Il gioco da tavolo di Dania e Dima racconta la quotidianità in una città del territorio palestinese occupato

La quotidianità palestinese sotto l’occupazione coloniale israeliana raccontata (ed esperita) tramite un gioco da tavolo. Così l’approccio ludico diventa uno strumento pedagogico, politico e critico. Questo l’intento generale di Dania Omari e Dima Nassar – fumettista e architetta la prima, product designer e visual artist la seconda – che il 28 aprile hanno presentato nella sala conferenze di Palazzo Corigliano il board game che hanno ideato, ‘Haki w Hitan’, tradotto ‘Storie e muri’, ambientato a Ramallah, città del Territorio Palestinese occupato, nel tentativo di diffondere, ovunque possibile, storie individuali e collettive legate alla Palestina.

Le due donne sono state protagoniste del seminario organizzato nell’ambito delle iniziative del team di ricerca Erc Megamaps (Mapping Emerging Artivism in the Mediterranean Arab Public Space) e hanno dialogato con le prof.sse Sara Borrillo (moderatrice), Simona Feci, Samira Burbar e Daniela De Leo (Federico II). ‘Reclaim the Streets!’, ovvero ‘Riprendersi le strade’, è lo slogan con cui le due designer e artiste hanno presentato il prodotto: una vera e propria dichiarazione politica di resistenza che invita a riflettere sulla necessità di riappropriarsi dello spazio pubblico – “che non è mai neutro”, hanno detto entrambe – sulle limitazioni con cui i palestinesi devono fare i conti (muri, checkpoint, controlli), per riaffermare il diritto a muoversi, vivere e raccontarsi.

“Il gioco – ha dichiarato Borrillo in apertura – è un ulteriore strumento che ci consente di continuare a parlare di Palestina e del genocidio in atto”. Anche Feci ha definito il prodotto “una grande opportunità didattica, di apprendimento, nonché uno spazio di grande sperimentazione”.

Presente nell’occasione anche Paola Damiano del Comicon. Già, perché le artiste e il loro gioco sono state ospiti del Festival Internazionale della Cultura Pop (dal 30 aprile al 3 maggio e ha partecipato anche L’Orientale), che fin dagli albori ha curato un proprio legame con la Palestina. Come ha voluto sottolineare Damiano: “c’è un sentimento che è continuato negli anni tramite contatti costanti. Anche stavolta ci saranno tanti omaggi grazie a una serie di iniziative a sostegno del popolo palestinese, sotto il nome di Pop wave-Comicon for Palestine”. Per quanto riguarda il gioco “ho conosciuto Dania tempo fa in Inghilterra, durante un festival. Ho fatto di tutto per avere lei e Dima”.

“Non riusciamo mai a pianificare le nostre giornate”

Quando è toccato direttamente a loro – “cugine e migliori amiche” – dopo i ringraziamenti di rito, questo è stato l’esordio: “anche se viviamo nello stesso edificio a Ramallah, le nostre esperienze quotidiane della città sono state profondamente diverse. Io – parla Dania – di Gerusalemme posseggo una carta d’identità blu, mentre Dima è di Jenin e ha una carta d’identità verde. Entrambe abbiamo trascorso gran parte delle nostre vite a Ramallah, muovendoci tra contraddizioni, difficoltà e frammentazione”.

Poi il passaggio su come sono arrivate e pensare al gioco: “insieme abbiamo deciso di trasformare le nostre storie in un gioco da tavolo che riflette la realtà della città a livello fisico. Vorremmo diventasse un archivio vivente della Palestina, uno spazio in cui memoria collettiva e politica si incontrano. È pensato per tutte le generazioni e per comunità diverse, a livello locale e globale”.

Attraverso, poi, un breve video e un susseguirsi di immagini rappresentanti il gioco, Dania e Dima, alternandosi al microfono, hanno spiegato in cosa consista effettivamente: “permette innanzitutto ai giocatori di elaborare strategie, prendere decisioni, solo per scoprire che, proprio come nella vita reale, il controllo è spesso un’illusione. L’occupazione interviene anche nei dettagli più piccoli, cosa che nel gioco è rappresentata dalle carte rosse del ‘caos’, che mandano all’aria anche i piani meglio costruiti (una delle immagini proiettate sul monitor racconta proprio questo: “non riusciamo mai a pianificare le nostre giornate”)”.

Sui personaggi: “ognuno è ispirato a persone reali delle diverse classi sociali di Ramallah, ciascuna con le proprie forze e le proprie difficoltà. L’obiettivo finale è occupare le zone della città (Aree A, B e C), proprio come esistono nella realtà, contrassegnate in blu, verde e viola”.

Dopo il racconto di regole, percorsi e obiettivi del gioco, c’è stato spazio per qualche domanda dal pubblico, che ha seguito con interesse e salutato con grande partecipazione le due ospiti. Anche De Leo ha preso la parola per un commento che, con il supporto di dati, foto, cartine geografiche, si è soffermato sulla condizione di oppressione che la popolazione palestinese vive da decenni a causa del colonialismo israeliano. E nel ringraziare le due artiste, ha ribadito una delle funzioni del gioco: tra tante difficoltà “tiene alta l’attenzione sulla Palestina”.
Claudio Tranchino

Scarica gratis il nuovo numero di Ateneapoli

Ateneapoli – n.8 – 2026 – Pagina 40

- Advertisement -




Articoli Correlati