A gonfie vele l’Atelier di scrittura

“La risposta da parte degli allievi dell’Atelier di scrittura argomentativa, in termini di entusiasmo, è davvero molto alta. Poco fa ho sentito uno dei docenti, il giornalista Marco Lombardi. Ebbene, mi ha detto che ha dovuto sdoppiare il suo corso, perché il numero degli allievi era tale da non essere gestibile in un gruppo soltanto”. Il professor Vincenzo Placella -docente di Letteratura Italiana presso la facoltà di Lettere, insieme alla collega Maria Teresa Giaveri – docente di Letteratura Comparata presso la stessa facoltà –è l’ideatore dell’Atelier di Scrittura argomentativa organizzato all’Orientale. Le sue parole confermano che l’iniziativa suscita interesse, e non soltanto tra gli studenti dell’ateneo, per i quali le lezioni sono gratuite. “Tra gli allievi di quest’anno abbiamo anche iscritti alla Federico II e docenti di scuola media superiore. Per questi ultimi, in particolare, si è pensato quest’anno ad una curvatura particolare del corso, ad un adattamento alle loro specifiche esigenze”. Sperimentato per la prima volta all’ex Collegio dei Cinesi la scorsa primavera, l’Atelier ha fatto registrare un interesse tanto consistente da indurre gli organizzatori ad una replica autunnale, a beneficio di coloro i quali non avevano trovato spazio nell’edizione di dodici mesi fa. Questa della primavera 2000 è dunque la seconda edizione, o forse si dovrebbe dire la seconda edizione e mezzo, in considerazione dell’appendice autunnale. Gli allievi sono affidati a quattro docenti: Marco Lombardi, giornalista laureato in Giurisprudenza, Annarita Placella, Luisa Scotto e Paola Cappelli, tutte  laureate in Lettere. “Ogni gruppo si incontra una volta alla settimana, per circa due ore di lezione e pratica- spiega Placella- Capita che si arrivi fino alla terza ora, perché gli allievi sono motivati ed hanno voglia di imparare. Addirittura una delle lezioni di Lombardi è proseguita una volta all’aperto, nel cortile di Palazzo Sforza, perché alle 18.00 doveva essere abbandonata l’aula dove si era dato appuntamento con gli allievi”. Attraverso la frequentazione dell’Atelier gli iscritti si aspettano di affinare e migliorare le proprie capacità di scrivere correttamente ed in maniera adeguata. Con quali tecniche? “Per l’Atelier ce ne sono alcune sperimentate e collaudate.- risponde il professor Placella- Niente è affidato al caso”. Garantisce la storia professionale dei due ideatori dell’iniziativa. La professoressa Giaveri viene da una pregressa esperienza a Milano, dove ha tenuto per anni un Atelier di scrittura. Lo stesso Placella, nell’ambito della cattedra di afferenza, per quattro anni ha svolto seminari ed esercitazioni relative proprio all’insegnamento della scrittura. 
Iniziato a fine marzo, l’Atelier andrà avanti fino alla metà di maggio. Ancora incerto – per problemi di fondi – è il programma delle testimonianze di  scrittori, giornalisti ed altri esponenti di professioni che hanno nello scrivere il loro tratto comune. “Posso anticipare con sicurezza che ai primi di maggio verrà a trovarci lo scrittore Michele Prisco -riferisce il docente- Per il resto staremo a vedere”. Lo scorso anno il ciclo delle testimonianze è stato particolarmente fitto: gli scrittori Rosetta Loi e Giancarlo Pontiggia; Renata Colonni -direttrice della collana I Meridiani della Mondadori-; Esa Marchi -editor di Adelphi. Spiega Placella. ”Quest’anno abbiamo in pectore altri incontri; non abbiamo comunque ancora preso contatti ufficiali”.
Testimonianze a parte, il nucleo essenziale dell’Atelier restano le lezioni settimanali e le esercitazioni. Gioveranno in particolare ai laureandi, i quali non è infrequente che vadano in crisi al momento di stendere la loro tesi di laurea su carta in un italiano comprensibile ed immune da scorrettezze. “Purtroppo oggi i ragazzi, e non soltanto loro, scrivono sempre meno – chiosa Placella- Posta elettronica e messaggi sui telefonini sempre più prendono il posto delle vecchie, belle lettere. E’ un brutto segno”. A coloro i quali non intendono abbandonarsi a questa barbarie di ritorno e continuano ad impugnare carta e penna, quando desiderino confidare  i loro pensieri oppure quando abbiano  qualcosa da raccontare, Placella fornisce due suggerimenti preziosi quanto semplici: ”umiltà e cura. Tenere sulla scrivania una buona grammatica ed un buon vocabolario, quando si scrive, è il modo migliore per scrivere bene. E’ un suggerimento che vale, in particolare, per i laureandi”.
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