A Sociologia gli esperti dei media digitali

Unico nel suo genere in Italia, il Corso di Laurea triennale in Culture digitali e della comunicazione si avvia al suo terzo anno di vita. “Puntiamo a formare un esperto di comunicazione nell’ambito delle nuove tecnologie, con un occhio ai media digitali, il web per esempio”, spiega Enrica Amaturo, Preside della Facoltà di Sociologia. 
Insieme a Sociologia, il Corso fa parte dell’offerta formativa della Facoltà omonima della Federico II, anche se Culture digitali è a numero programmato. Duecentocinque i posti disponibili per il prossimo anno accademico, di cui cinque riservati agli stranieri. Il bando è in uscita a giorni. “Le domande – riferisce la Preside – scadono tra il 15 e il 20 settembre; a fine settembre la data della prova d’ammissione”. La Specialistica in Comunicazione pubblica, sociale e politica, comune anche a Sociologia, è invece a libero accesso.
“Studiamo soprattutto la comunicazione dal punto di vista sociologico, ed è questo ciò che differenzia sostanzialmente questo corso da quello in Scienza della comunicazione”, racconta Simone Germoglio, studente al secondo anno e membro della rappresentanza studentesca in Consiglio di Facoltà. “La didattica – continua – si concentra sui nuovi media: internet, tv digitale, insomma, tutto ciò che ruota intorno al digitale e che, come tale, influenza la nostra percezione del mondo, il nostro modo di comportarci”. Nel suo organico, il Corso annovera esperti del settore di chiara fama, come Derrick de Kerckhove, allievo del grande sociologo e teorico della comunicazione Marshall McLuhan, di cui è considerato l’erede intellettuale. Diversamente dal CdL in Sociologia, “che si dedica esclusivamente alla ricerca sociale, Culture digitali, oltre ad essere caratterizzato da una forte base sociologica, approfondisce i temi legati alla comunicazione e alle sue tecniche”, aggiunge la prof.ssa Amaturo. 
Sociologia generale, Comunicazione e processi culturali, Metodologia di ricerca, Storia del Novecento, Informatica, tra gli esami del primo anno. “Un primo anno – chiosa Simone Germoglio – dove si studia un po’ di tutto. Dal secondo, poi, si comincia a focalizzare l’attenzione sulla comunicazione, affrontando materie come Diritto dei mezzi di comunicazione”. La didattica, però, va ancora migliorata. “Paghiamo lo scotto di essere un Corso di nuova attivazione – spiega lo studente – per cui la didattica pecca di un pizzico di disorganizzazione: alcune materie non sono ben strutturate, altre mal si adattano a questo tipo di studi, vedi per esempio le discipline antropologiche”. D’accordo la Preside: “Siamo ancora costretti a mutuare corsi e docenti da Sociologia, anche se la questione si è appianata per il secondo e terzo anno. Inoltre, ci stiamo attivando per acquisire nuovi docenti di afferenza esclusiva a Culture digitali”.  
Sarà, ma Simone non ne è tanto convinto. “Sono un po’ pessimista – confessa – Il Corso è interessante, ma resta pur sempre un percorso nuovo, con tante incertezze, incluse quelle relative agli sbocchi occupazionali”. Addetto alla comunicazione negli enti pubblici, esperto nei settori della pubblicità e/o del marketing, giornalista di media on line, le opportunità alla portata di mano di un laureato in Culture digitali.
“Abbordabile” il test d’ammissione. “Non è affatto difficile – l’opinione di Simone – Le domande di cultura generale si riferiscono prevalentemente a fatti di attualità, cioè ad eventi importanti del Novecento. Le uniche un po’ più complesse sono quelle di scienze sociali, ma basta prepararsi sui libri di introduzione alla Sociologia. I quesiti di lingua sono a scelta tra inglese e francese”. Lo scorso anno candidati e posti disponibili si sono equivalsi.
Qualche consiglio. “Frequentate e partecipate alla vita di Facoltà”, dice la Preside Amaturo. “Seguite le attività libere predisposte dalla Facoltà, ce ne sono di molto interessanti proprio nel campo della cultura digitale”. 
Paola Mantovano
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