Anatomia Umana: uno scoglio per gli aspiranti farmacisti

Per qualcuno rappresenta un esame duro, ma comunque superato al primo tentativo con un buon voto. Per altri, invece, è uno scoglio che costringe a restare fermi al palo. Un coro pressoché unanime, invece, parla di un programma vasto e di un compito scritto decisamente più ostico della prova orale. È questo il quadro che emerge dal racconto degli aspiranti farmacisti che, lo scorso 13 gennaio, hanno risposto presente al primo appello di Anatomia Umana. Dall’aula 12 del Dipartimento esce entusiasta Elisa. Per lei, gli esami del primo anno sono appena diventati un ricordo: “ho preso 28, sono troppo contenta”. Partiva dal 25 dello scritto sostenuto a novembre: “non ho trovato molte difficoltà. La professoressa Di Meglio a lezione ha spiegato bene e a me la materia è piaciuta molto. È mnemonico, ma in generale è un bell’esame”. Sulle due prove, aggiunge: “lo scritto è decisamente più difficile perché le domande sono molto dettagliate”. È d’accordo con lei Elena, che, dopo aver superato lo scritto, ha preferito rinviare l’orale a una delle prossime date disponibili: “al test ci si confonde facilmente perché le domande sono molto specifiche. Anche le immagini possono essere fuorvianti perché, ad esempio, in corrispondenza di una domanda sul lato destro del cuore, viene riportata un’immagine dell’intero organo che può confondere”. Due i suoi consigli. Innanzitutto “seguire le lezioni per sciogliere ogni dubbio. Imparare a memoria non serve a nulla”. In secondo luogo “è importante acquisire solo le informazioni essenziali, cioè com’è fatto un organo e a che cosa serve, tralasciando tutte le nozioni che possono essere interessanti per cultura personale, ma non servono ai fini dell’esame”. È balzata da un 18 allo scritto a un 26 finale, invece, Natalia: “l’ho superato al secondo tentativo. La prima volta mi fu confermato il 18 anche all’orale, ma lo rifiutai. È complicato perché molto specifico e ha domande a trabocchetto, superarlo è un’impresa”. Adesso “ho finito gli esami del primo anno, posso dedicarmi a Chimica organica”. L’esperienza le ha insegnato che “bisogna studiare per almeno tre mesi. La mole di lavoro è tanta. Il libro è di circa mille pagine, ma comunque è utile integrarlo con le slide e gli appunti”. Consigli: “provare a superarlo con le prove intercorso e ripetere ad alta voce con qualcuno”. A fare da contraltare a tanta felicità, un folto gruppo di studentesse del terzo anno che ha dovuto fare i conti con un nuovo tentativo fallito. Spiega Chiara: “è andata malissimo. È sempre difficile capire le domande, soprattutto perché i professori entrano troppo nello specifico”. Al suo fianco, una collega, che preferisce rimanere anonima, aggiunge: “molti degli iscritti a Farmacia provano questo esame almeno cinque volte. Secondo me il programma è troppo vasto e comprende nozioni che probabilmente a noi farmacisti in futuro non serviranno”. Un’altra studentessa prosegue: “siamo rimaste bloccate al terzo anno. L’orale, che io sappia, è abbastanza semplice. Il problema è lo scritto”. Eppure sembra non manchino strumenti ai quali poter fare riferimento: “è stata messa a nostra disposizione una dispensa con i quiz. Ma le domande d’esame sono completamente diverse e, soprattutto, sono molto più ambigue”. 
Ciro Baldini
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