Che cos’è il graphic novel: da Umberto Eco a Zerocalcare

Tre appuntamenti di due ore ciascuno (fino al 4 maggio) per un breve seminario dal titolo “Che cos’è il graphic novel”, un approfondimento sul romanzo a fumetto che ha conosciuto le luci della ribalta negli ultimi anni facendosi strada con pagine dedicate negli inserti culturali e reparti nelle librerie. Il tema, già di per sé interessante, sarà arricchito da un importante distinguo rispetto ad attività simili sponsorizzate nell’ultimo anno dal CdS Triennale in Lettere Moderne: le studentesse e gli studenti seguono in presenza, nel pieno rispetto delle norme anti-Covid e per un massimo di 35 persone. L’obiettivo generale è ravvivare l’interesse del corpo studentesco attraverso soggetti trasversali ed eterogenei, che non abbiano direttamente a che fare con esami specifici; e soprattutto, offrendo la “possibilità di varcare la soglia del chiostro per chi ha vissuto l’università solo online”, dice la prof.ssa Elisabetta Abignente, docente di Critica letteraria e letterature comparate nonché ideatrice del percorso. In supporto, agirà Luca Marangolo, professore di Storia della critica letteraria che si occuperà delle introduzioni di carattere metodologico-teorico. Ma come si inquadra il graphic novel? “Si tratta di una forma narrativa dove c’è compresenza di parole e immagini – spiega la docente – La differenza con il fumetto, che è seriale, sta nel suo essere autoconclusivo. La pubblicazione si sostanzia in un unico volume, come nel romanzo canonico”. Nel fitto scambio di idee che i due promotori tenteranno di intavolare con gli studenti, si darà ampio spazio a punti di intersezione di comparatistica e studi culturali. “Credo sia molto interessante – prosegue Abignente, che si occuperà della parte contenutistica – mettere in luce la relazionalità, che si articola nel rapporto tra letteratura alta e di consumo; tra testo e immagini, non solo legate all’illustrazione in sé ma anche al montaggio, che richiama l’arte cinematografica. Senza dimenticare la questione della riscrittura e dell’adattamento, perché alcuni graphic riprendono i classici”. Sull’altro fronte, invece, a Marangolo sarà affidato il compito di focalizzare l’attenzione sull’intermedialità e sull’ibridazione tra i media. “Nel graphic novel si sovrappongono diversi canali mediatici – spiega – quindi fornirò gli elementi generali su come si analizza un testo composto da diverse espressioni mediali, in tal caso da parola e immagine. E in secondo luogo l’influenza reciproca tra questi due fattori”. Ma due saranno le bussole che aiuteranno i partecipanti a tracciare la giusta rotta verso una migliore comprensione della genesi del graphic, vale a dire “Apocalittici e Integrati” di Umberto Eco (che anticipava già nel 1964 l’importanza del fumetto negli studi letterari) e “Che cos’è il graphic novel” di Stefano Calabrese e Elena Zagaglia. Fatti propri gli strumenti, nell’arco delle sei ore dedicate si approfondiranno generi specifici attraverso l’analisi di opere che li rappresentino al meglio. Ineludibile il confronto con Art Spiegelmann, pietra miliare e capostipite del romanzo a fumetto con il suo “Maus”, incentrato sull’Olocausto; così pure con “Heimat” di Nora Krug, che farà da sponda per il genere storico. Più autobiografico-familiari il “Persepolis” di Marjane Satrapi, il “Portugal” di Cyril Pedrosa e “Cronache di Gerusalemme” di Guy Delisle. Spazio pure al talento nostrano Zerocalcare con il suo “Kobane Calling”, che lambisce i confini del reportage giornalistico.
Claudio Tranchino

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