I PROGETTI DEI DELEGATI DEL RETTORE CAROTENUTO

Si stanno svolgendo in questi giorni delle riunioni tra il Rettore della Parthenope Alberto Carotenuto e i docenti delegati ai vari settori in cui si articolerà il lavoro della nuova Governance d’Ateneo per i prossimi sei anni. Nominati da circa un mese, i delegati hanno diversi progetti in fase di elaborazione o già in cantiere per migliorare i servizi e la visibilità dell’Ateneo. I nomi sono quelli di Stefano Dumontet all’orientamento, Paolo Popoli al placement, Daniela Covino per la gestione di Villa Doria d’Angri, Domenico Salvatore alla comunicazione, Vincenzo Maria Cesaro ai rapporti con gli Ordini professionali, Elio Dovere al servizio bibliotecario, Antonio Scamardella al Museo navale e Paola Di Donato al catalogo della ricerca.
 
Un Museo del mare all’Ateneo e alla città
L’impegno: dare all’Ateneo e alla città un Museo del mare. “Il nostro Ateneo è nato nel 1919 con la missione di formare i docenti per gli istituti nautici. L’eredità che si tramanda da questi studi è raccolta nella nostra collezione che annovera strumenti di laboratorio, modelli di navi, alcuni derivanti da vecchie raccolte borboniche, e un discreto patrimonio librario ereditato di epoca ottocentesca”, racconta il prof. Antonio Scamardella, ordinario di
Tecnologia delle Costruzioni ed Allestimento Navale, delegato alla gestione del Museo Navale. Tra i pezzi più significativi, dei veri e propri reperti di archeologia industriale: “Ci sono modelli originali di inizio ‘900 dei Cantieri Pattison che servivano per mostrare agli acquirenti la riduzione in scala del natante originale e sono molto particolareggiati. Si tratta di un patrimonio che fa parte della nostra storia e della storia di Napoli, che va organizzato e reso fruibile al pubblico”. Attualmente gran parte della collezione, con circa 160 pezzi, è esposta a Villa Doria d’Angri, “mentre altri esemplari sono disseminati tra le diverse sedi, in particolare al Rettorato di via Acton. Si tratta non solo di una collezione divisa, ma anche di difficile fruizione. Per visionare la raccolta di Villa Doria c’è, infatti, bisogno di prendere appuntamento e verificare la disponibilità mia, che è scarsa vista la mia attività come docente, o di qualche mio collaboratore. Alcune scolaresche hanno avuto modo di visitare il Museo in questi mesi, ma resta ancora un tesoro nascosto ai più”. Il prof. Scamardella si occupa di questo patrimonio da circa 10 anni, “già con il Rettore Ferrara ho avuto questa delega: allora riuscimmo ad inventariare tutto e a pubblicare un catalogo in un’edizione di grande pregio”. Adesso “il nostro lavoro sarà quello di raccogliere tutti questi esemplari in un’unica sede, e magari, insieme ad altre raccolte cittadine, come quella della Stazione
Anton Dohrn, dell’Istituto nautico di Bagnoli, del Museo di San Martino, realizzare un grande Museo del Mare aperto ai turisti e ai cittadini”. Si sta lavorando in questo senso e già sono state individuate le sedi papabili per questo Museo, che avrebbe il merito di raccogliere e raccontare la cultura marinara di questa città nata da una sirena: “Si è aperto un dialogo con l’Autorità Portuale Napoletana, perché il porto sarebbe la sede ideale per questo Museo. Un’alternativa potrebbe essere invece proprio la nostra struttura di via Acton: si tratta di una sede che adesso ospita il Rettorato e l’amministrazione e che potrebbe diventare anche Museo, soprattutto se si
pensa che la sua collocazione è in un’area strategica della città, vicina al porto e alle linee di transito dei turisti”. Il vero problema, aggiunge il prof. Scamardella, sta nel realizzare un percorso museale visitabile, “quindi con un servizio di sorveglianza, di guide, una macchina amministrativa e tutto quello che fa di un museo una struttura degna di questo nome. Siamo all’inizio del lavoro, ma c’è la volontà da parte di tutti di arrivare al traguardo”.
