Diritto Privato: esame a 24 ore dalla conclusione del corso!

Dopo più di dieci anni ritornano nel mese di maggio gli appelli d’esame a Giurisprudenza. E danno la stura alla sessione estiva. Le date delle prove, fissate a ridosso della fine delle lezioni, suscitano sconcerto, speranza ed anche un po’ d’angoscia. “Non so come si fa a concepire l’appello d’esame di Diritto Privato il 16 maggio quando il corso termina ventiquattro ore prima – commenta Rosaria Buono, studentessa al primo anno – Questa è una data inutile, almeno per noi matricole è improponibile non avere tempo per ripetere. L’appello sarà sfruttato solo da chi è indietro con gli esami e non ha seguito il corso”. Marco Salerno, anch’egli iscritto al primo anno, dice: “Quando è stato pubblicato il calendario, ci siamo resi conto che anche questa volta abbiamo a disposizione solo due appelli. Quello di maggio non può essere considerato valido per chi segue le lezioni. Che passino ventiquattro ore o tre giorni dalla fine del corso, dare Privato subito dopo non è ammissibile. Purtroppo a maggio in soli 15 giorni tutte le date di esame sono concentrate, anche per le discipline più semplici”.
Al secondo anno si registra qualche disagio. “Diritto Commerciale è stato fissato il 18 maggio – sottolinea Giulia Travaglini, studentessa al III anno – Praticamente corso, ripetizione ed esame in 72 ore, sembra una promo speciale di qualche scuola. La situazione è assurda solo per alcune cattedre,  dei miei amici hanno la prova il 30 maggio. Su questa data ci si può ragionare, non per quella della mia cattedra con il prof. Massimo Miola”. Chi ha l’appello a fine mese si sente fortunato. “Ho studiato durante il corso – racconta Giuditta Ambrosino – Credo di riuscire a svolgere la prova per fine mese. La sessione estiva programmata in questo modo è giusta. Si dà il tempo necessario per la ripetizione e tutti i mesi sono sfruttabili. Alcuni colleghi salteranno maggio per dare Commerciale a giugno. Così però è rischioso, se si viene bocciati non si può recuperare”. Gli studenti si sentono in trappola. Da un lato non si può affrontare una prova importante senza una ripetizione importante. Dall’altro: “Saltando maggio è impossibile ripetere l’esame dopo una eventuale bocciatura – fa notare Aurora Martino, studentessa al III anno – A pochi giorni dalle prove non ho un’idea sul da farsi. Provare o non provare? Purtroppo tutti gli esami del terzo anno vanno dal 16 al 21 maggio. Troppo poco tempo e nessun docente che abbia pensato di collocare una data a fine mese. Gli studenti dopo il corso hanno bisogno di respirare, metabolizzare e ripetere il programma”. “Già i corsi – incalza Margherita Bottegoni – si sono risolti in un flash tra vacanze e ponti vari. Le lezioni di Diritto Civile sono state concentratissime, ogni volta una marea di concetti da assimilare. Che almeno ci dessero il tempo di riordinare gli appunti e di prepararci alla prova. Il mio appello è previsto il 15 maggio: non andrò. Peccato che la sessione termini ad inizi luglio, io non capisco come non si possa andare dopo la prima decade”. 
Sfogliando il calendario di esami ci si rende conto che molte discipline, anche quelle più ostiche, hanno previsto appelli che non vanno oltre il 15 luglio. Alcuni termineranno gli esami il 3, una vera pazzia a detta di chi si vede sfumare fra le dita la sessione. “E nessuno parla dello sciopero e dell’eventuale salto d’appello – ricorda Amedeo Monfasani – Se si dovessero perdere le date di giugno o luglio sarebbe una carneficina. Maggio non serve a molto, la sessione si gioca nei due mesi di sempre. Il problema sorge per la possibilità che i docenti scioperino, per questo abbiamo chiesto ai rappresentanti degli studenti che si richiedano date aggiuntive”. “Occorrerebbe una rivoluzione per le tasse diventate così esose per i fuori corso e per la programmazione degli esami – aggiunge Mirko Montani – Solo i docenti di Procedura Penale si sono comportati bene. Le date degli appelli sono il 30 maggio. Una magra consolazione ma almeno si ha il tempo di risistemare le idee”. Secondo Alice Riva: “I docenti non hanno il polso della situazione studentesca altrimenti tenderebbero ad agevolarci. Invece sento sempre ripetere che l’Università non è un esamificio, eppure senza poter dare esami non andiamo verso nessun traguardo. Il calendario di esami dimostra lo scarso rispetto che si ha per lo studio e la preparazione a casa dei ragazzi che frequentano”. 
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