Dopo una lunga attesa e dopo mesi passati ad immaginare come sarebbe stata, ha finalmente visto la luce la nuovissima sede della facoltà di Giurisprudenza in via Marina. Concepito in modo non molto dissimile dall’edificio ‘gemello’ di via Porta di Massa, il nuovo palazzo di vetro si presenta subito accogliente e ben organizzato.
Una struttura nuova e da poco inaugurata è naturale che dia l’impressione della pulizia e dell’efficienza, ma qui queste due condizioni sono destinate a durare a lungo. Il motivo? Ad utilizzare questi spazi sarà in assoluto il minor numero di studenti di Giurisprudenza tra quelli dislocati nelle tre sedi (calcolando anche quelle di corso Umberto e di via Porta di Massa). Gli studenti, cioè, ‘apripista’ del nuovo corso di Giurisprudenza, quel corso che per quattro anni afferirà all’Università Federico II salvo poi intraprendere una propria strada autonoma. Non è facile allo stato attuale fare una stima di quanti siano i ragazzi del primo anno che per la lettera del cognome sono stati inseriti nella I e V cattedra (quelle ‘trasferite’ ex officio al secondo corso) ma si nota subito che sono relativamente pochi.
Che strano vedere corridoi ordinati, aule semi-silenziose, pochi e scarni annunci appesi nelle bacheche. Uno scenario quasi ‘lunare’ per tranquillità e senso di leggerezza. Non sembra neanche di trovarsi a Giurisprudenza. I muri non trasuderanno ancora cultura (vista la loro giovane età) ma sicuramente proteggono alla vista dei più, rapporti di maggiore familiarità e minore impersonalità tra professori, assistenti ed allievi. Tutto quello che nelle altre sedi è umanamente impossibile sia per il più ‘ecumenico’ dei docenti che per il più presenzialista degli studenti.
Peccato che una o più mani abbiano dipinti quei muri così carichi di significati di un colore (il verde) che così orrendamente si sposa con il porpora delle porte. Un male, questo, sul quale tuttavia si può certo sorvolare pensando che dietro una di quelle porte porpora c’è il primo vero laboratorio informatico di Giurisprudenza. Uno spazio telematico che permetterà finalmente ai ragazzi che sono interessati a seguire l’ormai consueto corso di informatica giuridica (che dovrebbe partire tra poco) di non dover emigrare in strutture ‘amiche’ per provare la loro abilità al computer.
La vita del nuovo palazzo di via Marina comincia dunque sotto i migliori auspici ed al contempo apre uno spiraglio interessante sul futuro degli studi di legge a Napoli. Se è vero che ci si deve preparare alla rivoluzionaria riforma dei corsi di laurea, a formule tipo il “3+2” e Dio sa cos’altro, strutture come questa torneranno utilissime in una città come la nostra.
Anche la sede di via Porta di Massa non è voluta essere da meno alla sua sorella minore e sta provvedendo in queste settimane a rifarsi il look. Vi avevamo anticipato l’inizio dei lavori per la realizzazione della bouvette e degli altri spazi intrattenitivi (e non solo) sulle terrazze del palazzo di vetro: ebbene, tutto procede a ritmi serrati. Se è già virtualmente completata la copertura di uno dei terrazzi anche il resto è a buon punto. Sbirciando dai vetri è facile rendersi conto di come sta venendo su il tanto decantato anfiteatro all’aperto dove, nelle giornate di sole, i ragazzi potranno rilassarsi dalle fatiche universitarie o studiare senza sentirsi costretti nelle fredde ed anodine aule dell’edificio.
Sulle gradinate è stata sistemata anche una parte dei seggiolini. Indovinate di che colore sono. Ma certo, verdi! Che sia diventato il colore ufficiale di Giurisprudenza?
Marco Merola
Una struttura nuova e da poco inaugurata è naturale che dia l’impressione della pulizia e dell’efficienza, ma qui queste due condizioni sono destinate a durare a lungo. Il motivo? Ad utilizzare questi spazi sarà in assoluto il minor numero di studenti di Giurisprudenza tra quelli dislocati nelle tre sedi (calcolando anche quelle di corso Umberto e di via Porta di Massa). Gli studenti, cioè, ‘apripista’ del nuovo corso di Giurisprudenza, quel corso che per quattro anni afferirà all’Università Federico II salvo poi intraprendere una propria strada autonoma. Non è facile allo stato attuale fare una stima di quanti siano i ragazzi del primo anno che per la lettera del cognome sono stati inseriti nella I e V cattedra (quelle ‘trasferite’ ex officio al secondo corso) ma si nota subito che sono relativamente pochi.
Che strano vedere corridoi ordinati, aule semi-silenziose, pochi e scarni annunci appesi nelle bacheche. Uno scenario quasi ‘lunare’ per tranquillità e senso di leggerezza. Non sembra neanche di trovarsi a Giurisprudenza. I muri non trasuderanno ancora cultura (vista la loro giovane età) ma sicuramente proteggono alla vista dei più, rapporti di maggiore familiarità e minore impersonalità tra professori, assistenti ed allievi. Tutto quello che nelle altre sedi è umanamente impossibile sia per il più ‘ecumenico’ dei docenti che per il più presenzialista degli studenti.
Peccato che una o più mani abbiano dipinti quei muri così carichi di significati di un colore (il verde) che così orrendamente si sposa con il porpora delle porte. Un male, questo, sul quale tuttavia si può certo sorvolare pensando che dietro una di quelle porte porpora c’è il primo vero laboratorio informatico di Giurisprudenza. Uno spazio telematico che permetterà finalmente ai ragazzi che sono interessati a seguire l’ormai consueto corso di informatica giuridica (che dovrebbe partire tra poco) di non dover emigrare in strutture ‘amiche’ per provare la loro abilità al computer.
La vita del nuovo palazzo di via Marina comincia dunque sotto i migliori auspici ed al contempo apre uno spiraglio interessante sul futuro degli studi di legge a Napoli. Se è vero che ci si deve preparare alla rivoluzionaria riforma dei corsi di laurea, a formule tipo il “3+2” e Dio sa cos’altro, strutture come questa torneranno utilissime in una città come la nostra.
Anche la sede di via Porta di Massa non è voluta essere da meno alla sua sorella minore e sta provvedendo in queste settimane a rifarsi il look. Vi avevamo anticipato l’inizio dei lavori per la realizzazione della bouvette e degli altri spazi intrattenitivi (e non solo) sulle terrazze del palazzo di vetro: ebbene, tutto procede a ritmi serrati. Se è già virtualmente completata la copertura di uno dei terrazzi anche il resto è a buon punto. Sbirciando dai vetri è facile rendersi conto di come sta venendo su il tanto decantato anfiteatro all’aperto dove, nelle giornate di sole, i ragazzi potranno rilassarsi dalle fatiche universitarie o studiare senza sentirsi costretti nelle fredde ed anodine aule dell’edificio.
Sulle gradinate è stata sistemata anche una parte dei seggiolini. Indovinate di che colore sono. Ma certo, verdi! Che sia diventato il colore ufficiale di Giurisprudenza?
Marco Merola








