Il primo anno è fondamentale

“Il primo anno è fondamentale e formativo. Se si riesce ad affrontare l’esperienza, limitando i danni, il percorso universitario sarà breve e spedito. Nello sprint dei primi mesi si decide che piega prenderà il futuro delle matricole”, sottolinea il prof. Aurelio Cernigliaro, Presidente della Commissione Didattica. “A Giurisprudenza, si deve avvertire continuamente la tensione sociale che è alla base del diritto. Le matricole impareranno a vedere la realtà circostante con occhi diversi, da un’altra prospettiva”. La trasformazione avviene però in tempi lunghi. “Il problema serio, per i neo iscritti, è l’acquisizione del linguaggio. I tempi del semestre sono ristretti, bisogna correre ed imparare rapidamente”. Il Corso può spaventare già dai primi giorni: “imparate a chiedere aiuto ai docenti”. Per contrastare la dispersione: “mi piacerebbe istituire, a settembre, un corso di Introduzioni al Pubblico e al Privato, per far comprendere in termini semplici cosa si studia in queste aule. Non si può arrivare al secondo anno con all’attivo solo uno o due esami, e non avendo ancora chiaro se il diritto è nelle proprie corde”. I grossi numeri di certo non aiutano. “Lo scorso appello si sono presentati all’esame 565 studenti: ecco cosa significa parlare di folla. Con questo non voglio spaventare le future matricole, voglio solo prepararle”. Il rigore scientifico che caratterizza il Corso di Laurea garantisce però “la possibilità di spaziare in futuro fra tante possibilità lavorative. Non bisogna solo pensare a toghe ed aule di tribunale, la laurea in Giurisprudenza offre molto altro: dal giornalista sportivo, al commissario di polizia, passando per i concorsi pubblici”. Per questo motivo non bisogna scoraggiarsi: “Gli studenti non devono avere paura di affrontare l’ignoto, ci vuole coraggio e una forte predisposizione per iniziare il percorso. Chi ha passione avrà la vita in discesa, tuttavia da sola non basta. Occorre studiare, e lo studio è fatica. Da noi gli esami non si regalano, l’impegno dovrà essere costante”. E se si ha qualche remora: “meglio parlarne subito con il docente. Il senso di paura va esposto ed affrontato insieme. L’Università è una comunità, dobbiamo sentirci vicini gli uni agli altri”. 
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