Didattica, discussione rinviata Il Consiglio non ha tempo

Scarsa partecipazione alla riunione della Commissione Didattica del 13 gennaio. La seduta è stata interlocutoria ed ha risentito degli echi positivi della formulazione del documento di riforma dei programmi d’esame elaborato dai rappresentanti degli studenti.  Tra i correttivi proposti: un corso di orientamento alle materie giuridiche per le matricole, un maggior controllo e coordinamento affidato ai dipartimenti per omogeneizzare i programmi, l’aggiornamento dell’offerta didattica attraverso lo studio del diritto delle Comunità Europee e quello di un’ulteriore lingua straniera, la semestralizzazione degli insegnamenti più complessi.  Contro quest’ultima ipotesi si sono schierati, nella riunione del 13, i professori Giuseppe Olivieri e Vincenzo Cocozza.  La sensazione è che su questo punto la battaglia sarà dura. Come non meno cruenta sarà la tenzone da affrontare per giungere ad una risistemazione e razionalizzazione del regolamento delle tesi di laurea. Anche in questo caso la  questione è stata posta qualche tempo fa ma ancora si dibatte sulla opportunità o meno di stimolarne la risoluzione in ‘sincrono’ con quella dei programmi d’esame. L’orientamento della commissione è per un duplice e diversificato confronto in Consiglio di Facoltà di modo che i due argomenti possano essere trattati con la dovuta attenzione. Del resto se l’ultimo Consiglio di Facoltà, celebratosi il 17 gennaio, non è riuscito ad esprimersi neanche sui programmi d’esame perché la discussione era prevista molto in fondo ad un corposo ordine del giorno, come si può sperare di parlare di tesi? A questo proposito registriamo una considerazione della rappresentante Margherita Interlandi “così si rischia di vanificare gli sforzi di quei docenti –è il caso dei professori Jossa, Olivieri, Spirito, De Falco- che stanno lavorando molto sulla didattica. La mancata discussione della bozza di revisione dei programmi è responsabilità del Preside e di alcuni docenti”. La Interlandi ritiene anche grave un’affermazione di Labruna, di qualche tempo fa, che suonava più o meno così: “se fissiamo un Consiglio monotematico su questi argomenti, rischiamo l’assenteismo dei docenti”. Interlandi qualcosa da dire l’ha anche nei confronti dei suoi colleghi: il documento è opera collettiva di tutti i rappresentanti; chi ha apposto la firma in calce (Antonio Giuseppe Esposito e Vittorio Pietropinto, “Giuseppe  D’Angelo non si è mai visto”) è stato delegato alla sola battitura del testo. Insomma, per la Interlandi il gesto equivale ad un colpo di mano. Questa vicenda  sarà in discussione nella prossima riunione della Commissione prevista per il 3 febbraio –mentre andiamo in edicola- quando si parlerà della Riforma Zecchino.        
Proprio il Ministro Zecchino è stato presente all’ultimo Consiglio di Facoltà del 17 gennaio (lo stesso giorno in cui c’è stata l’inaugurazione del nuovissimo palazzo di Giurisprudenza in via Marina), sede in cui ha ricevuto una medaglia come riconoscimento della sua attività. Esauriti i convenevoli di rito ed alcuni atti amministrativi -sono state bandite le supplenze per gli insegnamenti fino ad ora affidati alla professoressa Laura Moscati, Storia delle dottrine politiche, ed al professor Francesco De Simone, Diritto Agrario comparato- si è passati ad un’altra questione che si trascina ormai da tempo: l’elezione del Presidente del Consiglio degli studenti di Facoltà. Visto che gli studenti si sono dimostrati incapaci (e forse, a questo punto, immeritevoli) di esprimere nel loro seno un ‘primus inter pares’ la decisione finale spetta alla facoltà. La battaglia ancora in corso, però, riguarda i criteri da applicare per la scelta ex officio del Presidente. Stabilito che l’incarico dovesse essere affidato al decano degli studenti c’è stato da chiarire cosa si intendesse per ‘decano’. Qualcuno ha inteso rifarsi al mero dato anagrafico (secondo cui si dovrebbe premiare la maggiore anzianità di uno dei due contendenti) e qualcuno a quello accademico, altri all’eletto con maggiore rappresentatività (leggi, colui che ha conquistato più voti tra gli studenti). C’è chi ha proposto addirittura lo scioglimento del Consiglio degli Studenti con conseguenti elezioni suppletive. Strada impraticabile dal momento che il prossimo mese di novembre si rinnoverà comunque tutta la rappresentanza studentesca. Altra proposta venuta dal consigliere Pietropinto il quale, lo ricordiamo, è anche uno dei due -insieme alla Interlandi- diretti interessati alla carica: un accordo tra i rappresentanti su nomi diversi per la presidenza. Un’altra alternativa suggerita dal gruppo di Interlandi: intervenire sul quorum costitutivo dell’assemblea elettiva (abbassandolo sensibilmente) ed impedendo che con pratiche ostruzionistiche dell’una o dell’altra forza politica in gioco si impedisca il regolare svolgimento delle elezioni. Aggiunge critica l’Interlandi “che senso ha votare un candidato –Pietropinto- che a marzo si laurea? Resteremmo fino a novembre- cioè alle nuove elezioni- ancora senza presidente. Una situazione triste”. 
Su tutta la vicenda si dovrà esprimere il Preside. Labruna lo farà prima del 7 febbraio, data del prossimo Consiglio e della ennesima tornata elettorale per la guida del parlamentino di facoltà.
- Advertisement -




Articoli Correlati