Gli studenti sulle riaperture: le ragioni del sì e del no

Con l’entrata in vigore del nuovo decreto, che prevede a partire dal 26 aprile la riapertura delle Università, L’Orientale – sottoposta già da tempo alle numerose richieste di studenti e dei loro rappresentanti – adotterà una modalità mista nell’ultimo mese di lezioni del secondo semestre, ormai agli sgoccioli. “Una notizia che ci fa intravedere la fine del tunnel e l’uscita da quest’incubo”, dice Alessandra Romano, studentessa di Lingue e Culture Comparate. Chiaramente, le risorse strutturali dell’Ateneo non consentirebbero una totale ripresa della didattica in presenza con i numeri precedenti la pandemia. “Il problema degli spazi resta irrisolto. Non possiamo ritornare per andarci ad assembrare in 200 nelle aule di Palazzo Giusso”. All’interno di ognuno dei tre Dipartimenti, “i corsi con minor numero di frequentanti potranno svolgersi in modalità mista, a condizione che il docente lo acconsenta”. Per i corsi che riprenderanno in presenza, “si farà come sta accadendo in altri Atenei, per esempio a La Sapienza: 15 studenti in aula e 200 in collegamento”. Le aule saranno, quindi, tutte predisposte per consentire contemporaneamente alla lezione in aula anche la diretta streaming. A breve un decreto rettorale andrà a disciplinare gli ingressi, anche attraverso il lancio di una nuova app per la tracciatura dei movimenti all’interno delle sedi, per le prenotazioni dei posti e, inoltre, con funzionalità di contact tracing. A oltre un anno di distanza dall’introduzione della didattica a distanza, “devo dire che pian piano mi sono abituato. Manca naturalmente, sia agli studenti che ai docenti, la possibilità di instaurare il dialogo”, insiste Antonio Somigliato di Linguistica e Traduzione Specialistica. Se gli studenti delle Magistrali hanno reagito in maniera più matura, alcuni gruppi delle Triennali non riescono a comprendere i vantaggi del fatto di concludere la didattica in presenza, nel solo mese di maggio. “Non ci aspettiamo grandi variazioni dell’ultimo minuto, perché – dopo le quattro settimane di lezione – siamo sicuri che anche gli esami andranno in presenza?”, chiede Fabiana D’Alessandro, di Mediazione Linguistica e Culturale. Ampia libertà di scelta sarà data su questo punto, poiché è probabile che anche la gestione degli appelli avverrà in modalità blended: “alcuni ricevimenti individuali – nel caso dei tesisti, per esempio – si terranno dal vivo, come sta accadendo già in questo periodo su disponibilità del docente, così come per gli esami e le sedute di laurea. Anche se dubito che qualcuno preferirà laurearsi in casa”, aggiunge Antonio. Le biblioteche, intanto, hanno riattivato il prestito dei volumi su prenotazione (ma non ancora per consultazione di materiali), mentre la questione che continua a lasciare perplessi gli studenti – coloro favorevoli sì alla riapertura ma contrari al ritorno a lezione per un solo mese – riguarda l’itinerario per raggiungere le sedi viaggiando nei mezzi pubblici. “Per noi pendolari è una decisione presa fuori tempo massimo, giunta peraltro alla fine dell’anno accademico. Dopo un anno in dad e corsi iniziati a ottobre, si torna a maggio? Temiamo che ad essere penalizzati saranno coloro che, abitando fuori Napoli o trovandosi in altre regioni, non riusciranno a seguire dal vivo”, fa notare Chiara Imbimbo, di Lingue e Culture Orientali. Per altri la preoccupazione ha a che fare con l’iniquità delle decisioni, che risulteranno comunque diverse da studente a studente, a seconda del Corso di Laurea, dell’anno di iscrizione e delle lingue frequentate. “In ogni corso si deciderà su base volontaria del docente titolare e degli studenti che lo frequentano se tornare oppure no. Molti saranno comunque costretti a rimanere a casa, perché le aule hanno capienza ridotta e per la difficoltà di raggiungere l’università per una o due lezioni, se le altre si tengono online. Diverso sarebbe stato se L’Orientale avesse attrezzato anche delle aule studio in cui collegarsi se, per esempio, si ha una lezione online intermedia tra le due che invece si tengono in aula”, continua Chiara. I più scettici verso la riapertura temono, infatti, che sia stato fatto uno sforzo inutile, “perché buona parte della classe continuerà a seguire online. Non dimentichiamo che molti temono un eventuale contagio. A che pro tornare? Per finire di nuovo in coda nei corridoi del Polo, fuori dalla Segreteria e degli studi dei docenti? Questa strategia del ‘salvare il salvabile’ non mi sembra molto coerente rispetto all’atteggiamento che la direzione e gli organi dell’Ateneo hanno avuto finora”, afferma Simona Brancaccio, laureanda in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Certo è che, però, per alcuni studenti “questa notizia rappresenta una manna dal cielo, un segnale per tutelare gli studenti che si erano sentiti abbandonati dall’Università”: sono le ragioni del sì, espresse da Francesco Molinari, al secondo anno di Mediazione. Da non dimenticare anche la fetta di studenti che ha vissuto molto male il periodo di chiusura in zona rossa, in un’abitazione piccola, o convivendo con altre persone impegnate nello smart working al pc e che ha dovuto quindi seguire le lezioni dal cellulare. Finalmente l’Università, grazie in parte anche agli aiuti del Ministero, ha infatti iniziato a distribuire gratuitamente 1700 modem e schede sim al fine di contrastare il digital divide con l’acquisto di nuovi dispositivi.
Nel frattempo, c’è molta attesa intorno alla pubblicazione delle nuove disposizioni. “Speriamo che l’introduzione della modalità mista non faccia slittare le date d’esame, né che i docenti dei corsi meno frequentati chiedano a tutti di essere presenti in classe o si impuntino per farci sostenere l’esame in presenza”, spera infine Erica Maiello, iscritta al terzo anno di Lingue, Letterature e Culture dell’Europa e delle Americhe.
Sa. Sa.

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