I PON: una grande opportunità per la ricerca e lo sviluppo tecnologico del Mezzogiorno

Sono stati presentati venerdì 18 maggio presso la Chiesa di S.S. Marcellino e Festo, i risultati del programma settennale del PON, il Programma Operativo Nazionale ‘Ricerca Scientifica, Sviluppo Tecnologico, Alta Formazione’, del Ministero dell’Università e Ricerca Scientifica.
All’evento, conclusivo di un ciclo itinerante di sei incontri che hanno toccato le regioni dell’Obiettivo 1 (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia), sono intervenuti, tra gli altri, per il Ministero Luciano Criscuoli- Direttore Generale per il Coordinamento e lo Sviluppo della Ricerca e Claudia Galletti, Autorità di Gestione POR Ricerca, Il Rettore della Federico II e Presidente della Crui Guido Trombetti ed il Ministro delle Riforme e dell’Innovazione Luigi Nicolais.
Il Pon, “una grande opportunità da cogliere per il Mezzogiorno” per il Ministro Nicolais. Il programma nasce per migliorare la capacità di ricerca e di innovazione del sistema economico e sociale meridionale, in particolare diretto verso le regioni con un più alto ritardo di sviluppo, attraverso fondi comunitari, nazionali e del settore privato. 
Tra il 2000 e il 2006, grazie al PON, sono stati raggiunti 2.282 progetti già approvati e 1.427 progetti di alta formazione per un totale di 32mila persone coinvolte e il 113% delle risorse finanziarie previste già destinate.
Interdisciplinarità, formazione in collaborazione con le imprese, centralità delle idee e stretto legame tra ricerca e formazione: sono questi i quattro slogan che hanno segnato le linee guida del PON 2000-2006. “I quattro slogan – spiega il direttore Criscuolo- credo abbiano trovato una realizzazione concreta in molti casi sia a livello progettuale che di programmazione delle attività”.
Durante la giornata sono state presentate anche le linee guida per il nuovo programma 2007-2013.  “Adesso- illustra il dott. Criscuolo- si inseriranno altri concetti chiave come ‘alleanza’ tra chi produce la conoscenza e chi può avvantaggiarsene economicamente”. 
E sono proprio i Distretti di Alta Tecnologia a rappresentare la più alta forma di connubio tra tutte le competenze che operano in un determinato territorio come tecnologie e sistemi produttivi. Valutazione del territorio, progettazione e messa in opera: sono queste le fasi principali che sviluppano gli analisti del PON nella loro programmazione su una previsione settennale.
“Stiamo partendo con una programmazione di sette anni quindi,- aggiunge Criscuoli- dobbiamo capire cosa sarà vincente in futuro ed è molto difficile”.
Infatti, in un quadro in piena crescita e flessibilità, si devono individuare soggetti e strategie d’intervento che siano fluidi rispetto alle evoluzioni del territorio: in questo sistema entrano allora in gioco nuovi attori come le Regioni e gli altri enti e aziende locali.
“La prima fase del nostro lavoro- spiega la dott.ssa Galletti- consiste nel valutare il fabbisogno di figure professionali sul territorio. Poi abbiamo incrociato le nostre analisi con i dati fornitici dalle Regioni e così abbiamo individuato il tipo di ricerca che serve. La domanda, infatti, è determinante per costruire bene un programma e per far si che i soldi non vengano spesi inutilmente”.
La stretta convergenza tra Ministero, Università, Enti locali è dunque un punto di forza essenziale per poter sviluppare al meglio le capacità dell’area interessata. “Il vecchio PON- confessa Criscuoli- risentiva di alcuni aspetti negativi  come l’autoreferenzialità. Non c’era, infatti, una visione condivisa. Oggi stiamo realizzando questo nuovo programma con l’apporto di tre Ministeri:: Università, Riforme e Sviluppo Economico, e con l’importante intervento delle Regioni”.
Sono diversi dunque i piani d’azione su cui dirigersi: dall’alta formazione integrata con progetti di ricerca industriale al miglioramento delle infrastrutture e dei servizi scientifico-tecnologici, dall’aggiornamento del personale della Pubblica Amministrazione impegnato nella programmazione all’orientamento degli studenti universitari. Un esempio relativo a quest’ultima tematica viene dal Campus di Fisciano: “l’Università di Salerno- illustra in un video proiettato durante l’incontro, il Rettore Raimondo Pasquino- ha inteso affrontare i temi della riforma relativi agli studenti in entrata ed in itinere con una formazione che da un lato rispondesse ai programmi europei e dall’altro avesse inserimento all’interno del mondo del lavoro”.
La tendenza prospettata per il PON 2007-2013 è quella di non guardare alla sola formazione o ricerca applicata, ma anche a quella di base, come ha sottolineato il Ministro Nicolais: “dobbiamo raggiungere obiettivi ambiziosi e dobbiamo prevederli. La programmazione nazionale ha il grande compito di coordinare le iniziative, quella regionale tiene conto delle peculiarità dei territori. Abbiamo bisogno di definire modelli di sviluppo appropriati per il territorio e per questo c’è bisogno che le nostre università interagiscano con le imprese perché una azienda non può pensare di essere competitiva senza avere rapporti con chi produce la conoscenza. Dobbiamo avere una chiara visione del ruolo che andremo a giocare nel 2013 ma puntando sulla ricerca applicata non dobbiamo dimenticare la ricerca conoscitiva, a cui poter attingere fra qualche anno quando ci sarà la necessità di spingere su settori prima ritenuti secondari”.
Non potendo, dunque, prevedere in pieno quali saranno gli scenari futuri non bisogna sottovalutare quel tipo di ricerca che se adesso è solo teorica un domani potrebbe essere essenziale per lo sviluppo economico. “Non si può tracciare una linea di confine tra ricerca di base e ricerca applicata – aggiunge il Rettore Trombetti- ma si deve pensare soprattutto alla qualità e non farsi sommergere dalla nube dei grandi sistemi che fa vedere le cose come i gatti di notte: tutte uguali”.
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