Forti sulla teoria, insicuri sulla pratica

Gli studenti di Medicina non vedono l’ora di mettere in pratica quanto appreso sui libri. Si sentono forti in quanto a preparazione teorica ma dubitano della propria capacità di applicare ai casi clinici le conoscenze acquisite. Vorrebbero che l’esperienza pratica fosse uno dei fulcri centrali dell’insegnamento, sia durante i tirocini, sia durante la lezione in aula, come avviene in altri Paesi europei. “Fammelo leggere e lo dimenticherò, insegnamelo e lo ricorderò, coinvolgimi e lo saprò fare”, è il monito che Francesco, studente del IV anno di Medicina, desidererebbe rivolgere ai suoi professori. “Il nostro è uno studio molto piatto, le materie sono mnemoniche, sarebbe molto meglio se i docenti ci interpellassero di più”. Francesco è soddisfatto delle lezioni di Immunologia della prof.ssa  Anna Stanziola: “Oggi ci ha mostrato un referto di spirometria, l’esame per valutare la capacità polmonare, e ci ha spiegato come distinguere le curve, i valori. Se quelle stesse cose le avessi imparate dal libro non mi sarebbero rimaste così impresse”. Gli studenti sanno di frequentare una Facoltà rinomata. “E’ risaputo che ti dà una base teorica forte – evidenzia Domenico, studente del V anno – Conosciamo benissimo malattie rarissime, tuttavia ignoriamo la sintomatologia di quelle più comuni. Per fare pratica bisogna avere faccia tosta, proporsi al professore, lanciarsi in reparto”. “I tirocini pratici sono organizzati male, facciamo meno ore di quante dovremmo”, aggiunge Fabrizia, studentessa del IV anno.
I laureati concordano sull’importanza di fare esperienza pratica. Secondo Enzo Zamparella, iscritto al II anno della Specializzazione in Anestesia, “Lo studente di Medicina è sottoposto ad un enorme carico di lavoro, è costretto a immagazzinare una grande mole di dati e non ha la possibilità di sviluppare lo spirito critico applicando quello che ha studiato. Lo scopo dello studio diventa superare l’esame, non risolvere un caso clinico. La pratica durante il Corso di Laurea viene fatta poco e a volte male. Perciò quando cominci a lavorare ti senti spiazzato”. Peppe Giannini, laureato che si sta preparando per l’esame di accesso alla Scuola di Specializzazione, fa notare l’esistenza di una discrepanza: “L’Ordinamento didattico è moderno, imposto dalla Comunità Europea, mentre la formazione dei docenti è ancora legata alla lezione frontale. Ci sono docenti appassionati che riescono a coniugare le competenze con la metodologia didattica ma essere un buon medico non significa di per sé essere un buon docente”. Enzo sottolinea quanto sia importante seguire le orme di un buon Maestro: “Se trovi un professore innamorato della propria materia e disposto ad insegnarla, puoi assorbire da lui tutto ciò che non trovi nei libri. Professori così ci sono ma o li vai a cercare o ti affidi al caso come ho fatto io”. 
Il consiglio alle matricole di chi ha già terminato gli studi è di non esitare a chiedere informazioni ai colleghi più anziani. “Devono fare riferimento a chi ha già sperimentato il percorso, a chi può metterli in guardia sugli errori da evitare. Inoltre, se non cooperano tra di loro, le matricole possono sentirsi abbandonate a se stesse”. “La nostra è una Facoltà ‘cannibalizzante’. Lo studio è totalizzante perciò è importante che si mantenga un’apertura verso l’esterno”, afferma Peppe, sottolineando l’importanza di un’esperienza Erasmus. Peppe intende tentare il concorso per la Scuola di Specializzazione a Napoli, pur avendone vinto già uno simile in Francia: “In Italia la valutazione è abbastanza arbitraria. Fanno punteggio l’attinenza della tesi, il voto di Laurea, le pubblicazioni, le ADI, oltre alla vera e propria prova. In Francia non c’è alcun criterio soggettivo: vieni giudicato in base alla risoluzione di 10 casi clinici. Io non sapevo neppure il francese, ho usato una lingua maccheronica e mi è andata bene”. Oltralpe  il concorso è nazionale. Chi lo vince esprime una preferenza sulla città in cui svolgere la Specializzazione e Peppe ha optato per Parigi: “Solo in Italia il concorso è locale. Chi è a conoscenza di come avviene la selezione all’estero prova ad accedere alla Scuola fuori, soprattutto in Spagna. Noi studenti della Federico II ci troviamo  avvantaggiati per l’ottima preparazione teorica”.
