Foto, video, incontri: le soluzioni dei docenti di Psicologia per rendere partecipativa la didattica a distanza

È con la cosiddetta modalità blended che il primo marzo sono ripresi i corsi alla Vanvitelli, ma non al Dipartimento di Psicologia, dove, almeno fino al 12 aprile, si continuerà con la didattica a distanza. “Una decisione che denota l’interesse del Dipartimento a non destabilizzare troppo gli studenti – fa notare il prof. Marco Fabbri, docente di Psicologia Generale e Presidente del Corso di Laurea Triennale in Scienze e tecniche psicologiche – Crediamo sia preferibile aspettare qualche giorno in più, anziché far tornare gli studenti in aula per poi eventualmente riprendere con la didattica a distanza a causa dell’aggravarsi della curva epidemiologica”. Una decisione coerente con quella assunta all’inizio dello scorso semestre, quando il Dipartimento aveva preferito non far tornare gli studenti in aula. Niente modalità mista quindi per Psicologia, e i docenti, ormai avvezzi all’uso delle piattaforme per la didattica da remoto, si sono adeguati come meglio hanno potuto per “preservare un alone di normalità”, dice il prof. Fabbri. Si riprende quindi con l’ausilio di materiale visivo, in particolare foto e clips video, per rendere la didattica più dinamica e lo studente più partecipe. Ma non solo! Nel caso del prof. Fabbri, ad esempio, che insegna al terzo anno Metodologia della ricerca sperimentale: “ho deciso, a differenza degli altri anni, di mettere gli studenti di fronte ad articoli scientifici che dimostrino praticamente gli argomenti che abbiamo affrontato”. La disciplina “ha l’obiettivo di far conoscere agli studenti tutti i metodi di ricerca che lo psicologo adotta per le proprie analisi, competenze che dovrebbero già aver assunto in parte con Psicometria al primo anno e Tecniche di analisi dei dati al terzo. È evidente che, anche se il corso non prevede attività laboratoriali, per lo studente sia più semplice seguire una lezione dinamica e interattiva. Il remoto prevede un approccio diverso alla didattica”. Il prof. Sebastiano Costa, docente di Psicologia dello sviluppo, è sempre alla ricerca di video e documentari in rete: “obiettivo del corso è indagare i cambiamenti dei processi psicologici degli individui dal concepimento alla morte, cambiamenti osservati a partire da esperimenti condotti sulle persone. La didattica a distanza non ci consente grande interazione, per cui mostro i video degli esperimenti così da rendere le lezioni più accattivanti”, chiosa il docente. Tempi duri per l’interazione, sostiene la prof.ssa Ida Sergi che insegna Storia della psicologia e che incoraggia il dialogo tra gli studenti in chat e romanza le lezioni: “la mia è una disciplina teorica, il cui scopo è l’analisi del decorso della Psicologia a partire dai suoi esordi nel 600 a.C. fino ad arrivare agli anni Duemila. Cerco di far intervenire gli studenti e provo a raccontare loro alcuni aneddoti della vita degli psicologi che trattiamo, così da illustrare la loro vita un po’ come se fosse un romanzo. Questo è il modo in cui possiamo ovviare alla situazione, anche se a risentirne maggiormente sono le attività laboratoriali”. Il prof. Gennaro Cordasco, docente di Abilità informatiche, insegnamento che “si propone di fornire ai futuri psicologi le competenze informatiche necessarie per creare delle statistiche”, utilizza “prevalentemente il pacchetto Office e alcuni software specifici, nonché vari tools per la somministrazione di questionari da remoto come Lab.js”. La  disciplina “richiede l’uso della lavagna e da remoto ho ovviato con l’impiego di una tavola grafica; la modalità mista, tuttavia, complicherebbe le cose ancora di più, perché dovrei contemporaneamente usare l’una e l’altra per rendere i contenuti visibili agli studenti che seguono in situ e da remoto, per cui, anche se con le sue difficoltà, è preferibile per la mia disciplina una modalità interamente in presenza o interamente a distanza”, chiosa. Non risulta avvantaggiata neanche la disciplina del prof. Roberto Marcone, docente di Tecniche di osservazione del comportamento infantile, che “avendo come oggetto l’osservazione del comportamento dei bambini dal punto di vista psicologico, prevede la somministrazione di test che si svolgono con l’ausilio di oggetti fisici simili a giocattoli”. Per quanto riguarda la parte metodologica e teorica del corso, spiega il docente, “non ci sono particolari problemi, ma questi test devono essere osservati dal vivo, altrimenti non se ne comprende l’utilizzo. Cerco di compensare, quindi, mostrando immagini e video dei test e dei questionari di cui di volta in volta parliamo”. Anche una materia teorica come la Psicologia sociale può risentire degli effetti della didattica da remoto. Ne parla la prof.ssa Silvia Galdi: “la disciplina spiega come l’individuo percepisce gli altri, e si muove quindi sul piano delle interazioni tra individui. È inevitabile che, in assenza della partecipazione fisica in aula, sia necessario porre in atto metodi alternativi, e quindi porre più domande agli studenti e chiedere più spesso se abbiano interventi o se riescano a comprendere”.
