È finita? I farmacisti alle prese con l’ultimo esame

“Da una parte c’è la voglia di terminare, dall’altra la stanchezza dopo cinque anni di studio. Va comunque fatto un ultimo sforzo”. Lo sparo che ha segnato il via dai blocchi di partenza è ormai un ricordo per studenti come Cristina, al quinto anno di Farmacia, la cui personale maratona con la carriera universitaria è arrivata ormai all’ultimo metro. È a loro, agli allievi in debito di un solo esame, che il Dipartimento ha riservato un appello aggiuntivo a maggio, così da poter avere le carte in regola per presentare la domanda di laurea. Erano meno del previsto, però, i ragazzi che hanno risposto presente il giorno 5, quando, nell’Aula Magna della sede di via Montesano, per i Corsi di Chimica e Tecnologia Farmaceutiche e di Farmacia, si è tenuta la prova scritta di Chimica farmaceutica e Tossicologia II. A dare una possibile motivazione di tanto astensionismo è stata Teresa, aspirante farmacista: “ci hanno avvisati troppo tardi. Due settimane fa ci avevano confermato che l’esame non si sarebbe tenuto, salvo poi cambiare idea una settimana dopo. Una materia come Farmaceutica – insegnata dal prof. Paolo Grieco a CTF e dal prof. Ettore Novellino a Farmacia – è così difficile che richiede molto più di una settimana di preavviso per ripetere. Io non sono riuscita a rivedere tutto il programma e nel compito è uscito proprio quello che sapevo meno bene”. Purtroppo per lei, nessuna sorpresa: “ero convinta che non sarebbe andata bene. Già ero partita col presupposto che lo avrei rifatto a giugno. Mi ero riservata questa data come ulteriore possibilità, anche se studiare con in corso una tesi sperimentale non è proprio semplicissimo”. È uscito avvilito dall’aula un suo collega, che preferisce rimanere anonimo: “sembra che l’università non debba finire mai. L’esame è andato male. L’avviso di questa nuova data è arrivato sette giorni prima della prova, quindi il tempo non era sufficiente. Adesso devo rimettermi a studiare. Se ne riparlerà a luglio”. 
 
La sfiga della serie 7
 
Sembra non sia stata d’aiuto neanche la sorte. Il test, uguale per tutti, era composto di cinque domande a risposta aperta sorteggiate, in serie, da una lista di cinquanta. In base al sistema adottato, se dall’urna fosse uscito il numero 1, allora agli studenti sarebbero toccate le domande 1, 11, 21 e così via. La dea bendata ha deciso che dovesse essere a forza “sette” il mare che ha travolto molti dei ragazzi che hanno anzitempo abbandonato la nave, come Valentina: “è uscita di nuovo la serie 7, non me lo aspettavo perché era uscita già la volta scorsa, quindi non l’ho ripetuta. Siamo stati sfortunati col sorteggio”. Meglio prenderla con filosofia e pensare che una nuova data è vicina: “sono un po’ a terra, ma non importa. Manca un mese per ripeterlo e questa volta ripeterò la 7!”. Ha fatto autocritica, invece, Assunta: “l’esame in sé, secondo me, era semplice, però io non ero preparata al massimo. Ho partecipato per capire quanta ansia mi porta questa prova”. È particolare per lei il rapporto con questo scoglio finale: “avevo molta più adrenalina quando ho firmato il penultimo esame. Questo non lo vivo come ultimo perché, per come è complesso, mi dà la sensazione di doverne sostenere ancora altri dieci. Sconsiglio vivamente di lasciarlo alla fine perché arrivi stanco e scocciato, quindi diventa ancora più difficile memorizzare tutte le strutture”. Non lo ha affrontato con serenità neanche Cristina: “spero sia andata bene. L’ho vissuto male perché l’ho provato anche a gennaio. Adesso ci hanno dato questa possibilità, anche se confermare con una sola settimana di anticipo l’appello per un esame che richiede almeno quattro mesi di preparazione non è stato molto d’aiuto. Rispetto ai presenti in aula, eravamo molti di più a dover sostenere l’ultimo esame, ma non tutti hanno avuto il coraggio di venirlo a provare”. Ne ha avuto Annalisa, all’ultimo anno di CTF: “questi sono argomenti che se lasci dimentichi. Abbiamo dovuto fare una settimana di full immersion. Adesso provo un po’ di liberazione”. Come lei, la sua collega Francesca Di Marco: “ora mi sento meglio, ma ci sono arrivata esausta perché questa è la terza volta che lo sostengo. Se tutto va bene sono arrivata alla fine di un capitolo”. Si è trattato di un nuovo tentativo anche per Luigi De Bellis, di Farmacia: “speriamo che possa essere una liberazione. Ero molto teso perché è la terza volta che lo affronto e perché solo cinque giorni fa ho saputo di questo appello. Ho provato a ripetere tutto, incrociamo le dita”. Qualcuno si appella ancora alla fortuna. A volte, per l’ultimo metro, serve anche quella.
Ciro Baldini
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