Cattedre \’killer\’, studenti disperati dopo i flop agli esami scritti

Mese degli esami scritti ormai concluso. Purtroppo non per tutti con lo stesso risultato. Tra gli ostacoli più impervi da affrontare nel percorso di studi affiorano spesso alcuni insegnamenti, giunti addirittura all’etichetta di ‘cattedre-killer’. È contro le prove di lingua che il dito viene puntato. I più disperati sono gli studenti di lingue orientali. “Ho sostenuto il giorno 13 settembre la prova di Giapponese II la terza volta. Esito finale: 31 bocciati. E con me 32”. È la testimonianza di Chiara, studentessa iscritta al terzo anno di Lingue e Culture Comparate, che prende con filosofia la bocciatura. “Cinese II? Idem. Su 89 esaminandi, reduci solo 47. Comincio a credere che quest’esame non lo passerebbe neppure un cinese”. Claudia Tripodi, voto più alto della tornata di aspiranti sinologi, consiglia di “esercitarsi sulle dispense e con il dizionario così da essere quanto più rapidi possibile all’esame: risparmierete tempo nella ricerca dei caratteri e potrete dedicarvi alla traduzione con più calma”.
“Il nuovo 30 si chiama 25”
Tra i loro colleghi di Lingue e Culture Orientali e Africane il clima resta ugualmente meno rilassato, nei corridoi risuonano dialoghi del tipo “Per tradurre ci sono apparecchi elettronici. Perché continuo a studiare? Nemmeno mi promuovono” a cui si sente rispondere a tono “Nessun computer può sostituire l’intelligenza del traduttore. Tradurre è comprendere, operare una scelta motivata. Questo un automa non lo può fare. Se non sei promosso, fatti qualche domanda sul tuo metodo di studio”. All’avanzare di annualità corrisponde insomma l’incremento dei bocciati. “Giapponese III: 36 bocciati, 22 promossi. Solita strage. Voto più alto: 25. Cercare di non abbassare la media è diventata un’impresa disperata. L’orale, se ci si arriva, serve soltanto per bilanciare il voto complessivo, quasi mai soddisfacente.  Il nuovo 30 si chiama 25”, queste le parole di Francesca , studentessa fuori corso. Ingredienti essenziali per una buona riuscita del compito: “mille kanji da imparare, saper elaborare un tema di circa una pagina (il cosiddetto sakubun), dimestichezza adeguata nell’uso di particelle, avverbi, coniugazioni, congiunzioni. C’è poi da esercitarsi a lungo per essere in grado di rispondere alle domande sul brano che viene proposto in lettura. Tracce più gettonate: il futuro, le vacanze, la cultura nipponica”, spiega Angela Franconieri. Tuttavia, per i sopravvissuti allo scritto, in vista degli appelli orali a venire, si raccomanda una preparazione ad
ampio raggio sui fatti di attualità più recente. “Non è insolito che venga proposto come soggetto un evento degli ultimi mesi. Nulla di nuovo, è bene tenersi sempre informati su quello che accade nel paese di cui si studia la lingua per evitare brutte figure. I lettori apprezzano la capacità di espressione orale, più che il contenuto di ciò che si dice”. Stesso discorso valga per i colloqui orali di Lingua Tedesca. “Prova sostenuta in data 12 settembre. Eravamo in 150. 88 insufficienze. Risultato sorprendente, visto che la produzione scritta aveva ‘Io e il mio stress’ come consegna”, afferma Silvia De Nicola, al terzo anno di Mediazione Linguistica e Culturale. Al di là dei risultati deludenti, la studentessa consiglia di non abbandonare i libri subito dopo l’insuccesso riportato: “Tradurre frasi dall’italiano al tedesco è un’abitudine che deve iniziare a far parte del vostro stile di vita. I voti alti arriveranno, qualora non farete più fatica a tradurre in automatico verbi modali, in forma passiva e con preposizioni”, ossia le costruzioni sintattiche che maggiormente divergono dall’italiano.
9 volte Inglese II
Risulta nuovo tra le ‘prove ghigliottina’ lo scritto di Francese II. “Più di 100 esaminandi e solo 35 promossi”, commenta Dalila De Finizio, di Mediazione Linguistica e Culturale. “Francamente ho perduto interesse e compreso che la preparazione non c’entra. Alcune di noi si sono addirittura prodigate per una petizione on line sperando in un appello straordinario a novembre. Ma dubitiamo di poter accedere alle date destinate ai fuori corso, dato che a breve lo saremo anche noi”, afferma. Per le vecchie matricole, invece, le bocciature a Inglese II non sono cosa nuova. “Abbiamo aspettato quasi due settimane per la pubblicazione dei risultati. In pratica, tutti lì a studiare per l’orale per poi scoprire il giorno stesso che tutto è stato invano. Ad accedere al benedetto orale sono stati soltanto in 12 su 60”, dichiara Marianna, iscritta al secondo anno di Lingue, Letterature e Culture dell’Europa e delle Americhe. “Dite quel che vi pare, ma il primato è mio: Linguistica generale otto volte, Inglese II passato alla nona. Quel 18 lo considero un trofeo”, proclama entusiasta, non senza umorismo, la collega Tina Cantone. Anche gli studenti di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali temono l’esame scritto, per alcuni si tratta di Economia Politica. “L’esame si compone di due sezioni: microeconomia e macroeconomia. Indispensabile una predisposizione ai calcoli matematici. Si tratta di 4 domande a risposta multipla, 3 aperta e 3 esercizi nel tempo di un’ora. Il che di per sé non è impossibile, ma può diventare una noia mortale se non si è molto appassionati di logica e matematica applicata”, segnala Gabriele. Studenti che accusano il sistema di malfunzionamento, di rigidità eccessiva gli insegnanti, questi ultimi ribattono attribuendo ai primi una conoscenza lacunare, frutto di un’inadeguatezza nel metodo di studio. In sede di confronto diretto ancora troppo poche paiono le voci a dialogare. Intanto, i non ammessi continuano a sperare che la prossima a giugno possa finalmente essere la volta giusta.
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