Incontro con il marchio Lamborghini
La didattica in remoto non ferma le iniziative della cattedra di Antropologia Culturale. “È importante coinvolgere gli studenti, ora più che mai, con attività inclusive”, sottolinea la prof.ssa Fulvia D’Aloisio. Come tutti gli anni, infatti, “anche quest’anno, in barba all’annichilimento generato dall’epidemia, abbiamo in programma dei seminari per rendere gli studenti più partecipi. In particolare, a breve renderemo note le date di un incontro molto importante per il triennio, che vedrà coinvolto il famoso marchio Lamborghini, oggi parte del gruppo automobilistico tedesco Audi. Il seminario, che si svolgerà per la prima volta in un ateneo del Sud d’Italia, metterà in luce la commistione culturale tra i modelli tedesco e italiano. Una grande occasione per gli studenti”. Modelli e processi formativi, cattedra della prof.ssa Lucia Ariemma, guarda alla figura dell’educatore e ai processi di formazione che questi mette in atto in progetti di varia natura, come all’interno di centri di comunità e di accoglienza. Il corso si articola in due parti: “la prima guarda ai luoghi, ai tempi dell’educazione e alle competenze dell’educatore, mentre la seconda, più specifica, è legata alla progettazione delle attività in vari contesti”. La modalità a distanza lo scorso anno accademico “ci ha messo di fronte a studenti molto partecipativi ma spaesati”. Dunque si cercano soluzioni per coinvolgere la platea: “faccio intraprendere attività di role-playing, brainstorming, partecipazione attiva individuale e in piccoli gruppi”, chiosa la docente. Fa svolgere “ricerche su fenomeni sociali tramite campionamenti di popolazione e somministrazione di questionari online” il prof. Andrea Millefiorini, docente di Sociologia generale, “disciplina che si occupa dello studio e del monitoraggio dei fenomeni di tipo collettivo che si vengono a verificare in assenza di fattori tipicamente economici o politici, come, ad esempio, la tossicodipendenza”. La didattica a distanza, dunque, per questa disciplina, “non ha rappresentato e non credo rappresenterà un particolare ostacolo”. Uguale considerazione viene dal prof. Gianluca Ficca, docente di Psicologia dei processi mentali, disciplina teorica (“analizza i meccanismi che la nostra mente mette in atto durante il sonno”). Nessun disagio per la didattica “se non quello relativo all’attenzione degli studenti, ma ho strutturato le lezioni in modo tale da renderli più partecipi”. Criminologia: “nel mio corso vengono illustrati tutti gli studi prevalenti in ambito antropologico, psicologico e sociologico della disciplina, con uno studio successivo sulla mediazione penale”, racconta la prof.ssa Giovanna Palermo. Strutturerà il corso “in modo da fornire tutti i principali apporti teorici e sfrutterò, inoltre, video, riprese, documentari, reportage sulla devianza e sulla delinquenza e documenti d’archivio. Cercherò, dunque, di abbinare alla lezione classica l’interattività”.
Nicola Di Nardo

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