DOTTORANDE IN SUDAFRICA

Witwatersrand Medical School, Johannesburg, Sudafrica. Sono andate lì per tre mesi, da luglio a settembre di quest’anno, Silvia Nuzzo e Alessandra Affinito, dottorande in Medicina molecolare e Biotecnologie mediche alla Federico II. Frutto di un accordo Erasmus tra i due Atenei che prevede il percorso inverso per tre studenti stranieri e altrettanti docenti. Laureata in Farmacia, Alessandra a 29 anni ha vissuto il suo primo viaggio studio: “avevo voglia di vivere un’esperienza all’estero. Di certo non sono mancati i dubbi, visto che il Sudafrica non è dietro l’angolo. Sono diciassette ore di viaggio, con scalo a Dubai. Ho voluto comunque affrontarlo e sono contenta. La meta è insolita e probabilmente senza l’Erasmus non ci sarei mai andata”. Per un periodo ha abbandonato i suoi studi sulle terapie per glioblastoma per studiare nei laboratori ospitanti “nuovi approcci all’epatite B. Ho imparato nuove tecniche che sicuramente arricchiscono il mio curriculum”. Di fronte, una medaglia a due facce: “Johannesburg è una città particolare. Ha lati negativi, tipo il filo spinato sulle case o il cartello esposto fuori l’Università che vieta l’ingresso con le armi, esplicitando un fatto che a noi sembra ovvio”. Dall’altro lato, però, ha trovato “una convivenza pacifica e il rispetto tra culture e religioni diverse. Lì esistono undici lingue ufficiali”. Ha conosciuto “flora e fauna di ogni genere” e cibi mai assaggiati prima: “facevano molte braci. Ho provato la carne di coccodrillo, che non ho preferito perché sembra pollo, l’antilope e altra cacciagione”. Nessun problema con il portafogli: “abbiamo percepito ottocento euro circa per il volo e seicento per stare lì. Basta poco per vivere da nababbi. Una cena in un ristorante di lusso costa una ventina di euro. Con la stessa cifra mi sono anche iscritta in una palestra fantastica”. Sedotta dal fascino del posto e del popolo: “sono degli artisti. Fanno dei mercatini stupendi in cui vendono, oltre al cibo, quadri e lavori in legno. Ho dovuto comprare una valigia nuova”. Consiglio per chi decide di partire (l’accordo Erasmus è valido per due anni): “viaggiare in coppia è preferibile. Per chi parte da solo, invece, consiglio di soggiornare nel campus universitario. È bello e permette di fare amicizia più facilmente”. Con lei c’era Silvia, 28 anni: “tre mesi non sono tantissimi, ma chi ci ha accolto è stato bravo a istruirci da subito. Ho imparato cose mai fatte prima, come la produzione e la purificazione di un virus”. In un ambiente “multiculturale. È un aspetto che mi è piaciuto molto”. Sulla città: “sotto certi aspetti è difficile. La popolazione è composta da persone molto ricche e altre estremamente povere. Ciò determina lo sviluppo di microcriminalità”. Conferma il costo basso della vita “per mangiare e per gli spostamenti. Per andare all’Università in taxi impiegavamo venti minuti e spendevamo cinque euro”. La crescita personale si è sviluppata in due aspetti: “in tre mesi lì ho imparato tanto dal punto di vista linguistico. Il mio livello di inglese è migliorato tanto. Dal punto di vista professionale, invece, ho acquisito competenze scientifiche nuove”. 
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