Agraria e Medicina si candidano alla guida dell’Ateneo Federico II

Matteo Lorito
È di fine settembre, a firma del prof. Matteo Lorito, Direttore del Dipartimento di Agraria, la lettera che ha lo scopo di condividere “alcuni dei punti di un progetto di sviluppo, i quali potrebbero costituire l’ossatura di un programma dettagliato da costruire insieme e da presentare tra qualche mese unitamente alla mia candidatura ufficiale” a Rettore dell’Ateneo. 
Visione dell’Ateneo: “una grande domus della cultura (dove “si insegnino le arti, le scienze e si coltivino gli studi di ogni professione”), una casa aperta a tutti, luogo di incontro tra saperi ed esperienze di vita, dove si coltivino patrimoni materiali e immateriali. Un incubatore di idee, di idee capaci di cambiare il mondo in meglio, di idee di qualità, poiché la qualità è oggi l’unica scelta possibile per interagire efficacemente col tessuto sociale del paese e per consolidare il nostro ruolo di istituzione scientifica e culturale profondamente e irrevocabilmente laica. Non un tempio, quindi, ma un grande motore in grado non solo di diffondere conoscenza critica e coscienza civile, ma anche di creare sviluppo e favorire innovazione e dinamismo sociale”. 
Continuità. “Il punto di partenza per realizzare questa visione è, a mio avviso, la continuità con l’azione svolta dall’attuale governance, i cui risultati in termini di consolidamento economico, di quantità e qualità del reclutamento, di trasparenza nei processi decisionali e nella distribuzione delle risorse, e – in definitiva – di accrescimento del peso e della valenza dell’Ateneo nel sistema universitario nazionale e internazionale sono sotto gli occhi di tutti…”.
Didattica e studenti. Lorito parte da un necessario “serio investimento finalizzato al miglioramento dei servizi. Aule, sale studio, laboratori didattici, biblioteche, connessioni wi-fi, app dedicate, convenzioni per pasti, politica espansiva per alloggi, trasporti e accoglienza, ristrutturazione dei servizi igienici, interventi a sostegno della genitorialità”. Perché: “tutte le aree dell’Ateneo lamentano su questi punti difficoltà”. Propone: “un’Agenda per la Didattica che raccolga un numero sostenibile di obiettivi da raggiungere in tempi congrui e di azioni da attivare”. Il piano “dovrà naturalmente essere anche rivolto a potenziare ulteriormente attrattività, qualità, innovazione dei metodi, costante adeguamento dei percorsi didattici, allo scopo di intercettare le nuove richieste del mercato globale della formazione universitaria e le opportunità fornite dalle tecnologie e dalle culture digitali”. 
Ricerca e innovazione. “I Dipartimenti e i Centri sono il motore della macchina federiciana della ricerca e dell’innovazione, e la loro azione deve essere adeguatamente sostenuta. Occorre creare infrastrutture per la ricerca e servizi centralizzati che aumentino e facilitino la partecipazione a progetti a bando competitivo e anche a quei progetti che per vocazione rivestono un carattere locale, occorre una presenza stabile nei luoghi in cui operano i grandi enti finanziatori internazionali, occorrono azioni a sostegno dei corsi di dottorato di ricerca, del sistema bibliotecario, della manutenzione e dell’adeguamento delle grandi risorse strumentali, della proprietà intellettuale e delle iniziative di spin-off e di startup, della diffusione e valorizzazione dei risultati e del trasferimento tecnologico. È necessario anche e soprattutto favorire l’interazione tra le aree scientifico-tecnologiche e quelle delle scienze umane e sociali, che è decisiva per attrarre nuove risorse e arricchire ulteriormente la nostra offerta didattica”.
Strutture e personale tecnico-amministrativo. Vanno costruiti, programmati e finanziati un piano edilizio “di ampliamento e di manutenzione straordinaria dell’esistente” e uno di “reclutamento di personale tecnico – amministrativo basato sulle priorità individuate dai Dipartimenti e dalle Scuole”. 
Semplificazione. Occorre “ridurre significativamente gli eccessi di burocrazia e l’elefantiasi di procedure che sono ormai percepite come svuotate di significato e che rendono opachi i processi democratici. Va fatta una revisione del nostro impianto istituzionale, con interventi opportuni anche sullo Statuto. Ciò consentirà di facilitare le nostre attività di ricerca, didattica e terza missione, nel rispetto delle norme e di una corretta gestione economico-patrimoniale, che tenga però anche conto delle esigenze e delle peculiarità delle singole aree”. 
Docenza. L’obiettivo deve essere quello di dare a tutti un’opportunità di carriera (a cominciare dalla tenure per i giovani), accompagnata da premialità e incentivazioni… Le risorse per realizzare tutto ciò verranno principalmente dal FFO e saranno assicurate da una gestione corretta, trasparente e soprattutto competente delle scelte inerenti alla ricerca e alla didattica, analoga a quella che abbiamo avuto modo di apprezzare negli ultimi anni”.
L’area medica. “Una particolare attenzione deve essere prestata alle potenzialità e ai bisogni dell’area medica dove, in pieno equilibrio con le esigenze di tutto l’Ateneo, va valorizzata l’inscindibilità delle funzioni della didattica, della ricerca e dell’assistenza. Bisogna sostenere i settori disciplinari capaci di eccellere in questo senso e favorire al contempo la loro interazione con le aree tecnologiche e umanistico-sociali dell’Ateneo per affrontare con successo le nuove sfide di una sanità all’avanguardia nelle cure, nelle tecnologie e nella relazione con la persona del paziente”.
Governance: “Sarà necessario avvalersi di nuove leve nella gestione e nella governance, facendo grande attenzione all’equilibrio tra i generi e non rinunciando in alcun modo all’esperienza dei più anziani (per anni di servizio) che si sono dimostrati attenti al bene della Comunità”.
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