Eduardo Souto de Moura, “il più rigoroso ed asciutto degli architetti della contemporaneità”, a Palazzo Gravina

La stazione della metropolitana Municipio e la progettazione della stessa piazza, che ha suscitato peraltro pareri discordanti e non poche critiche da parte di chi avrebbe voluto molti più alberi e spazi verdi, portano la sua firma, oltre che quella di Alvaro Siza. Un’altra sua opera molto nota è lo stadio comunale di Braga, che fu ricavato nella vecchia cava Monte de Castro. Eduardo Souto de Moura è un architetto portoghese che ha lasciato la sua impronta inconfondibile dove ha lavorato e ha caratterizzato l’architettura in diversi paesi negli ultimi decenni. Il 27 aprile ha incontrato gli studenti ed i docenti del Dipartimento di Architettura, in occasione della chiusura della sua mostra dedicata proprio allo stadio della città portoghese, che è rimasta in esposizione per diverse settimane nella Chiesa dei Santi Demetrio e Bonifacio, nel centro storico di Napoli.

La mostra è stata ideata dai professori Renato Capozzi e Federica Visconti. Curatela ad opera di Capozzi, Roberto Cremascoli, Camilla Donantoni, e Visconti. Souto de Moura ha curato il progetto di allestimento insieme a Donantoni. Nel pomeriggio del 27 l’Aula Magna di Palazzo Gravina era gremita: molti sono rimasti in piedi e la calura ha acuito il disagio.

Si è rimediato in parte con un collegamento in Aula 10, dove hanno preso posto alcune decine di persone, soprattutto studenti, che però è stato a tratti ballerino, perché la voce dei relatori s’interrompeva. Contrattempi determinati forse anche dal fatto che non ci si aspettava tanta partecipazione all’incontro da parte degli studenti. La prof.ssa Marella Santangelo, Direttrice del Dipartimento, ha aperto le danze con i ringraziamenti a tutti coloro i quali hanno lavorato per la presenza in Ateneo dell’architetto portoghese.

Il “passo indietro, una professione di astensione”

Il prof. Pasquale Belfiore ha definito Souto de Moura “il più rigoroso ed asciutto degli architetti della contemporaneità”. Ha poi aggiunto: “In una città abituata agli eccessi e al Barocco, piazza Municipio ha suscitato anche sconcerto perché noi abbiamo paura dell’horror vacui. Osservare una piazza Municipio nella quale non c’è quasi nulla ci procura sconcerto e vertigini, ma lui ha individuato la migliore soluzione possibile per uno spazio urbano che ha Castel Nuovo alle spalle, il San Carlo e Palazzo Reale sulla destra e il Vesuvio. Un architetto in questa situazione fa un passo indietro, una professione di astensione.

Non significa che questo spazio debba restare così, in questo quasi nulla si può fare quasi tutto, purché lo si faccia con attività che non tradiscano il senso dello spazio e non ne mortifichino il senso”. Ha concluso: “Nello stadio di Braga ingegneria e paesaggio non hanno nessun rapporto. Souto de Moura sceglie la chiarezza, la distinzione e la nettezza dei confini”.

Il prof. Pasquale Miano, Presidente della Società scientifica della progettazione architettonica, ha definito “una lezione di architettura il progetto di piazza Municipio e dello stadio di Braga”. Il prof. Carmine Piscopo ha ricordato gli anni nei quali, da assessore della giunta de Magistris, incontrò Souto de Moura, il quale era impegnato nel lavoro della stazione Municipio.

La prof.ssa Visconti ha raccontato come è nata l’idea di portare l’architetto portoghese e la sua mostra a Napoli, ma prima ha premesso: “Dietro la costruzione di una mostra e di un catalogo ci sono fatica e gente che lavora. Ringrazio i giovani che ci hanno aiutato”. Ha proseguito: “Le cose belle nascono talvolta un po’ per caso. Tutto è iniziato da un incontro in Portogallo per un premio ad Alvaro Siza. Eravamo a cena e Capozzi ha invitato Souto de Moura a Napoli per una mostra. Lui ha risposto positivamente.

Renato ha aggiunto che a noi piace organizzare le mostre intorno ad una sola opera e lui non ha avuto dubbi ad indicare lo stadio di Braga”. Ha aggiunto: “Le sue sono architetture connotate anche da un impegno civile e ci riportano al fatto che nel nostro mestiere teoria e pratica sono aspetti inscindibili di una grande cosa, che si chiama architettura”. Dopo di lei Capozzi: “Vi do Souto de Moura e non dico altro”.

“Manca una statua”

Il portoghese ha inforcato gli occhiali, ha ringraziato tutti e omaggiato Napoli: “Nella vostra città ho vissuto momenti magici”. Ha raccontato poi la genesi del suo impegno lavorativo per la stazione Municipio: “Era mezzanotte quando si presentò Alvaro Siza a casa mia. Mi disse: Eduardo, mi devi aiutare perché mi hanno invitato a progettare la stazione della metropolitana a Napoli e io di metropolitane non capisco nulla”.

Ha aggiunto: “Lavorare con Siza è un’esperienza incredibile ed indimenticabile. È uno che non si stanca mai, qualcosa di impressionante”.

Circa l’esito finale del progetto di piazza Municipio, ha poi sottolineato: “Andare lì ieri mi ha commosso. Manca però una scultura che è importante, assolutamente necessaria per l’asse che viene dal Municipio. Si può fare uno sforzo e mettere quello che sarebbe il frutto sulla torta, la ciliegina”.

Nella mattina, durante il sopralluogo in piazza Municipio, l’architetto portoghese aveva lanciato un messaggio agli studenti di Architettura, che avrebbe poi incontrato nel pomeriggio: “Non esistono momenti facili. Anche i grandi Maestri hanno attraversato difficoltà enormi. L’unica raccomandazione è lavorare, lavorare, lavorare. Non c’è altro”.
Fabrizio Geremicca

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