Biblioteca, chiusura anticipata il venerdì per carenza di personale

Chiusura anticipata il venerdì (non più alle 17.30 ma alle 14.00) per carenza di personale.  Il trasferimento  di una impiegata della Biblioteca Centrale di Giurisprudenza, la classica goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo. Fa da sfondo alla vicenda, il clima poco disteso che si respira nella struttura. E poi una vecchia questione, il vizietto di alcuni docenti: non restituire i libri in prestito per arricchire le librerie di case e studi privati. 
Era solo questione di tempo, prima o poi la questione biblioteche sarebbe deflagrata. Avvisaglie se ne erano avute già in precedenza, ad inizio febbraio è arrivata la svolta. Con una lettera infuocata, indirizzata al Preside della Facoltà, Michele Scudiero, la Direttrice della Biblioteca Centrale di Corso Umberto, dottoressa Silvana Burattini, ha preso duramente posizione su alcune ‘manovre’ che ha ritenuto fortemente lesive della qualità del servizio offerto, fino a pregiudicarne l’esistenza stessa. In pratica è accaduto che una impiegata, prima in forze alla Biblioteca Centrale, una persona, tra l’altro, giudicata dalla Direttrice “molto valida”, sia stata spostata d’imperio presso la Biblioteca del Dipartimento di Diritto Costituzionale, andando così ad impoverire il già fortemente dissestato parco collaboratori della sede di corso Umberto, passato nel tempo da 22 a 8 impiegati. Così, quando abbiamo incontrato la Direttrice per cercare di dare credito alle voci che da giorni si rincorrevano in Facoltà, in merito alla lettera e tutti i retroscena del caso, abbiamo potuto raccogliere il suo sfogo.
“La Facoltà
rema contro”
“Se devo soccombere – ci ha detto – soccomberò a testa alta. Spostando questa impiegata dalla sede Centrale alla biblioteca del ‘suo’ Dipartimento, il Preside non ha mantenuto la parola che mi aveva dato prima di Natale. In quel periodo il trasferimento era già alle viste ma, dietro mie vibrate proteste, Scudiero aveva fornito ampie rassicurazioni che sarebbe rientrato tutto e il trasferimento non sarebbe più avvenuto”. E invece? “Invece, come un fulmine a ciel sereno, è venuta qualche giorno fa l’impiegata a dirmi che, suo malgrado, doveva andare a Costituzionale. Se qualcuno, all’esterno, dovesse raccontarle che si è trattato di un trasferimento chiesto dal dipendente per ‘mobbing’, non gli creda, è stata una manovra politica. Per quanto mi riguarda, ho già risposto che se la Facoltà rema contro la Biblioteca preferisco chiudere il settore. Le sembra normale che una Facoltà e la sua Biblioteca di riferimento siano in lotta, invece di lavorare insieme?”.
Quando la Burattini parla di manovra politica, sottolineando la stranezza del trasferimento di personale attuato dal Preside (che è docente di Diritto costituzionale) proprio in favore del Dipartimento di Costituzionale (la cui biblioteca di settore, come quella di Penale, di Internazionale e altre, sono state chiuse per molti mesi le nostre idee si sono confuse un po’ di più. Già, perché se è vero che la riapertura di una biblioteca dipartimentale è, in periodo di elezioni per la presidenza di Facoltà…, una mossa astuta ed ineccepibile, è pur vero che tale mossa va in controtendenza con quanto si sta cercando di fare a livelli più alti. Ci riferiamo, ovviamente, alla linea intrapresa da tempo dal Rettore e dal Polo delle Scienze Umane e Sociali che dovrebbe portare, nelle prossime settimane, alla nascita di un corpo bibliotecario unico –con oltre un milione di libri, dalle grandi potenzialità e tecnologicamente molto efficiente-, con sede a piazza Bellini, e al definitivo tramonto delle piccole biblioteche di settore. 
“Mi sembra di essere agli Incurabili”
Chiarito l’arcano, i problemi non sono finiti qui. La Direttrice, infatti, aveva avuto anche contatti telefonici con il Direttore amministrativo dott.ssa Maria Luigia Liguori, la quale aveva promesso di inviarle un “sostituto di pari capacità” a quelle dell’impiegata trasferita. Di chi si trattava? “Di uno dell’EDISU (ex dipendenti delle mense, distaccati al Federico II, ndr) – taglia corto la Burattini -, una cosa che giudico mortificante. E’ la prova che nessuno ha veramente a cuore il destino della biblioteca. Io sono qui dal ’97 e credo di aver stabilito un piccolo record negativo. Ho avuto una dipendente tossicodipendente con pendenze penali, poi licenziata; attualmente ho quattro persone di cui una sordomuta ed un’altra infartuata, poi vogliono affibbiarmi anche questi dell’EDISU…. Insomma, mi sembra di essere agli ‘Incurabili’, non in una biblioteca”.
