Il dramma di Tiziana Cantone in aula

I social network sono uno strumento utile o dannoso? È il quesito al quale hanno cercato di rispondere due seminari messi in piedi dalla prof.ssa Daniela di Sabato, docente di Diritto dei Contratti, per gli studenti dei primi anni del Corso di Laurea in Economia e Commercio ed Economia aziendale, ma anche per quelli della Specialistica. Grande interesse dei partecipanti, “che si sono mostrati molto interessati anche il giorno successivo, a lezione”, afferma la docente. Ospite del primo seminario, che si è svolto sulla piattaforma Microsoft Teams il 28 ottobre, l’avvocato Andrea Orefice, difensore di Tiziana Cantone subentrato dopo la tragedia che funestò la vita della famiglia della trentatreenne, il quale è intervenuto sulla questione del Diritto all’Oblio. Tiziana Cantone era stata, come si ricorderà, esposta al pubblico ludibrio dopo la divulgazione di alcuni clip video di natura pornografica. In brevissimo tempo, le frasi da lei pronunciate erano diventate di pubblico dominio e fatte oggetto di derisione e scherno; erano diventate meme da apporre su t-shirts e cover del cellulare ma, ancor più grave, nei clip si sentiva il suo nome per intero, e da quel momento chiunque aveva potuto cercarla sul web. Era iniziato il suo incubo. Dopo numerose battaglie intraprese, Tiziana, non reggendo allo stress, si tolse la vita il 13 settembre 2016. “Il web è un terreno per molti versi ancora insondato, e in materia di diritto è molto difficile saper discernere le varie aree di competenza – dice l’avvocato Orefice – L’opinione comune è che sul web ogni azione non comporti conseguenze, cosa totalmente inesatta se si pensa alla storia di quella povera ragazza. In materia di Diritto all’Oblio (cioè del diritto di non comparire sui motori di ricerca, sul web e su varie altre piattaforme), non vi era allora una normativa che tutelasse il diritto delle persone, e l’unico modo che Tiziana ebbe per scomparire fu quello di ammazzarsi. Tutto ciò è giusto? Ovviamente no, ed è per questo che abbiamo intentato una causa contro Google e contro Facebook, cioè contro due dei big del web, per cercare di fare in modo che una cosa del genere non accadesse mai più. Grazie ai grandi sforzi compiuti, poi, siamo riusciti a ottenere che Google non indicizzasse più le informazioni sulla persona in oggetto, in Italia; ciò significa, in pratica, che cercando il nome della ragazza in Internet non compariva più alcuna notizia, almeno nel nostro Paese. E qua veniamo a un altro, e forse il maggiore problema del web. Non essendoci un regolamento unico, ci si può rifare solo alle normative locali; la sentenza del giudice sull’indicizzazione, pertanto, è valida nei paesi UE (come stabilisce lo Statuto dell’Unione Europea sulla collaborazione tra gli stati membri), ma non in tutti gli altri, dove le informazioni possono continuare a circolare liberamente”. E un’altra problematica, nel tentativo di perseguire i responsabili di crimini di hating, body shaming o fenomeni similari: “sta nella difficoltà pratica di risalire a una persona reale oltre lo schermo; nel caso di Tiziana Cantone, ad esempio, non ci sono responsabili, poiché non è stato possibile risalire a nessuno di coloro che per primi hanno divulgato i contenuti che la ritraevano. La causa contro Facebook, ad esempio, è stata intentata per questi motivi, poiché l’azienda di Zuckerberg si è a suo tempo rifiutata di collaborare con le autorità, cioè di fornire i nomi di coloro che avevano divulgato questi contenuti, ma stiamo ancora attendendo”. In futuro sarà necessario “puntare sulla collaborazione, cioè cercare di stabilire delle norme che siano valide per tutti, al di là degli statuti delle singole aziende sulla tutela dei dati sensibili. Bisogna comprendere che il web è un luogo reale ed è fatto di persone, esattamente come il mondo fuori dalla finestra, e che ogni azione può comportare conseguenze, anche le più atroci”, conclude Orefice. “Con questo ciclo di due seminari – commenta la prof.ssa Di Sabato – abbiamo voluto mostrare agli studenti quanto il panorama del web possa essere variegato, e lo abbiamo fatto in modo un po’ diverso. Dato che questa modalità mista di erogazione della didattica non sembra facilitare le cose, ho creduto necessario far conoscere agli studenti personalità diverse del mondo del lavoro. Il Diritto e l’Economia sono infatti intrecciati tra loro, e chi avrà intenzione di intraprendere una carriera nel mondo del web dovrà necessariamente conoscere tutti i meccanismi che vi si celano dietro. Naturalmente, a muovere primariamente il diritto sono le prerogative umane, ed è per questo che sono sicura dell’efficacia di un ciclo di seminari come questo, che racchiude anche storie di esseri umani oltre al tecnicismo della disciplina”. E sul web la docente sottolinea come ci sia bisogno “di integrare una normativa efficiente, o meglio estendere quella già in vigore al mondo del web. Passi avanti sono stati compiuti dal 2016 a oggi, specialmente in materia di Diritto all’Oblio, ma la strada è ancora lunga e tortuosa. Come tutte le cose di cui non si sarebbe prevista un’espansione così capillare, c’è infatti bisogno di lavorare sulla regola”. Il secondo incontro ha mostrato anche gli aspetti positivi del web, “che sono molti e possono senza dubbio scalzare quelli negativi, se solo ci ricordiamo che a muovere tutto questo meccanismo sono e devono essere gli esseri umani, senza farsi sopraffare”. A chi domanda se il web sia utile o dannoso, la docente risponde: “è l’uno o l’altro a seconda dell’utilizzo che si intende farne, così come ogni altro strumento che l’ingegno umano è stato in grado di inventare”.
Nicola Di Nardo

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