Cappelletti eletto Direttore del Dipartimento

Il prof. Piergiulio Cappelletti è il nuovo Direttore del Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e delle Risorse della Federico II. È stato eletto l’otto giugno con 43 preferenze. Dodici i voti che sono andati all’altro candidato, il prof. Alberto Incoronato. Una preferenza per Maurizio Fedi.
Nella contesa elettorale, Incoronato era considerato un nome in discontinuità rispetto alla gestione del dimissionario Vincenzo Morra, il Direttore che è andato via a pochi mesi dalla scadenza del mandato. Cappelletti era identificato con la continuità. Ha prevalso nettamente, al termine di una votazione nella quale occorreva la maggioranza assoluta dei consensi degli aventi diritto. Cappelletti ha preso servizio dal primo novembre 1999 presso la Facoltà di Scienze dell’Ateneo federiciano e per il triennio 2002 – 2004 è stato rappresentante dei ricercatori nella Commissione Scientifica del Polo delle Scienze e Tecnologie. Nel 2005 è diventato professore associato di Georisorse Minerarie ed Applicazioni Mineralogico-Petrografiche per l’Ambiente ed i Beni Culturali a Scienze. Dal 30 dicembre 2014 è ordinario di Georisorse Minerarie ed Applicazioni Mineralogico-Petrografiche per l’Ambiente ed i Beni Culturali. Dirige il Centro di Servizio Interdipartimentale per le Analisi Geo-Mineralogiche (CISAG) dal giugno 2014. Incassato il successo elettorale, il nuovo Direttore dovrà ora lavorare per realizzare gli obiettivi che aveva indicato nella lettera–manifesto inviata ai colleghi per annunciare la sua volontà di concorrere alla successione del prof. Morra. In primo piano c’è l’esigenza di evitare la marginalizzazione delle Scienze della Terra. “La loro centralità in più aspetti delle emergenze territoriali”, sottolinea Cappelletti, “spesso sono trascurate e, nonostante il recente disegno di legge che garantirebbe la salvaguardia dei Dipartimenti con numerosità minime, il rischio di essere marginalizzati è forte. La più volte invocata apertura verso le interdisciplinarità non è in antitesi con una forte presenza del Dipartimento sul territorio, in quanto nulla vieta di condurre ricerche a carattere interdisciplinare con altre professionalità, pur afferendo a Dipartimenti di diversa estrazione. Al riguardo, numerosi sono gli esempi, a carattere sia nazionale che internazionale” . Lancia un appello alla collaborazione di tutti i suoi colleghi, quella che, secondo quanto denunciato in una intervista ad Ateneapoli dall’ex Direttore Morra, è mancata negli anni scorsi: “Solo con l’apporto di tutti la transizione di sistema che stiamo vivendo potrà essere affrontata nel migliore dei modi”. Due punti sono essenziali, dice Cappelletti, “affinché la presenza del Dipartimento sia forte in ambito locale e nazionale. Il primo: continuare sempre di più a curare il miglioramento scientifico delle performances dei singoli, al fine di ridurre ancor più il divario con altri Atenei italiani. Questo percorso virtuoso è stato già intrapreso, ma in questa direzione bisogna lavorare ancora di più. Altro punto focale su cui bisogna lavorare è la didattica, che deve essere sempre più migliorata, tenendo conto della centralità dello studente. Ognuno deve fare la sua parte e bisogna considerare nelle valutazioni anche quanto ci si impegna per le attività relative alla didattica. Didattica e ricerca, a mio avviso, rappresentano realtà complementari di un sistema unitario che contraddistingue il cuore dell’istituzione universitaria. Tutto ciò anche perché un nuovo ostacolo è presente nella vita dei Dipartimenti di Scienze della Terra e della didattica incardinata su di essi. Mi riferisco al cosiddetto costo standard, ulteriore scoglio che porterà a nuovi scenari nella distribuzione delle già risicate risorse. Se non si ha chiaro il concetto che didattica e ricerca debbano essere ghiere dello stesso ingranaggio, allora il futuro delle Geoscienze del nostro dipartimento è, ahinoi, ben delineato e di certo non positivo”. Aggiunge: “È inutile illudersi, scrivere qualche pubblicazione in più o limitarsi al minimo sindacale in quanto a didattica non basta più. È giunto il momento di affrontare con forza e soprattutto spirito di gruppo le sfide che si prospettano”. Conclude: “Un ultimo aspetto ritengo, infine, meriti di essere affrontato e chiarito, soprattutto per quanti si chiederanno quale sarà il mio indirizzo nei confronti della precedente direzione. Non ho alcuna difficoltà nell’affermare che intendo operare nel solco della continuità istituzionale, riprendendo e, se mi sarà possibile, incrementando gli sforzi per assicurare alla nostra comunità un ruolo che superi la sua limitata consistenza numerica. Per ottenere risultati in tal senso, però, sarà indispensabile contare su un reale ed attivo contributo alla gestione del Dipartimento da parte del personale docente, tecnico-amministrativo e degli studenti”.
Fabrizio Geremicca
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