Diritto in azione e giustizia sociale: ecco perché gli studenti apprezzano il corso

Commenti positivi alla fine del corso Formazione clinico-legale II, cattedra della prof.ssa Flora Di Donato. Entusiasti gli studenti che hanno scelto la disciplina complementare, materia che ogni anno affronta problematiche attuali ed interessanti. “Alcuni studenti me ne avevano parlato molto bene. Mi raccontavano di un esame a scelta diverso, improntato su azioni pratiche che si rinnovano ogni anno”, così motiva Roberta Pagano, studentessa al IV anno, la decisione di seguire questo corso. “Ho deciso così di provare. Rifarei la scelta altre mille volte”. Roberta ha partecipato a tutti i moduli previsti dal corso: “L’esperienza che ho apprezzato maggiormente è stata quella che ha coinvolto l’UNHCR (Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati), un modulo di 9 ore sul tema dell’apolidia. Alla fine ci hanno anche rilasciato un attestato speciale di partecipazione che sarà utile nel post laurea”. La studentessa ha chiesto la tesi in Diritto Internazionale: “Il focus sull’apolidia mi è stato molto d’aiuto per integrare le mie ricerche. È stata la prima volta in quattro anni che ho sentito di aver messo in pratica le mie conoscenze”. Il punto di forza: “Le esercitazioni scritte, abbiamo analizzato le leggi sulla cittadinanza dei vari Stati e le norme che prevedono l’apolidia, per poi scriverne. Tutto molto interessante”. Ha preferito il modulo concernente la protezione internazionale Marina Monda, studentessa al V anno, che racconta: “C’è stato un learning by doing continuo, un approccio concreto che difficilmente si trova in Dipartimento. Lo studio di avvocati Migliaccio di Napoli ci ha seguito costantemente, mostrandoci il rapporto fra cliente ed avvocato e come costruire lo story telling del cliente, un passo importante in quest’ambito dove si richiede asilo”. Interessante: “l’esercitazione scritta su un caso presentato dallo studio. Abbiamo avuto le sentenze e da soli abbiamo redatto un ricorso. È stato difficile scrivere, a Giurisprudenza non ci insegnano ad impugnare la penna. Da giuristi abbiamo una visione teorica invidiabile ma poco fruibile, non siamo abituati alla pratica. Consiglio di iscriversi a questo corso, l’esperienza maturata mi aiuterà anche nella stesura della tesi” che Marina ha scelto sarà in Diritto Penale.
Si sono laureate qualche mese fa, eppure Erika Carbone e Adriana Bove sono ritornate in aula (fisica e virtuale) per dar vita, con la prof.ssa Di Donato, ad un progetto comune. “Mi sono laureata a febbraio scorso e ho seguito il corso due anni fa. Da allora, non ho mai perso i contatti con la prof.ssa Di Donato – racconta Erika – Poiché all’epoca la tematica del carcere non fu affrontata, quest’anno ho partecipato a diversi seminari che si sono tenuti in collaborazione con la Clinica legale di Torino”. La studentessa, insieme alla collega Adriana, ha dato vita al progetto Astrea (Assistenza Strategica Tutela Riabilitativa e Accoglienza) “ispirandoci alla dea greca della Giustizia, ci siamo impegnate a delineare un percorso di accoglienza e assistenza per i detenuti all’interno delle carceri”. Il progetto è stato presentato sia in Dipartimento, con la collaborazione del prof. Angelo Abignente, docente di Filosofia del diritto, sia al dott. Samuele Ciambriello, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Regione Campania. “In particolare, grazie alla professoressa, abbiamo incontrato i detenuti minorenni del carcere di Nisida per iniziare il progetto, che poi successivamente potrà essere esteso agli adulti. I detenuti ci hanno chiesto di essere indirizzati ad un’attività lavorativa all’esterno e da qui parte il primo modulo di assistenza ‘Sostenitori oltre le mura’”. Altri moduli: “Restart, che consiste nel far arrivare la tecnologia in carcere per dare una formazione da utilizzare per diverse tipologie di lavoro. C’è poi la parte concernente il rapporto genitori – figli che prevede momenti di incontro e attività educative e ricreative da fare insieme”. In ultimo: “Il diritto all’oblio, che ha il fine di sensibilizzare la popolazione esterna e accrescere la consapevolezza dei minori aiutandoli a capire che fuori ci sono strade alternative a quelle che conducono al carcere”. Adriana, laureata nell’ottobre del 2020, si è trasferita a Treviso, per lavorare a Venezia con il gruppo Avvocati di Strada. Impegnata in un tirocinio forense presso uno studio penale, si è sempre occupata di “garanzie dei diritti in carcere”. Proprio nella città veneta “mi sto occupando di un caso di diritti venuti a mancare per un detenuto, da qui è nata l’idea di collaborare con Napoli e realizzare il progetto per sensibilizzare sulla situazione carceraria dei minori”. Durante la tesi: “Sono stata a Nisida e ho parlato con una ragazza detenuta che aveva perso consapevolezza della sua esistenza fuori dal carcere. Viveva sugli insegnamenti sbagliati della famiglia e non le importava più di nulla. Quell’esperienza mi ha colpito molto e, proprio sulla scia del lavoro di recupero che si fa a Nisida, ho capito di dover allargare gli orizzonti, creando una rete fra le Cliniche legali nazionali”. Il progetto, per essere portato avanti, è in cerca di finanziamenti: “È ambizioso e ha basi solide. Cerchiamo una strada per metterlo in pratica in modo continuo. Non è semplice ma la docente ci ha messo in contatto con persone competenti”. Renderebbe “il corso di Formazione clinico legale esame obbligatorio. Un percorso incisivo nelle realtà di diritto che a Giurisprudenza si studiano solo in modo teorico”.
Su. Lu.
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