Bocciature a sessione, programmi ancora troppo lunghi e l’incognita delle specialistiche

Pochi gli studenti “comuni” accomodati tra il pubblico del 16 marzo, sebbene all’ordine del giorno ci fossero questioni che riguardano tutti gli studenti, facciano o meno parte di collettivi di qualsivoglia Facoltà.
Paolo è uno di questi. Non frequenta attivamente i ragazzi dell’Interfacoltà, ma condivide le loro idee e si unisce alla loro protesta. Al secondo anno di Giurisprudenza, fa notare il comportamento atipico della sua Facoltà a proposito del muro dei crediti: “la formula simpatica che hanno usato da noi è quella del ‘congelamento’ momentaneo del blocco dei passaggi. Giustificato dal fatto che ci sono davvero pochi studenti che riescono a passare da un anno all’altro di corso nei tempi previsti. Mi chiedo: sino a quando resterà in funzione questo meccanismo?”. 
Allo stato dei fatti, Paolo è uno studente “bravo”, perché è in regola con gli esami e con il 27,2 di media, ma è convinto che sforerà con i tempi di laurea: “per alcune discipline del terzo anno, i docenti non hanno ridotto i programmi, violando le disposizioni previste dalla riforma”. Nei progetti dello studente, c’è l’intenzione di proseguire con la Specialistica. Ed anche in questo caso ci sono incongruenze: “credo che la situazione di Napoli sia gravissima: a differenza delle Facoltà di Giurisprudenza di Bologna, Milano, Padova, qui è stata attivata un’unica Specialistica e per giunta focalizzata solo sulle future carriere nell’avvocatura, notariato e magistratura. Dal momento che siamo entrati in Europa, mi sembrava più coerente creare un percorso di diritto internazionale”. “Tra l’altro – aggiunge Paolo – di quest’unica Specialistica si conoscono materie e programmi solo del primo anno e nulla del secondo”.
Matteo è al terzo anno di Economia Aziendale. Fra un po’ completerà il primo ciclo di studi. Potrebbe essere particolarmente sensibile al tema delle specialistiche. E, invece, in un certo senso ha preferito aggirare l’ostacolo: “la questione del numero chiuso per accedere alle Specialistiche mi tocca in parte, perché penso di buttarmi su un Master: ce ne sono tanti d’interessanti, a differenza delle Specialistiche, soprattutto quelle introdotte nella mia Facoltà, molte delle quali assomigliano a un pout pourrì di discipline varie”.
Non se la passano meglio gli studenti del vecchio ordinamento. Per Loredana, Serena e Daniela, tra il primo e il secondo anno fuori corso di Giurisprudenza, è la questione degli appelli la priorità da risolvere. “Alla riduzione degli appelli non è seguita la riduzione dei programmi d’esame”, denunciano le studentesse. Che aggiungono: “A che serve mettere date d’esame ai primi di gennaio – come Procedura civile fissato per il 7 –  o nel mese di settembre?”. “Abbiamo bisogno di un numero maggiore di appelli anche perché da noi bocciano a sessione. E lo fanno spesso. Il prof. Reggine di Diritto Privato, per esempio, non ha promosso neanche uno studente nella seduta del 1° marzo. In genere, ci sono docenti che ti bocciano anche dopo un’ora d’esame”. “Il problema – chiosano le studentesse – è che a Giurisprudenza i professori non concepiscono il 18 come voto, vedi il prof. Porzio di Commerciale”.
E non è finita. “Siamo costretti a seguire i corsi del nuovo ordinamento ma con i nostri programmi originari. Il risultato è che le lezioni sono parziali, con i docenti che ci invitano a frequentare i dipartimenti per le spiegazioni aggiuntive”, riferisce Serena. “Certo, quando però i professori si fanno trovare – commentano tutte e tre – Impossibile riuscire a parlare col prof. Cesaro di Diritto Civile; le spiegazioni del suo assistente, il dott. Serpico, sono inesistenti”.
Loredana è l’unica delle tre amiche ad essere una studentessa fuorisede. È calabrese, di Cirò Marina. Secondo lei, “accanto alle questioni didattiche, si dovrebbe parlare anche dei problemi legati al diritto allo studio. Io e mia sorella spendiamo 220 euro a testa per una stanza singola in una vecchia casa al centro di Napoli, e senza regolare contratto. Il che equivale a quasi un milione delle vecchie lire che mio padre deve passarci ogni mese, all’infuori dei soldi che ci servono per bollette, mangiare, libri, ecc. Insomma, a che aspettano ad aumentare il numero di posti nelle residenze universitarie?”.
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