Quali sono le principali trasformazioni nel settore della traduzione e delle tecnologie linguistiche? E soprattutto: che impatto stanno avendo? Dal 29 aprile al 13 maggio, in modalità mista (in presenza e online), sono in svolgimento una serie di incontri di orientamento professionale per studentesse e studenti della Magistrale in Traduzione specialistica, coordinati dalla prof.ssa Johanna Monti. Un’iniziativa di ampio respiro che, oltre a raccogliere le domande, ha provato ad offrire prospettive e risposte a chi è interessato a questo campo professionale, coinvolgendo personalità del settore provenienti da istituzioni europee, organizzazioni internazionali, aziende – tra le altre ci sono Commissione Europea, World Intellectual Property Organization (WIPO), NTT Data.
Il primo di questi incontri è avvenuto su ‘Tradurre ai tempi dell’Al: cambiare la narrazione’ e ha ospitato Diego Cresceri di Creative Words, una società di traduzione, servizi linguistici che ha fondato nel 2016 e che conta un team di 16 persone. Cresceri va dritto al sodo e spiega dove vuole portare il pubblico di giovani studenti: “in questo settore va avanti una narrazione che reputo tossica. Personalmente non so se andrà tutto bene, ma credo dipenda da noi. Vorrei che uscissimo da questa conversazione convinti che abbiamo un futuro.
Inutile nascondersi, la situazione mercato è quella che è, molti clienti pensano che la traduzione sia un problema risolvibile e questo ha un impatto sul nostro lavoro. Noi dobbiamo stare sul cosa possiamo fare noi, data la situazione”. Secondo l’ospite, la narrazione dominante ruota attorno a tre convinzioni: l’AI sostituirà i traduttori; le tariffe continueranno a calare; la tecnologia vincerà sempre. “Le sento tutti i giorni”.
La domanda: “chi è veramente responsabile di quello che dice il mercato? Qualcuno ripete, qualcun altro amplifica. Ma tutto questo plasma il mercato stesso. Vogliamo prendere in mano la penna virtuale e cambiarla?”. Lo schema che propone Cresceri si suddivide in tre fasi. Passare dalla paura all’azione, poi comunicare bene la propria expertise ai clienti; infine, essere proattivi, non solo reattivi. “Avere paura è normale – afferma introducendo la prima – la storia che questa ci racconta però non è accurata.
Guardiamo in termini oggettivi a ciò che accade: bisogna avere una strategia e decidere in autonomia come l’AI entra nel mio lavoro. Il che non significa negare difficoltà e pressioni. Vuol dire che, dato che sta succedendo, decido di esserne attore”. La seconda fase ha il suo fulcro nel non competere sul prezzo (magari pochi centesimi per parola tradotta), ma sul valore: “è inutile adottare questo metodo, perché la tecnologia funziona bene e costa poco. Il punto vero non è tradurre e basta, ma farlo per un certo scopo: un mio cliente mi ha chiesto di tradurre un’app per la riabilitazione dal cancro e il suo scopo è arrivare a più persone possibili, non la traduzione in sé. La specializzazione è il vantaggio”.
“Il vostro valore non è in parole per euro”
Poi un consiglio pratico, che marca anche la prima vera differenza con l’Intelligenza artificiale: “bisogna essere davvero padroni della propria lingua – l’AI la usa bene ma noi possiamo arricchirla di sfumature, quei sistemi no. L’AI può tradurre tanto, ma solo voi potete però capire cosa quel testo significa in un contesto, cioè per un pubblico reale. Specializzatevi, documentatevi.
La strategia per un posizionamento può essere questa: definire una propria nicchia nella quale diventare esperti; comunicare il valore attraverso portfolio, CV e proposte; dare un prezzo alla expertise; investire nel network, i migliori lavori nascono dalle relazioni con la comunità”. Si finisce con la terza fase: “questo è il momento di maggiore cambiamento che ho visto nelle ultime due decadi. Perciò, bisogna essere proattivi, attori di questo cambiamento e non ragionare troppo in termini di ruolo ma di skills”.
Dunque, la nuova narrazione che l’ospite vorrebbe veicolare è che i traduttori devono assumere un ruolo attivo: “non siamo solo fornitori servizi, ma garanti della qualità; professionisti che stanno plasmando il futuro di questa industria”. E chiude: “non siete in balia della tecnologia, il vostro valore non è in parole per euro; è conoscenza, fiducia, precisione culturale. Smettete di aspettare per vedere cosa succede. Iniziate a scegliere cosa volete che succeda. Avete scelto le lingue perché capite che le parole contano. Ora usate quella comprensione per raccontare dove sta andando questa professione. Oggi c’è l’AI, domani ci sarà altro. Bisogna sempre agire”.
Insomma, quello di Cresceri è sembrato un discorso quasi motivazionale, centrato molto sul singolo, piuttosto che sul sistema. Lapidaria una studentessa, durante il question time: “mi aspettavo qualcosa di diverso e di più concreto, mi è sembrato un incoraggiamento a fare questo lavoro, non una presentazione su cosa significhi realmente”.
Claudio Tranchino
Scarica gratis il nuovo numero di Ateneapoli
Ateneapoli – n.8 – 2026 – Pagina 39








