Gli Atenei alle prese con la modifica dello Statuto

Sei mesi, al massimo nove, e le Università statali dovranno adeguare gli Statuti secondo le direttive dalla nuova Riforma. Come detta la legge bisogna intervenire in materia di organizzazione degli organi di Governo dell’Ateneo nel rispetto dei principi di autonomia, semplificazione, efficienza e trasparenza dell’attività amministrativa. Cambierà la composizione del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione; il Direttore Amministrativo sarà Direttore Generale, particolare importanza avranno i nuclei di valutazione e la durata dei mandati sarà ben definita, oltre ad avere l’aggiunta del requisito di età (su questo ultimo punto infatti c’è una significativa novità, non saranno più eleggibili alle cariche di rappresentanza – Rettori, Direttori, Presidenti, ecc. – coloro che raggiungeranno l’età di pensionamento prima della scadenza del mandato).
Ma come bisogna procedere? Il primo atto è la nomina di un nuovo organo, la “Commissione Statuto”: 15 componenti (6 designati dal Senato Accademico, 6 designati dal Consiglio di Amministrazione, 2 rappresentanti degli studenti ed il Rettore in qualità di Presidente) che cureranno l’aggiornamento della “Carta Costituente” degli Atenei. Il Rettore Massimo Marrelli (Federico II) ha inviato ai docenti una lettera con le linee guida che la futura Commissione dovrà seguire. Alla Parthenope ed a L’Orientale, Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione hanno già i nomi dei loro rappresentanti. L’obiettivo? Terminare i lavori entro l’estate.
Nella riorganizzazione della Governance, intanto, si procede a ritmi serrati, i primi interventi si fanno sui futuri centri strategici di Ateneo, i luoghi dove si darà impulso alla ricerca scientifica ed all’attività didattica e formativa: i Dipartimenti si riducono nella quantità ma saranno meglio organizzati e più efficienti. Le attuali Facoltà, per come le vediamo adesso, spariranno e nasceranno delle strutture di raccordo con funzioni di coordinamento e razionalizzazione delle attività didattiche che probabilmente si chiameranno Scuole, Facoltà o altro ancora.
Ma quando tutta questa riorganizzazione sarà completata, quali saranno i punti di riferimento per le aspiranti matricole? Se gli Atenei adotteranno  denominazioni diverse delle strutture di raccordo (Scuole o Facoltà) probabilmente si genererà una ulteriore confusione che renderà ancora più difficile per i neo diplomati scegliere il percorso universitario.
Per correre ai ripari, attraverso il Comitato di Coordinamento Regionale delle Università presieduto dal prof. Filippo Bencardino (Rettore dell’Università del Sannio), i Rettori dovrebbero farsi carico di un ulteriore sforzo per uniformarsi nelle scelte del futuro assetto organizzativo.
Gennaro Varriale
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