GIURISPRUDENZA, una Facoltà jolly e per gli indecisi?

Quando il neodiplomato indeciso sulla scelta universitaria da compiere cerca un rifugio, nove volte su dieci crede di trovarlo a Giurisprudenza. Se non si è portati per la matematica ma non si è neppure una cima nelle lettere classiche o moderne, se non si è appassionati di computer e non si ha particolare simpatia per le lingue straniere, si pensa quasi subito a Legge. Nell’immaginario giovanile questa facoltà sembra quasi aver sempre avuto le qualità del jolly. Oggi giorno, poi, c’è il popolo degli eliminati ai quiz: di Medicina, di Architettura, di Professioni Sanitarie… L’alternativa è troppo spesso Giurisprudenza. Perché non c’è matematica. Perché è discorsiva. E offre tanti sbocchi: avvocatura, magistratura, notariato, concorsi pubblici, aziende private, istituzioni internazionali, carriera diplomatica. Al neodiplomato indeciso, però, va detto di fare molta attenzione, poiché la varietà di sbocchi su carta va a cozzare con una realtà difficile e a volte deludente. L’Ordine degli Avvocati di Napoli conta più di 10.000 iscritti, con più di 6.000 praticanti, una buona fetta dei quali lavora in condizioni di estremo precariato dal punto di vista sia economico-professionale che culturale, tanto che si sente perfino parlare dell’esistenza di un proletariato forense. La Magistratura è un sogno accarezzato da molti giovanissimi, che spesso ci pensano come si pensa alle scene dei telegiornali: aule in cui si svolgono processi affollati di giornalisti; scintillanti automobili dotate di sirena e scorta; inchieste su società calcistiche, teleimbonitori, principi e vallette. In realtà i magistrati sono anche quelli che si occupano di decidere sul calcolo, corretto o errato, dell’anzianità di servizio degli operai delle ferrovie, o di giudicare chi ha torto e chi ha ragione in fastidiose questioni condominiali. E in ogni caso, vincere il concorso in Magistratura significa essersi laureati in tempi ragionevoli, aver frequentato la scuola di Specializzazione, aver studiato duramente per anni e anni e anni, dedicandosi esclusivamente a quello. Che poi è anche l’unico sistema per superare il concorso notarile, al di là delle dicerie sull’ereditarietà di questa professione. Essere figli di un notaio, al limite, può aiutare nella misura in cui consente di spendere ancora tanti soldi per libri, scuole e corsi dopo la laurea, e di stare a carico di mamma e papà durante il periodo di studio pre-concorso. Il segreto per vincere, però, resta sempre studiare, studiare, studiare. Passiamo alla voce “concorsi pubblici”. Sono diversi anni ormai che il blocco delle assunzioni nel pubblico impiego fa sentire i suoi effetti nelle vite dei laureati in Giurisprudenza. I quali puntualmente, ogni martedì e venerdì, si collegano al sito web della Gazzetta Ufficiale sperando nella pubblicazione di bandi incoraggianti. Ma la tendenza attuale è tutt’altra. Settimane intere di Gazzette fatte solo di concorsi per docenti universitari e primari ospedalieri. I veri concorsi, quando escono, sono del tipo: Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, 17 posti; Ministero della Salute, 24 posti. Quando non sono addirittura di questo tenore: “ritenuto che (per via della disciplina sul blocco delle assunzioni, n.d.r) ad oltre due anni dalla scadenza del termine per la presentazione delle domande di partecipazione non si è ancora potuto procedere all’espletamento della procedura,…il decreto dell’Avvocato Generale facente funzioni, del 4 marzo 2004, con il quale è stato indetto il concorso teorico-pratico, a sei posti (dico 6!) di Procuratore dello Stato, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.30 del 16 aprile 2004 è stato revocato”. Così disse, a due anni di distanza dalla pubblicazione del bando di concorso, l’Avvocatura dello Stato. Ciò che dissero i dottori in Giurisprudenza che per questo concorso stavano studiando non lo sappiamo, ma possiamo immaginarlo. 
Voce “aziende private”. Per comprendere quanto le aziende siano desiderose di accogliere i laureati in legge è sufficiente dare una scorsa ai quotidiani nei giorni in cui pubblicano gli annunci di lavoro. Leggere per rispondere a questa domanda: le società cercano giovani leoni del diritto (ma i leoni del diritto solitamente tanto giovani non sono, dato che malgrado la riforma universitaria i fuori corso abbondano) o non preferiscono piuttosto una certa quantità di laureati in Ingegneria Gestionale? Infine, l’ambito internazionale e la carriera diplomatica. Va da sé che in questo caso bisogna aver lavorato molto fin dall’inizio per raggiungere l’obiettivo. Dove per lavorare non si intende solo sostenere bene gli esami di Diritto internazionale e Diritto dell’Unione europea, ma anche avere imparato a parlare sul serio almeno l’inglese. La seconda lingua oltre all’inglese è sempre consigliata ma…qui dovremmo essere già molto oltre le velleità del neodiplomato indeciso. Anzi, per chi non lo avesse capito con questo excursus sulla situazione occupazionale che si prospetta ai laureati in Giurisprudenza, diciamolo pure chiaramente: gli studi giuridici non fanno mai al caso dell’indeciso.
Sara Pepe
- Advertisement -




Articoli Correlati