L’insicurezza dei primi giorni, l’affollamento e l’impatto con gli esami

Aule affollate, rapporti quasi inesistenti con i professori, competizione. Ecco, secondo gli studenti del primo anno, l’ambiente che accoglie i neo iscritti. Spaventano la confusione e la difficoltà nei rapporti. “Mi sono iscritta a Giurisprudenza per realizzare un sogno – dice Maria Coppola al I anno di Scienze Giuridiche – Studiare legge mi consente di esprimere il senso di legalità che sento dentro. Nei primi mesi credevo che in facoltà avrei trovato quello che cercavo, organizzazione e rispetto mi sembravano ovvie in un Corso di Laurea che insegna questi valori attraverso il diritto. Con il passare del tempo le mie aspettative sono state deluse. Troppi studenti che affollano le aule, disorganizzazione e mancanza di strutture. Ti prende la voglia di scappare via. Anche ai corsi le cose non vanno meglio. Nelle prime lezioni i professori non introducono allo studio del diritto ma passano subito alla spiegazione del manuale”. Il passaggio dalla scuola superiore all’Università è traumatico per tutti. “Mi avevano avvertita del caos che avrei trovato – spiega Silvana studentessa del I anno – quindi ero già preparata. La cosa che più mi ha spaventato è stato l’approccio allo studio. Pur provenendo dal liceo classico ho trovato difficile l’organizzazione degli esami, non sapevo quale affrontare per primo, come studiare in contemporanea con i corsi. Non volevo perdere tempo quindi avrei voluto sostenere nella prima sessione tutti e tre gli esami previsti. Purtroppo non è stato possibile. Nei primi mesi c’è ancora troppa immaturità nel gestirsi da soli, è già tanto se si riesce a sostenere 2 esami su 3!”. Un consiglio “non abbandonare i corsi perché consentono di sentire parte del mondo universitario, conosci persone che hanno i tuoi stessi problemi e con le spiegazioni dei professori i dubbi spariscono più velocemente”. Sabrina, anche lei al I anno, racconta “ogni mattina una corsa  sperando di trovare una sedia libera (ma a volte mi sono accomodata anche per terra) per poter seguire. Un sacrificio utile perché le lezioni sono l’unico modo per capire che devi studiare seriamente e sostenere gli esami in breve tempo. Dopo le lezioni mi sono sempre confrontata con i compagni di corso, a volte ho studiato con loro, altre volte, sotto esame, quando ormai i contenuti sono stati recepiti e si deve solo ripetere, sono rimasta a casa”. Suggerisce: “le aule affollate ed i professori che non ricordano il tuo nome non devono spaventare”. Il suo segreto per riuscire negli studi? “Io ho studiato tanto e mi ritrovo al II semestre con ben tre esami superati. Tra breve sosterrò Privato, un esame da affrontare il prima possibile, le difficoltà si affrontano immediatamente”. Purtroppo non per tutti il percorso è così lineare. “Mi sono iscritta a Giurisprudenza perché voglio entrare in Polizia – dice Renata  Riccio – ma l’inizio del mio percorso universitario non è stato facile. Seguivo i corsi ma mi sembrava inutile, mi mancava il rapporto diretto con il professore, avvertivo una forte competizione tra gli studenti e quei libri zeppi di nozioni mi facevano paura. Non ho trovato alcun appoggio, solo in Dipartimento ho incontrato qualche collaboratore disposto ad aiutarmi”. Lapidario il suo commento: “il mio incontro con la Facoltà è  stato brusco. Se tornassi indietro cambierei il percorso di studi”. “A Giurisprudenza ci sono tante cose che andrebbero cambiate – conferma Alberto – Da matricola anch’io ho sentito il peso di questa condizione. Non riuscivo a seguire con attenzione le lezioni, trovavo difficile il linguaggio giuridico e a gennaio avevo paura del primo esame. Ma poi con un po’ di coraggio e con l’incoscienza che accompagna noi studenti del primo anno, mi sono lanciato a capofitto in quest’esperienza portando a casa ottimi risultati. Consiglio di sostenere l’esame a gennaio, è un mese non troppo affollato che ti permette, dopo la conclusione dei corsi, di avere un primo impatto con ciò che si è studiato. In questo modo si capisce se si sta lavorando nella maniera giusta”. “Il primo anno è difficile per tutti – spiegano Amelia e Roberta, al primo anno fuori corso – La folla, la corsa mattutina per prendere i posti in aula, la paura e l’immaturità che accompagnano i primi esami, tutto sembra esagerato quando sei una matricola”. “Anche io non avevo un metodo di studio – continua Amelia – ho avuto molte difficoltà e sono rimasta indietro, non riuscivo a superare con facilità gli esami, ma, senza perdermi d’animo, col passare del tempo tutto mi è sembrato più facile ed ora mi mancano appena due esami per laurearmi”. “Frequentare l’Università –aggiunge- vuol dire scendere dalle nuvole. Prima pensavo di voler fare il magistrato, poi ho capito che la cosa più importante è laurearmi senza badare ai voti ed al tempo impiegato. Le aspettative future possono aspettare. Quando si entra in questa Facoltà meglio incentrarsi sul lavoro che si sta svolgendo. Alle matricole consiglio di non demoralizzarsi davanti ad un voto basso o alla eccessiva fiscalità di un professore. Sono incidenti che aiutano a crescere. Questa è un’ottima Facoltà che ti dà la giusta preparazione per affrontare l’agguerrito mondo del lavoro”. 
Susy Lubrano
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