lasceranno le residenze solo se, nel frattempo, tutti avranno trovato una soluzione. Da parte di alcuni è stato sollevato il problema del costo del trasporto dalla casa fino all’università. Di qui la richiesta di integrare il bonus con un abbonamento annuale al Giranapoli. Altri ancora hanno chiesto che il bonus sia esteso anche al prossimo anno, per gli studenti i quali siano ancora nelle condizioni idonee ad usufruire degli alloggi. Le residenze, infatti, resteranno chiuse per due anni, necessari allo svolgimento dei lavori. Non un giorno di più, secondo l’impegno di Nicolais, il quale ha inoltre promesso per il 2002 l’aumento dei posti disponibili. La Regione è infatti in possesso di alcuni edifici, che potrebbero essere trasformati in case dello studente, sia per i fuorisede sia per gli stranieri che vengono a Napoli nell’ambito del progetto Erasmus. 
Nei prossimi giorni, dunque, la situazione sembra destinata a chiarirsi, almeno in parte. Restano alcune perplessità. La prima riguarda il ritardo con cui all’Edisu sembrano essersi accorti della necessità di adeguare gli impianti alla normativa in materia di sicurezza. Intervenire prima sarebbe stato un dovere. La seconda nasce dalla denuncia dei residenti della De Amicis. “Si chiude il 31- hanno detto in occasione dell’incontro- ma nel frattempo si ritinteggiano le pareti degli spazi comuni e si acquistano tecnologie. Una incongruenza, se si pensa ai lavori radicali che ci si accinge ad intraprendere”. Il commissario si è difeso sottolineando che quelli effettuati nelle scorse settimane alla Paolella erano lavori già dati in appalto, da tempo, tramite bando pubblico. In ogni caso, soldi sprecati, in parte.
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