Il prof. Matteo Lorito è il nuovo Rettore dell’Ateneo Federico II

“Lorito”, “Califano”, “Lorito”, “Califano”. Aula De Sanctis, le quattro di pomeriggio del 24 settembre. Giornalisti ed impiegati dell’Ateneo assistono su uno schermo allo spoglio in atto circa duecento metri più in là, in un’altra aula della sede storica della Federico II. I due contendenti, che in quel momento appaiono ancora in una situazione di sostanziale equilibrio, sono altrove. Matteo Lorito ed i suoi in un albergo proprio di fronte al rettorato. Luigi Califano nella sede della presidenza di Medicina al Policlinico. I componenti del seggio indossano guanti e mascherine. In quel momento tutti o quasi sono convinti che nemmeno la seconda tornata elettorale servirà a sciogliere il nodo sul futuro Rettore dell’Ateneo federiciano e si paventa un terzo appuntamento, la resa dei conti, che rischierebbe di inasprire contrasti e veleni che sono emersi tra il primo ed il secondo appuntamento elettorale. Quando non sono mancati commenti al vetriolo sui social, polemiche sul ruolo del Ministro Gaetano Manfredi, che secondo taluni non avrebbe dovuto partecipare alla votazione perché spetterà a lui il compito di nominare il nuovo Rettore, ma che secondo altri era perfettamente legittimato ad andare alle urne. Ci sono stati tra primo e secondo turno la pubblica dichiarazione della Cisl a favore del professore Califano – il sindacato aveva lanciato anche un appello a non farsi intimidire e a denunciare pressioni che avevano fatto storcere il naso a non pochi sostenitori di Lorito, ma anche a parte di quelli di Califano – e ricorsi al Tar da parte di cinque tra professori e dirigenti amministrativi i quali avevano votato alla prima tornata elettorale ed erano poi stati esclusi dalle liste dell’elettorato attivo perché in pensione. I giudici amministrativi con un provvedimento di sospensiva avevano accolto il loro ricorso e riammessi alle urne. Vicende che hanno lasciato il segno e che lasciano presagire nuove spaccature in previsione del terzo eventuale turno. Si comincia a capire, però, che sarà la giornata decisiva quando ormai manca poco alle diciotto. Lorito allunga progressivamente le distanze e raggiunge un margine di trenta, poi quaranta, quindi sessanta lunghezze di vantaggio su Califano. Quando diventano un centinaio, l’esito della partita appare ormai deciso. La certezza matematica arriva intorno alle diciannove, allorché Lorito tocca il traguardo del quorum, fissato a 1289 preferenze. Tutto quel che accade dopo è solo la preparazione al trionfo del Direttore del Dipartimento di Agraria, che alla fi ne dello spoglio conterà 1334 voti. Califano, che al p rimo turno aveva ottenuto una preferenza in più sull’altro candidato, ne incassa 1214, centoventi in meno rispetto al suo rivale. Evidentemente a Lorito è riuscita l’impresa di pescare preferenze anche all’interno di quei Dipartimenti i quali erano divisi tra i due candidati e non avevano assunto una posizione unitaria al primo turno. Lorito e i suoi fedelissimi arrivano al rettorato pochi minuti dopo la conclusione dello spoglio, intorno alle diciannove e trenta. Prima che compaia il vincitore, i componenti del seggio elettorale si abbandonano a qualche commento. Stanchi tutti. Visibilmente delusi o soddisfatti a seconda che fossero sostenitori dell’uno o dell’altro candidato. “È il momento – dice il prof. Luigi Maria Sicca, che insegna Organizzazione aziendale a Economia – della ricostruzione emotiva dopo una campagna elettorale densa di idee, contributi e sguardi differenti. Andiamo avanti”. Il prof. Raffaele Capasso, che insegna Farmacologia ad Agraria, non nasconde il suo entusiasmo per la vittoria di Lorito: “È il migliore Rettore che potesse esserci e sicuramente lavorerà per migliorare nei prossimi sei anni l’Ateneo in tutte le sue componenti”. Per il prof. Angelo Alvino, decano dell’Ateneo al quale è toccato il compito di indire le elezioni, che si sarebbero dovute svolgere in primavera ma erano state poi congelate per l’emergenza coronavirus, non sono stati giorni facili, soprattutto perché a luglio alcuni membri della squadra che sosteneva la candidatura del prof. Califano preferivano votare prima della pausa estiva. Il suo commento: “È stato un impegno pesante. È ovvio che prima o poi una soluzione sarebbe arrivata, ma non tutti erano convinti che oggi sarebbe stata la giornata decisiva. La maggior parte tra noi riteneva plausibile l’ipotesi di una terza puntata”. Non parlano altri docenti presenti nell’aula. Il volto è una smorfia di delusione e rabbia. Segno evidente che ci sarà da lavorare per ricucire la spaccatura. Lui, il nuovo Rettore, si mette subito all’opera ed infatti nel suo discorso inaugurale ringrazia il prof. Califano: “Mi ha chiamato quando ancora lo spoglio non si era concluso, per porgermi i complimenti e gli auguri”. Aggiunge: “L’Ateneo ha scelto in maniera chiara. C’è stato dibattito, veniamo da una competizione elettorale estremamente lunga e pesante, ma riusciremo tutti a metabolizzare gli eventi. Ora lasciamoci alle spalle la campagna elettorale ed il confronto che essa ha comportato. Siamo pronti per una squadra di governo”. Un ringraziamento doveroso al Rettore Arturo De Vivo, che dopo la nomina di Manfredi a Ministro si è trovato a gestire una delle fasi storicamente più complesse per la Federico II, ma è riuscito a garantire didattica ed esami nel bel mezzo della pandemia di Covid. Un altro ringraziamento per l’ex Rettore ed attuale Ministro – da taluni considerato il principale sponsor di Lorito in questa corsa al rettorato – perché “ci consegna un Ateneo solido”. Per la Federico II è una novità in assoluto un Rettore che proviene da Agraria. Nelle prossime settimane Lorito indicherà la sua squadra, a cominciare dal Prorettore.
Fabrizio Geremicca

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