 
Istituzionale e social, l’Ateneo punta sulla comunicazione
La comunicazione è uno dei temi centrali dell’amministrazione Carotenuto. E il prof. Domenico Salvatore, docente di Teoria dell’Organizzazione e Gestione Risorse Umane, delegato a gestire questo settore, si dice “entusiasta
del fatto che alla Parthenope si dia, finalmente, il giusto peso alla comunicazione con l’esterno” e “onorato dell’incarico” che gli è stato affidato. Sono già partiti i lavori in questa direzione con l’attivazione di un Ufficio Stampa, struttura di cui l’Ateneo ero sprovvisto, “con l’assunzione di un addetto stampa. Finora i rapporti con le testate giornalistiche erano lasciati all’iniziativa individuale, adesso potremo farlo in maniera più strutturata in modo da valorizzare meglio tutte quelle che sono le attività e le eccellenze presenti al nostro interno. L’importante
è puntare ai contenuti e alla qualità della nostra comunicazione, perché attraverso questa passa la dinamicità dei nostri Dipartimenti”. Un secondo canale di comunicazione, oltre quello più istituzionale legato alla stampa, si muove sui social network: “per dialogare meglio con i giovani. Abbiamo attivato una pagina facebook ufficiale dell’Ateneo, sulla quale viaggerà un tipo di informazione veloce. Inoltre, stiamo lavorando a dei video da pubblicare
sul nostro canale youtube e per i quali sono stati coinvolti anche gli studenti. Per ora abbiamo prodotto dei video di orientamento, nei quali vengono presentati i Corsi di Laurea, ma il nostro obiettivo è realizzare delle piccole clip in cui si parli dei servizi o di questioni che possono interessare gli studenti e la vita accademica. Usare i social è importante perché questi sfruttano una dimensione bi-direzionale grazie alla quale si può sviluppare un dialogo e
si possono mettere i ragazzi in contatto tra di loro e con noi. Interagire con gli studenti può, infatti, servire anche a migliorarci”. È già pronto un gruppo di lavoro composto da docenti – come il prof. Rocco Agrifoglio – e dal personale amministrativo – Marco Camerlingo, Gianmarco De Stefano, Alberto Feola, Alessia Ricciardi e Rossella Volpe – che si muoverà insieme ad una squadra di docenti delegati per ogni Dipartimento per avere un contatto diretto con tutte
le aree della Parthenope. Si pensa, però, anche a mettere su una redazione formata da studenti: “vorremmo
coinvolgerli nella realizzazione dei video da pubblicare sui social o nella gestione della pagina facebook, senza contare che queste sono solo le prime due piattaforme su cui siamo presenti ma contiamo di allargare la nostra presenza in rete. Ci sono tanti studenti motivati che si sono avvicinati a noi per offrire la loro collaborazione a questo progetto. È un piacere lavorare con loro. Hanno già curato i post sulla pagina facebook e scattato foto di eventi svolti in Ateneo. Speriamo di poterutilizzare il bando part-time per formare una vera e propria redazione,
in modo da avere un rapporto più stabile e incentivare la partecipazione anche di altri ragazzi”.
 
Orientamento “vocazionale” e interventi mirati per aiutare gli studenti a fare scelte consapevoli
“Si tratta di un lavoro lungo e complesso per il quale sono pronto ad impegnarmi, anche per recuperare il tempo perso in questi anni – commenta così la sua delega all’orientamento il prof. Stefano Dumontet, che già aveva ricoperto quest’incarico con il Rettore Gennaro Ferrara – Bisognerà recuperare i contatti preesistenti con le scuole di Napoli e Provincia, e lavorare sull’orientamento vocazionale per ridurre i numeri dell’abbandono, che oggi si attestano per le università italiane al 25% al primo anno”. Le manifestazioni di orientamento o gli Open day rappresentano una forma di orientamento classico che dà ai ragazzi una prima ‘infarinatura’ di quella che è l’offerta didattica degli Atenei, “ma il core business della nostra attività andrà oltre. Adesso, rispetto ad alcuni anni fa, tutto è molto più complesso, ci sono i test d’ingresso, di sbarramento, di autovalutazione, e i ragazzi vanno preparati a questa realtà”. Il lavoro si svolgerà con le scuole e nelle scuole attraverso attività specifiche e studiate in accordo con i docenti delle superiori. “La selezione non va fatta in base al censo o alla valutazione – sottolinea il docente