Esami “impossibili”
 e mancanza 
di solidarietà
All’ingresso dell’edificio 20 un capannello di studenti al termine delle lezioni si confronta su quali siano gli esami ‘impossibili’ del proprio corso di studi. “Farmacologia 2 è l’esame più tosto, non c’è da discutere – afferma Francesco – Tra appunti, dispense e libri devi crearti un percorso tuo alla ricerca di quello che possono chiederti. E’ vero che ci vuole spirito di intraprendenza ma sarebbe più facile se ti indicassero bene quello che devi studiare”. Francesco è in ritardo di un anno sulla tabella di marcia perché, dice, “le anatomie mi hanno bloccato”. Sull’esame di Statistica i pareri non sono unanimi. “Non è difficile, ci vuole un po’ di fortuna, ma è importante darlo subito altrimenti te lo porti a vita perché ogni anno cambia il programma e devi studiare su libri nuovi”, sostiene Daniele, uno studente del V anno. “Anatomia è un esame che ho fatto un’infinità di volte, venivo bocciato all’orale dagli assistenti – afferma Antonio, iscritto al V anno – Seguire il corso serve a fissare i dati. La prof.ssa Stefania Montagnani dice sempre qualcosa in più dei testi. Con il suo arrivo alla cattedra di Anatomia 2 c’è stata una vigorosa svolta in positivo”. 
Il I e IV anno sono considerati dagli studenti quelli più impegnativi. “Il III ti permette di alzare la media – dichiara Domenico, iscritto al V anno – Per alleggerire il IV c’è la scorciatoia dell’Erasmus. Altrimenti perdi un po’ di capelli, metti un filo di pancetta e ti scordi cosa sia la vita sociale”.
I professori di cui gli studenti del V anno hanno un migliore ricordo sono Mauro Cataldi, Lucio Annunziato e Antonio Colantuoni del Dipartimento di Neuroscienze. “Anche il prof. Paolo Mondola è preparatissimo. I suoi testi sono talmente chiari che potrebbe capirli anche un ragazzo di V elementare”, aggiunge Antonio.
Gli studenti gradirebbero una migliore distribuzione degli appelli durante le sessioni. “Le date di inizio gennaio e inizio settembre sono difficilmente utilizzabili – ricorda Naike, iscritta al IV anno – Vorrei poter sostenere gli esami dei corsi arretrati ad aprile o maggio; magari poter ripetere un esame già preparato di cui ho rifiutato il voto mentre seguo i corsi del ciclo successivo”. A Medicina l’ambiente è molto competitivo. “Diciamo che non regna la solidarietà – spiega Daniele – Gli studenti invece di passarsi gli appunti se li vendono. Ci si fa le scarpe l’un l’altro. Mors tua vita mea perché alla Specializzazione entra chi ha i voti più alti”. L’importante per Fabrizia, anche lei al IV anno, è creare subito un gruppo di studio: “Se i percorsi differiscono troppo inevitabilmente ci si allontana. Confrontarsi serve molto. Quando studio da sola a casa mi deprimo”. “Mancano le aule studio e perdiamo ore a cercare un posto dove studiare – aggiunge Alessandra, studentessa del III anno – Sotto esame ripetiamo nell’edificio 20 anche il sabato e la domenica. Lo fanno anche studenti di altre Facoltà perché è l’unico spazio che rimane aperto nei festivi. Non ci sarebbe assolutamente problema se solo ci fossero posti per tutti”.
Manuela Pitterà
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