Immacolata e Anna: assunte a pochi mesi dalla laurea con il doppio titolo

Si è appena chiuso il bando per conseguire il Double Degree con l’Università di Vilnius, occasione offerta ai ragazzi della Magistrale di Marketing e Management Internazionale del Disaq (Dipartimento di Studi Aziendali e Quantitativi), grazie ad un accordo con l’Ateneo lituano. I quattro selezionati svolgeranno un periodo di sei mesi nella città lituana, dove dovranno sostenere 4 esami e lavorare alla loro tesi di laurea, per poi conseguire, oltre al titolo di laurea italiano, anche quello in Marketing and Integrated Communication rilasciato dalla Vilniaus Universitetas.
Ma chi ha già svolto questo programma lo scorso anno cosa ne pensa? Quali consigli offre? “Per me è stata un’esperienza bellissima, che ha rappresentato un ottimo biglietto da visita per i colloqui di lavoro che ho svolto dopo la laurea”, racconta Immacolata Gargano, una delle tre ragazze partite lo scorso anno. Si è laureata a novembre e già lavora come Store Manager Ovs a Roma: “Nei colloqui avere il doppio titolo è stato molto utile. La sola laurea non basta più, quindi o hai già esperienze di lavoro nel tuo bagaglio, oppure, come me, hai un’esperienza all’estero”. “Il Double Degree non è conosciuto da tutti, soprattutto quando non si tratta di grandi gruppi. Quando se ne parla durante i colloqui, tutti, però, si dimostrano molto incuriositi e ne tengono sicuramente conto – aggiunge Anna Romano, laureata a dicembre e già impiegata a Milano nell’ambito della revisione – Non solo è una discriminante positiva per la conoscenza fluente dell’inglese, lingua che devi necessariamente usare durante i sei mesi all’estero, ma anche perché vengono valutate positivamente le capacità adattive e organizzative sviluppate durante la lavorazione di un progetto di tesi all’estero e in lingua inglese. Inoltre, non sono poche le competenze ulteriori acquisite a Vilnius”.
Il metodo di studio molto diverso se può rappresentare inizialmente una difficoltà, dopo si rivela una importante esperienza di cui fare tesoro. “Abbiamo trovato molte differenze di approccio allo studio. Innanzitutto, i corsi sono serali perché la maggior parte dei ragazzi già lavora – racconta Anna – I docenti sono tutti molto giovani e c’è uno scambio continuo. Naturalmente, all’inizio si aggiunge anche la difficoltà per l’approccio linguistico, oltre che a quella di metodo”. Molto più pratica e poca teoria. “Ci sono molte attività pratiche, progetti di gruppo o presentazioni che richiedono un lavoro costante: l’esame infatti è suddiviso in tante piccole prove che poi concorrono al voto finale. È più stimolante ma anche più faticoso – spiega Immacolata – Anche per la tesi abbiamo notato un approccio diverso: ci hanno chiesto un documento di tipo prettamente scientifico, dove non era possibile inserire un nostro commento o opinioni personali, come di solito si fa in Italia. Inoltre va posta massima attenzione a citare tutti gli autori, anche quelli di cui si è inserita una sola riga, perché su questo sono molto severi. In realtà sono informazioni che abbiamo dedotto da sole, mettendo insieme i consigli dei nostri tutor perché non abbiamo ricevuto una vera giuda sul lavoro di tesi”.
“È un metodo molto stimolante e con un approccio molto pratico, ad esempio abbiamo lavorato su ‘come costruire un sito web’, però è anche un sistema che mi ha fatto apprezzare di più il mio Ateneo e l’Università italiana in generale perché la nostra preparazione teorica è nettamente superiore. A Vilnius abbiamo imparato a mettere in pratica ciò che qui avevamo imparato in aula”, commenta Anna.
Il consiglio delle ragazze: “immergersi nella vita del campus. Ci sono circa 600 studenti Erasmus più quelli extraeuropei arrivati con altri progetti. Quindi noi abbiamo cercato di ‘allontanarci’ dagli italiani per fare più amicizia con giovani stranieri, in modo da allargare ancora di più lo scambio culturale”. 
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