– ma in base alla vocazione dello studente. Occorre, quindi, una stretta collaborazione con i docenti delle scuole, perché ogni istituto rappresenta una realtà a sé, ha delle esigenze e un bacino di utenza diversi, così come la capacità di essere attrattivo verso finanziamenti comunitari. Provvedimenti generalizzati non portano da nessuna parte. Bisogna selezionare un pool di scuole disponibili, impegnarsi insieme, in assoluta parità, per predisporre interventi mirati. Necessaria una presenza dell’università all’interno della scuola e anche una presenza dei ragazzi all’interno delle università”. Si è già partiti con un progetto che vede coinvolti tre istituti superiori, il Liceo Calamandrei, gli Istituti Tecnici Marie Curie di Ponticelli e il Giordani di Napoli. “Si chiama provocatoriamente ‘Introduzione alle lauree scientifiche – La scuola adotta un Dipartimento’, per sovvertire la logica di università come
ente autoreferenziale all’apice della catena formativa e che si muove secondo i suoi canoni”. Due i temi “colpevolmente trascurati e su cui si deve lavorare partendo dalle scuole, assi portanti dell’attività di orientamento della Parthenope”: l’inclusione sociale e la cittadinanza attiva. Tra le attività che verranno proposte ci sono i corsi extracurriculari, che già nella loro prima edizione anni fa ebbero un riscontro positivo: “Si tratta di corsi svolti nelle scuole, su programmi gestiti mutualmente da noi e dagli istituti, su temi specifici: in passato li abbiamo tenuti
sulla nioetica, l’ambiente, la biologia, le materie giuridiche e le discipline sportive. Sono esperienze utili per aprire una finestra su quelle che sono le materie di insegnamento universitario. L’idea ambiziosa è di costruire un percorso 5+3+2: cominciare a lavorare nelle scuole, con gruppo selezionato, per rendere la transizione scuola-università più semplice, curvare i loro programmi sull’offerta formativa della Parthenope, in modo da rendere, per gli studenti che lo desiderano, il passaggio più semplice, lavorando sempre sulla motivazione e sulla vocazione”.
Quello a cui punta il prof. Dumontet non è solo fare ‘marketing’ per il proprio Ateneo, ma aiutare gli studenti medi a fare una scelta consapevole. Un compito che rientra “nel ruolo pubblico dell’Università. Se noi facciamo capire a degli studenti che la Parthenope è il loro obiettivo, o lo è un Corso della Federico II, o che l’università non fa proprio parte del loro percorso, abbiamo reso un servizio al Paese. I ragazzi devono venire da noi se trovano qui le risposte alle loro spinte motivazionali, indipendentemente dal tipo di diploma”.
 
Un Polo Bibliotecario a Palazzo Pacanowsky
Una Biblioteca Centrale in Via Acton, un Polo scientifico-tecnologico al Centro Direzionale, mentre per le altre sedi si fa affidamento ai fondi di Dipartimento. Questo il patrimonio dell’Ateneo. La nuova governance intende cominciare a lavorare proprio da via Generale Parisi. “Il nostro obiettivo è costituire un Polo Bibliotecario a Palazzo Pacanowsky, tenuto conto che in quella sede sono presenti fondi librari di quattro Dipartimenti che andrebbero a convergere in un fondo unico di più facile consultazione”, anticipa il prof. Elio Dovere, docente di Fondamenti del Diritto Europeo, delegato alla Gestione del Patrimonio Bibliotecario. Anche se esiste un problema relativo alla
carenza di personale, attualmente i bibliotecari in Ateneo sono 8 più un part-time, il prof. Dovere sottolinea: “c’è la collaborazione di tutti e soprattutto la volontà del Rettore di portare a termine questo progetto. Il primo passo è individuare gli spazi a Palazzo Pacanowsky, che io credo possano essere quelli ai piani B e C. Si tratta di livelli inferiori, però affacciano sul Chiatamone e sono ben illuminati, da destinare ad aule studio e lezione. Insieme all’Ufficio Tecnico e ai quattro Direttori di Dipartimento vanno quindi individuati gli spazi necessari a questi scopi
per capire quanto può essere destinato, poi, alla biblioteca. Il nostro patrimonio – è stato già inventariato ed è disponibile on line. Se si pensa ad un Polo Bibliotecario va, però, catalogato e, quindi, bisogna stimare quanto spazio ci è necessario per renderlo fruibile”. Oltre ai locali, per la consultazione è necessaria la disponibilità di personale: “Concorsi, purtroppo, non se ne possono bandire, però, vista la razionalizzazione che si sta effettuando per la School di Palazzo Pacanowsky, ci potrebbe essere la possibilità di trasferimenti da altri uffici. C’è bisogno di persone volenterose, perché si devono catalogare migliaia di libri. La dott.ssa Rosa Maiello, direttrice del Servizio Bibliotecario, è molto disponibile e scrupolosa ma c’è bisogno di altre unità”. Tra i progetti del prof. Dovere, anche quello di dar vita a riviste scientifiche on-line: “i nostri docenti e ricercatori avrebbero la possibilità di pubblicare su una rivista di Ateneo, iniziativa che darebbe lustro e visibilità alla Parthenope. Naturalmente, anche in questo caso, c’è bisogno di energie ed investimenti per realizzare un prodotto di qualità”.
