Il fisico Antonio Perreca incanta gli studenti

‘Chi pensa che sia impossibile, non deve disturbare chi ce la sta facendo’. È la citazione di Albert Einsten che Antonio Perreca regala agli studenti concludendo il suo intervento nell’Aula Bianca e ricevendo in cambio un lungo e fragoroso applauso. 
Ma cominciamo dal principio. Sono appena le 11 e un minuto e ci sono, ormai, solo posti in piedi. Il giovane fisico entra in aula e si prepara a raccontare la sua storia attraverso delle slide. Le tappe del suo successo? No. Gli ostacoli che ha dovuto superare prima di afferrare il suo sogno. 
“Parto dalla Federico II – comincia – Sono uno come voi, anzi, sono ancora uno di voi. Quello che mi ha permesso di essere qui oggi è stato aver individuato il mio sogno. Non si tratta di fare il fisico o vincere il Nobel, ma di scegliere chi vogliamo essere e di innamorarci del nostro sogno. L’amore dà la possibilità di dare il meglio e, se sogniamo in grande, ogni ostacolo diventerà più piccolo”. Non hai la stoffa. “Siamo nel 1988. Dopo le medie volevo iscrivermi al liceo scientifico, ma i miei professori pensavano che non ne sarei stato all’altezza. Fu la prima batosta”. Cambia Corso di Laurea. “Nel 1994 mi sono iscritto a Fisica. Dopo il primo esame mi fu consigliato di cambiare percorso, di scegliere magari Giurisprudenza o Economia. Ma, stai attento che non ci sia troppa matematica, mi dissero”. La paternità. “Il che non è stato affatto un ostacolo, ma anzi uno stimolo. Avevo dato un solo esame all’università, ma ero innamorato del mio sogno e non volevo arrendermi”. Non sarai mai uno scienziato. “Vengo da una piccola cittadina. Tutti mi dicevano che non sarei stato all’altezza di questo percorso, che non era una cosa a cui potevo aspirare. Intanto avevo cominciato a lavorare. Finivo alle cinque del mattino e alle nove dovevo essere in queste aule per seguire le lezioni”. Non pensare di diventare professore o ricercatore. “Lo diceva il mio professore di Meccanica razionale. Ci diceva ‘non fate i professori o i ricercatori, dovreste solo aspettare che uno di noi muoia’. Bene, io ho aspettato”, scherza. Per te è tardi. “A 32 anni mi laureo in Fisica. Ero lo studente più vecchio. Avrei voluto fare un dottorato, ma tutti mi dicevano che era troppo tardi. Ma tardi per cosa? Non conosciamo di certo la data della nostra morte, quello che sappiamo, però, è che la maratona si vince alla fine e non all’inizio”. Poi, prosegue: “Se avessi ascoltato le parole degli altri, sapete che cosa avrei visto? – e spegne lo schermo – Niente. Non c’è bisogno di essere geni. Il primo giorno si impara una cosa, il secondo un’altra e così via, e dopo un anno hai accumulato 365 cose. I sogni si nutrono migliorando di giorno in giorno”. 
Le onde
gravitazionali
Qui il racconto del prof. Perreca si sposta sulla sua carriera e sull’ingresso nel team LIGO che, insieme a VIRGO, ha prodotto il dispositivo che ha dimostrato l’esistenza delle onde gravitazionali, increspature nel tessuto dello spazio-tempo provocate da violenti fenomeni come collisioni di buchi neri o esplosioni di supernove. Agli studenti esterrefatti mostra foto scattate direttamente nello spazio e spiega che l’origine della prima onda gravitazionale captata dal suo team è la collisione di due buchi neri avvenuta 1.3 miliardi di anni fa. “Già Einstein ci aveva rivelato l’esistenza delle onde gravitazionali, ma riteneva che il loro spostamento non potesse essere captato. Quanto può essere piccolo questo movimento? Ebbene, noi siamo riusciti a misurare uno spostamento di un milione di volte più piccolo di un atomo di idrogeno. Abbiamo applicato una tecnologia che siamo stati i primi ad aver sviluppato. La macchina LIGO è lo strumento di misura più preciso che l’uomo abbia mai costruito”. A misurare le onde gli interferometri LIGO, uno in Louisiana e uno nello Stato di Washington, e VIRGO a Pisa. La slide successiva mostra uno scambio di email: è il 14 settembre 2015 ed è appena stata captata la prima onda gravitazionale. “Per testare la capacità dei dispositivi di rilevare il segnale a volte si costituivano delle squadre segrete che inviavano falsi segnali. E in un primo momento abbiamo pensato a questo. Abbiamo interrogato anche i grandi dell’informatica perché ancora non credevamo che fosse possibile e pensavamo che qualcuno ci stesse hackerando. A produrre l’onda sono stati due buchi neri, uno di 29 e l’altro di 36 masse solari che fondendosi sono diventati un buco nero non di 65 bensì di 62 masse solari. Le rimanenti 3 masse sono state rilasciate sotto forma di energia”. In conclusione: “Possiamo realizzare qualcosa solo se rispettiamo ciò che sentiamo dentro. Dobbiamo distinguere tra ciò che ascoltiamo fuori e quello che sentiamo dentro con il cuore. Chi pensa di sapere non deve influire sulla percezione che abbiamo delle nostre possibilità e dei nostri limiti”.
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