Il programma del prof. Cataldi

‘Le radici e le ali’ è il titolo del programma del candidato Giuseppe Cataldi: “l’ho scelto perché sento un forte radicamento al nostro territorio e l’esigenza di volare alto e lontano”, spiega. Diversi i punti ad oggetto. Si parte dall’internazionalizzazione: “la rete di convenzioni internazionali e rapporti Erasmus non basta. La ricerca ha bisogno di respiro internazionale e di accesso a fonti di finanziamento provenienti da bandi dell’Unione europea. Occorre inoltre che ricercatori e docenti vincitori di programmi ERC, FIR, o simili, abbiamo le condizioni per operare. Lo scambio internazionale di studenti, dottorandi e post-doc va incrementato, come fonte di arricchimento culturale”. Va inoltre promossa la partecipazione a programmi internazionali che rilascino titoli congiunti. Per quel che concerne la ricerca: “non è più possibile tollerare docenti inattivi scientificamente. Ognuno di noi ha una responsabilità precisa, perché l’improduttività del singolo si riverbera negativamente su tutto il settore disciplinare dell’Ateneo. M’impegno pertanto a monitorare i risultati in termini di pubblicazioni, di concerto con il Presidio di Qualità di Ateneo. Inoltre mi sembra doveroso, a tal proposito, un accordo tra Università e CNR, in cui ho operato a lungo”. Primi destinatari della missione universitaria sono gli studenti: “a loro va garantito un ambiente idoneo, a cominciare dai servizi igienici, continuando con il potenziamento di strumenti informatici e una più efficace razionalizzazione dell’utilizzo delle strutture, per quelli costretti a migrazioni territoriali”. L’Orientale è agli ultimi posti nelle classifiche nazionali per la qualità dei servizi offerti: “si sono registrati: un eccessivo sovraffollamento delle aule, sovrapposizione di corsi, mancanza di mense, carenza di strumenti. È una posizione inaccettabile, se si considera l’alta qualità ella didattica di singoli docenti”. La linfa dell’istituzione è costituita dai ricercatori: “a questi occorrerà subito pensare. Ritengo inoltre si debba lottare contro qualunque proposta di accorpamento con altri Atenei, puntando sulla collaborazione con quelli regionali, al fine di mettere in comune iniziative e servizi”. Non solo lotta all’accorpamento, ma anche al ‘nonsipuotismo’: “il mio progetto è un’Università a costo zero, in decisa opposizione alla logica di questa malattia italica, che infetta talvolta anche il nostro Ateneo. La combatteremo con: semplificazione delle procedure, dematerializzazione dei documenti amministrativi e digitalizzazione degli archivi; sviluppando un dialogo on-line continuo e costante tra utenti ed uffici”. Per realizzare questo, è necessario uno scambio costruttivo, fatto di ascolto costante e diretto del Personale tecnico amministrativo: “che garantisca una giusta e democratica partecipazione alle politiche decisionali dell’Ateneo”. Punta anche su una delle priorità dell’agenda europea rinnovata: l’apprendimento permanente “che consente di migliorare l’accesso all’apprendimento per adulti, migranti, i Rom e i gruppi svantaggiati, rifugiati e richiedenti asilo”. Altro punto fondamentale: la qualificazione e il potenziamento del settore della comunicazione: “oggi frammentario e poco incisivo. Occorre dunque dotarsi di un sito web in più lingue straniere. Negli ultimi anni mi sono reso conto che in altri Atenei, risultati ben meno rilevanti di quelli raggiunti dai nostri colleghi, hanno ricevuto un’eco mediatica e conseguenze in termini di premialità che a noi sfuggivano. Non possiamo più tollerarlo”. Il patrimonio bibliotecario è un’eccellenza assoluta dell’Ateneo: “possediamo testi antichi che gli studiosi di tutto il mondo c’invidiano. È doveroso proseguire il cammino intrapreso con la creazione del SIBA, pensando ad esempio ad una biblioteca di Ateneo unificata in un palazzo, ipotesi che faciliterebbe il prolungamento dell’orario d’apertura”. 
In conclusione si definisce un primus inter pares: “un direttore d’orchestra che con la sua bacchetta deve dirigere i suoi musicisti. Offrirò il mio impegno affinché la distanza tra il ‘dire’  e il ‘fare’ sia ridotta il più possibile. La mia porta sarà sempre aperta. Non sarò un Magnifico autocrate, ma il garante di democrazia e trasparenza dei processi decisionali, che favorisce il gioco di squadra. La ricetta per far bene è infatti un’ottima squadra che lavori in armonia e divertendosi”.
 
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