 
Villa Doria d’Angri, un patrimonio da valorizzare
Villa Doria d’Angri rappresenta una delle sedi più affascinanti della Parthenope: in stile neoclassico, fu fatta costruire tra il 1831 e il 1833 dal Principe Marcantonio Doria sulla collina di Posillipo. Da alcuni anni, acquistata dalla Parthenope grazie ad un finanziamento ministeriale, oggi vede, con la nomina della prof.ssa Daniela Covino, attivata una delega ad hoc per la sua gestione e valorizzazione. Delega che “si colloca nell’ambito della riorganizzazione della governance promossa dal Magnifico Rettore e orientata alla condivisione e messa a sistema delle diverse competenze in tutti gli ambiti di interesse che coinvolgono l’Ateneo”, commenta la docente di Politica Economica. La Villa, che negli anni ha purtroppo perso parte dei suoi tesori artistici come i vasi sulle rampe, il camino in marmo realizzato dallo scultore lombardo Beccali, il glace de Paris del gioelliere francese Block, i 14 pezzi di seta dipinti con fiori per la pagoda, i 2 divani adorni alla cinese, i 14 vasi a testoni di creta cotta o, ancora, le 9 cornucopie e una gran pigna, “vede attualmente in corso di ultimazione i lavori di restauro, cofinanziati dall’Unione Europea, che, oltre a mantenere e valorizzare lo splendore architettonico e artistico della struttura, prevedranno, nel medio periodo, la possibilità di ampliare gli spazi recettivi per iniziative di alto valore scientifico, soprattutto di carattere internazionale, che richiedono capienza più elevata, come da programmazione strategica del piano edilizio dell’Area Tecnica”. I progetti che vedono impegnata questa sede sono diversi, e già con
l’amministrazione Quintano era stata destinata a sede di rappresentanza e location di convegni e seminari. “Attualmente la destinazione d’uso del patrimonio immobiliare di Villa Doria – spiega la docente – riguarda iniziative scientifiche, interne ed esterne all’Ateneo, nonché la sperimentazione di metodologie didattiche innovative, quali Challenge-based Learning (CBL), grazie ad un accordo triennale, rinnovabile per gli anni successivi, stipulato con Apple International. Il complesso viene anche utilizzato come location per la gestione di eventi di carattere culturale e sociale”. L’obiettivo è un impiego ancora più significativo di questa sede, in un’ottica di valorizzazione non solo del patrimonio immobiliare ma di tutte le attività dell’Ateneo rivolte al territorio: “Nella mia visione, la massima
valorizzazione della sede passa attraverso il perseguimento della terza missione dell’Ateneo, che nella fattispecie dovrà sostanziarsi nell’impiego della ‘conoscenza’ e nel suo utilizzo strategico per contribuire allo sviluppo sociale, culturale ed economico della società, attraverso la comunicazione e la divulgazione, tramite una relazione diretta con il territorio e con tutti i portatori di interesse. È in quest’ottica che eventi di carattere culturale, artistico e sociale concorreranno in modo sinergico con quelli più propriamente scientifici alla valorizzazione della struttura all’interno della matrice territoriale con ricadute che si vuole riguardino la crescita della struttura stessa, dell’Ateneo e del territorio nel senso più ampio ed omnicomprensivo del termine”.
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