Diego Monorchio in Consob dopo il dottorato

Trentatré anni, laureato in Fisica in ambito particellare, Diego Monorchio lavora alla Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa), occupandosi di finanza di controllo, variabilità dei mercati, previsioni sugli andamenti finanziari a contatto con imprese e banche. “Sono abituato a fare l’analisi e le stime sui dati e, anche se non mi occupo più di fisica, sfrutto le mie competenze matematiche, scrivo programmi informatici e svolgo un lavoro dinamico in un campo innovativo in cui i metodi scientifici di controllo, alla luce della crisi finanziaria, sono molto importanti”. Nel suo passato il dottorato, la ricerca, le esperienze a Stanford e al CERN. Una passione che si è dovuta scontrare con le difficoltà del sistema nazionale e la voglia di restare in Italia. “Mi piaceva studiare le interazioni fondamentali nell’ambito di grandi collaborazioni, ma andavo avanti con contratti ed assegni. Non me la sono sentita di puntare tutto solo sulla ricerca, non volevo ritrovarmi precario a quarant’anni. Perciò ho preso l’abilitazione all’insegnamento ed ho partecipato a diversi concorsi, perché mi piace l’idea di lavorare per il pubblico”. Non aveva preso in considerazione il settore bancario ma oggi si dice contento perchè “è interessante lavorare dal lato della tutela degli investitori. Poi lavoro a Roma e quindi posso tornare spesso a casa”. Gli studi gli hanno dato una forma mentis ed un approccio ai problemi molto utile in quello che definisce un ‘contesto pionieristico’. “L’Italia è uno dei primi paesi comunitari ad aver intrapreso un attento e accurato lavoro di vigilanza incontrando, pertanto, la resistenza dell’industria. Ma credo molto in quest’attività di grande utilità sociale”. 
A chiunque volesse studiare Fisica, raccomanda volontà, spirito di sacrificio e disponibilità ad andare all’estero: “per imparare cose nuove e poi, al momento, in Italia le opportunità non sono tante. È un peccato che tante persone partano perché non riescono a trovare in casa loro la stessa dignità del lavoro”.
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