La cronica carenza di personale qualificato, evidentemente non compensata dalla pur meritoria opera degli studenti part-time, ha dunque prodotto, come effetto immediato, una riduzione dell’orario di apertura della biblioteca: prima il servizio funzionava dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17,15, d’ora in poi il venerdì la chiusura sarà anticipata alle 14.00. 
In quanto alla Direttrice, lei una scelta forte l’ha già fatta. “Ho scritto una lettera anche al Presidente della Commissione Scientifica sulle biblioteche di Facoltà, il prof. Luigi Sico, rassegnando ufficialmente le mie dimissioni da quell’organo. Vediamo ora come si muoveranno, io sono a disposizione per qualunque chiarimento…”.
Libri nelle 
biblioteche private
dei docenti
A minare la tranquillità della Biblioteca centrale ci sono, però, almeno altre due questioni che non vanno perse di vista. Una è legata alla cronica indisponibilità di molti testi in catalogo, richiesti spesso e inutilmente dagli studenti. L’altra riguarda da vicino i dipendenti, che hanno mostrato di covare da tempo un malcontento diffuso. Ma andiamo con ordine.
La dottoressa Burattini ci ha mostrato decine di vecchie ed ingiallite schede di richieste di libri firmate negli anni da alcuni docenti di Giurisprudenza, tutte avvolte da fascette di vario colore recanti i nomi dei docenti: la prova della colpa…
Chi dispensa insegnamenti sul diritto, esortando gli allievi a tutelarlo, non può certo permettersi di razzolare male… Invece sono molti i docenti che non hanno mai più restituito all’università i testi presi in prestito. Un’idea per combattere questo odioso ed esecrabile malcostume? Un blitz a casa dei docenti interessati, o nei loro studi privati. Oppure esporli al pubblico ludibrio: basterebbe, cioè, stilare una classifica dei più ‘grattoni’ e renderla pubblica. Noi non possiamo, evidentemente, fare nomi, e del resto i nomi in Biblioteca sono tabù, ma qualche anticipazione sul ‘top scorer’ della classifica ve la diamo lo stesso. E’ un compassato docente, molto in vista, che tiene al calduccio di casa sua ben 73 libri che appartengono all’università. Il docente, alla legittima richiesta di restituzione rivoltagli di recente, avrebbe testualmente risposto “stanno bene a casa mia…”. Un altro docente, invece, ne ha una sessantina. Ogni commento è superfluo. Già in passato, sotto altra presidenza di Facoltà, Ateneapoli aveva denunciato questo malcostume. Sono trascorsi gli anni ma nulla è cambiato. Ci auguriamo che il Preside Scudiero abbia maggiore senso dell’istituzione e faccia rientrare i libri sottratti dai docenti.
Chiudiamo con la vicenda dipendenti che, interrogati sulle condizioni del servizio che prestano in Biblioteca, hanno dato risposte (anonime, su loro esplicita richiesta) non certo lusinghiere. “Siamo pochi, troppo pochi, anche se ci sono gli studenti part-time non ce la facciamo a far fronte alle richieste. Mi chiedo, ma non c’è proprio nessuno che può essere spostato qui da un’altra parte? Non credo che se a qualcuno viene proposto di lavorare qui possa rifiutare, a meno che non gli vada a genio la direttrice… Certo, lei non ha proprio un carattere facile”.  Che significa? “Che a volte abbiamo avuto dei problemi per delle esagerazioni che si potevano evitare. Magari un ritardo di qualche minuto nella pausa pranzo, o cose simili, ha prodotto una dura reprimenda davanti a tutti. Poi queste cose si vengono a sapere e così il personale non fa proprio a cazzotti per venire qui”. Avete mai parlato con la direttrice del vostro malcontento? “A dire il vero no, sa, per queste cose ci vuole unità di intenti e invece qualcuno, all’ultimo momento, trova sempre il modo di tirarsi indietro, forse per paura”.
Per usare formule care agli operatori del diritto: visti gli atti e sentite le testimonianze, la sentenza è che la biblioteca è una autentica polveriera. Le sole cose che potrebbero restituire serenità all’ambiente sono una ragionata politica di tutela e sviluppo del settore bibliotecario e l’incentivazione ‘dall’alto’ alla migrazione, in entrata, di personale qualificato. Se continua a mancare una delle due condizioni, il disservizio è assicurato.
Marco Merola
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