Assegnato l’FFO 2010

A fine dicembre 2010, quando i bilanci si dovevano chiudere, sono state comunicate alle Università italiane l’entità e la modalità di ripartizione dei 6 miliardi e 999 milioni di euro del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) 2010, la principale fonte di entrata per le Università statali. Escludendo le Università per stranieri, del Foro Italico, di Urbino e dell’Aquila che hanno avuto una riduzione del 3,72% rispetto a quanto assegnato nel 2009, per tutte le altre la sforbiciata è netta: – 20%. Un ulteriore fondo di 720 milioni denominato ‘quota di riequilibrio’ è stato ripartito premiando l’incremento dell’efficienza e dell’efficacia degli Atenei registrato nel 2010 rispetto all’anno precedente. Si è fatto riferimento a due raggruppamenti di criteri ed indicatori, per cui il 34% della somma ha premiato la ‘qualità dell’offerta formativa e i risultati dei processi formativi’ (studenti iscritti regolari che abbiano conseguito almeno 5 crediti, CFU acquisiti, laureati occupati) e il 66% la ‘qualità della ricerca scientifica’ (docenti e ricercatori presenti in progetti PRIN valutati positivamente, partecipazione ai progetti FIRB, progetti europei).
Secondo i dati forniti dal Ministero dell’Università, nel 2010 la performance sulla ricerca di tutte le Università campane è risultata migliore rispetto al 2009. La Federico II ha avuto un incremento del 7,45% ma a primeggiare è stata l’Università Parthenope con un + 91,34%. Per quanto riguarda invece i processi formativi, confermato il trend positivo per la Seconda Università, la Parthenope e la Federico II, mentre per L’Orientale, Salerno e Sannio c’è stata una flessione.
Nella graduatoria nazionale delle performance, su 54 Università messe a confronto, cumulando il peso reale dei due indicatori, l’Università Parthenope, L’Orientale e la Seconda Università si piazzano nei primi 10 posti, nella zona centrale troviamo l’Università di Salerno e la Federico II (quest’ultima ai primi posti se si considerano solo le grandi Università) ed al 43° posto l’Università del Sannio.
C’è da segnalare che nel computo generale, nell’assegnazione dell’FFO, i grandi Atenei sono stati penalizzati per la presenza di docenti anziani ma soprattutto dai numerosi pensionamenti. Alla Federico II, per esempio, nonostante il miglioramento nell’efficacia ed efficienza, la decurtazione nel 2010 è stata di circa 15 milioni di euro di cui solo 4 si riferiscono al taglio lineare mentre 11 milioni sono la conseguenza dei 230 docenti andati in pensione.
Incontriamo il ProRettore dell’Università Federico II, prof. Gaetano Manfredi, per un commento su questi dati: “La nostra situazione finanziaria, grazie ai grandi sacrifici del 2010, nonostante la sostanziosa decurtazione per i pensionamenti, è in perfetto equilibrio come lo sarà anche per il 2011. La solidità dell’Ateneo ci fa ben sperare per il futuro e ci permette di lavorare con serenità. I dati lo evidenziano, tra le grandi Università italiane siamo cresciuti nei processi formativi e siamo andati molto bene anche nella ricerca, favorendo l’attrazione di finanziamenti”.
La Riforma impone dei grossi cambiamenti, quali saranno i primi passi?
“In questi mesi abbiamo avviato un processo di trasformazione del nostro Ateneo. La modifica dello Statuto è il passo più importante su cui stiamo lavorando e lo faremo con il massimo coinvolgimento della Comunità accademica”.
Come sarà la nuova Università Federico II?
“Le Facoltà, per come le vediamo adesso, non esisteranno più. Siamo convinti che i Dipartimenti, ridotti nel numero, con strutture ottimizzate e risorse adeguate, saranno i veri motori dell’Università. La Riforma indirizza verso una governance basata sulla centralità, noi abbiamo un’idea diversa e, come indicato anche nel programma del Rettore Marrelli, cercheremo di dare la massima autonomia alle periferie, proprio per snellire e velocizzare i processi decisionali. Entro l’estate saranno chiari gli indirizzi per la nuova Università che sarà molto più competitiva e pronta per fronteggiare le sfide del futuro”.
È evidente che il finanziamento pubblico tenderà sempre a diminuire. Quali risorse saranno utilizzate?
“Ovviamente la riduzione dei fondi limita le possibilità di sviluppo. Bisogna cercare risorse sostitutive, bisogna entrare nella consapevolezza che una quota va reperita sul mercato. D’altra parte abbiamo le caratteristiche per farlo, la buona qualità dei nostri laureati è riconosciuta in tutto il mondo e, nonostante tutto, la produzione scientifica delle  Facoltà non teme confronti a livello internazionale. Questo ci fa ben sperare ma è necessario rimboccarsi le maniche”.
Gennaro Varriale
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