De Bortoli alla Corte di Federico

Gran pienone alla Corte di Federico per l’intervento di Ferruccio de Bortoli su Economia italiana e la sfida al mercato globale. Il giornalista ritorna all’Università di Napoli dopo più di cinque anni: “Sono stato qui nell’ottobre 2001 – racconta – per moderare un’incontro con Jeremy Rifkin, in occasione del 125o anniversario del Corriere della Sera”. 
Tantissimi docenti, provenienti dalle più diverse Facoltà, sono accorsi al richiamo del Direttore de Il Sole 24 Ore, il quale esordisce con una nota di umiltà di fronte alla platea accademica: “Non sono un economista, sono solo un giornalista”. Ma, come osserva il prof. Augusto Vitale, “è importante la contaminazione tra i giornali e l’Università. E’ stimolante che il mondo accademico non sia autoreferenziale”. Una figura come quella di de Bortoli è indicata per creare questo ponte:  “Leggo sempre i suoi editoriali, perciò mi incuriosisce sentirlo parlare”, commenta il prof. Vincenzo Pavone, cui fa eco il prof. Giovanni De Simone che racconta: “Vengo molto spesso a queste conferenze. Stasera, in particolare, sono qui perché mi piace l’economia spiegata ai laici. E chi comunica bene scrivendo, generalmente comunica bene anche a voce”.
 “Non bisogna avere paura della globalizzazione, bisogna aver paura di rimanerne esclusi – dichiara de Bortoli, sottolineando come il nostro Paese sia stato protagonista di numerosi processi di globalizzazione durante le varie epoche storiche – L’abbiamo imposta e subita e non sempre con mezzi pacifici. Ad essere cambiate sono solo le modalità e la velocità degli eventi.”
Tra gli effetti negativi, oltre il deterioramento dell’ambiente, il divario crescente tra poveri e ricchi del mondo: de Bortoli ne è pienamente consapevole ma evidenzia che la globalizzazione ha ammesso al mercato popolazioni che ne erano escluse. Ribadisce d’altronde che per ridurre la forbice non si può rallentare la crescita ma occorre modificare le forme di produzione. Una riflessione, questa, che trova l’approvazione del prof. Giuseppe Galasso: “Apprezzo che de Bartoli ritenga che la limitazione della crescita non sia una proposta positiva nè dal punto di vista ecologico, nè economico, nè della protezione sociale”. 
“La nostra classe
dirigente non sa
programmare il futuro”
Tra i problemi della situazione italiana de Bortoli individua, la carente preparazione della classe dirigente che, a suo dire, “non sa programmare il futuro. Questo deficit culturale è più preoccupante del nostro debito pubblico – afferma – Il tasso di occupazione è inferiore alla media europea ma discutiamo più di pensioni che di ricerca e di occupazione”.
De Bortoli sostiene che oggi non si investe adeguatamente sul capitale umano e ciò rende la nostra società più anziana di quanto non lo sia anagraficamente. “In questo modo la globalizzazione ci riserva un ruolo da anziani a cui servono più badanti ucraine che non ingegneri indiani”, esclama.
Nonostante le tinte in chiaroscuro del quadro italiano, il direttore de Il Sole 24 ore conclude con una nota di fiducia nel futuro, che ha fatto tirare alla fine – osserva il prof. Vittorio Betta – “un sospiro di sollievo. Dopo una serie di dati catastrofici, de Bortoli ha affermato il suo ottimismo per l’economia italiana del futuro. E dato che ho fiducia in lui, sposo il suo ottimismo”.
“Il tema di stasera è di grandissimo interesse, – asserisce il prof. Vitale – Tutti tendiamo l’orecchio quando si parla della pressione esercitata dalla globalizzazione sull’economia italiana”. 
“Gli anni scorsi le conferenze erano molto tecniche, su astronomia, biotecnologia.– sostiene il prof. Michele Malatesta – Mi sembra che ora si sta allargando il discorso alle scienze in senso lato”.
A dimostrare come gli interessi e le competenze si intreccino proficuamente c’è il prof. Luigi Fusco Girard che spiega: “Nella nuova economia i progetti di architettura e restauro sono fondamentali per una strategia di sviluppo. Per competere oggi siamo costretti a fare progetti di alta qualità. Questo vale tanto più in un Paese come il nostro che registra un’altissima concentrazione di siti riconosciuti come patrimonio dell’umanità”.
Tra i tanti entusiasti presenti in platea, c’è, però, chi è rimasto un po’ deluso per il fatto che un relatore di tale abilità comunicativa e chiarezza espositiva si sia limitato a leggere un intervento scritto. 
Tutti concordi, invece, sulla piacevolezza del breve ma stimolante dibattito finale, anche se afferma Maria Rosaria Rispo, studentessa del Master in Economia Avanzata dell’I.P.E, è mancato un riferimento alla globalizzazione dei media.  “Non ho capito se è bene che l’Italia difenda i capitali nazionali oppure lasci fare al mercato aprendo le porte alle multinazionali” afferma la ragazza dispiaciuta di non aver avuto modo di avanzare una propria domanda al relatore.
“Avrei voluto approfondire il motivo della mancata competitività dell’Italia”, afferma Angela De Rosa, studentessa di Economia. “La storia dell’economia la possiamo leggere anche sui libri – afferma Carmela Romano, studentessa di Finanza – Mi aspettavo che de Bortoli avanzasse delle proposte per risollevare la situazione attuale”.
“C’è stata poca partecipazione dei giovani. – la interrompe Maria Rosaria – E’ assurdo: si parla di noi e noi non ci siamo!”.
Manuela Pitterà
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