La tesi di una giovane laureata in Scienze della Formazione Primaria. ‘Radici di Speranza’: la pedagogia dell’antimafia tra i banchi di scuola nel racconto di Marzia Postiglione

Il mondo della scuola non è fatto solo di programmi e scadenze, ma è un presidio di libertà che trova nelle storie di giovani insegnanti nuova linfa vitale. Marzia Postiglione, laureata nel giugno scorso in Scienze della Formazione Primaria, ha trasformato la sua passione in un manifesto educativo con una tesi dal titolo emblematico: ‘Radici di speranza: la pedagogia dell’antimafia e il ruolo della scuola nei quartieri difficili della Campania’. L’idea nasce dalla consapevolezza che l’educazione sia l’unico vero antidoto alla criminalità, specialmente in contesti segnati da povertà educativa e marginalità. Secondo la dott.ssa Postiglione, la mafia non agisce solo attraverso il controllo economico, ma trasmettendo “valori distorti come l’omertà, l’obbedienza cieca e la sopraffazione”. In questo scenario, la pedagogia dell’antimafia diventa lo strumento capace di formare “cittadini liberi, consapevoli, critici e responsabili”.

Con un approccio qualitativo basato su testimonianze e interviste, l’analisi si sofferma su come i bambini cresciuti in contesti familiari mafiosi tendano a normalizzare il crimine: “crescono in un clima fortemente condizionante, dove la violenza viene vista come l’unico strumento legittimo e la criminalità come un percorso naturale”. Qui la scuola deve smettere di essere un semplice luogo di istruzione per diventare uno “spazio di emancipazione”, un porto sicuro in cui imparare a “vivere insieme e riconoscere diritti e doveri”, afferma.

Tuttavia, la scuola non può e non deve essere un’isola: Postiglione insiste sulla necessità di una “comunità educante” composta da famiglie, istituzioni e associazioni in un’alleanza educativa imprescindibile. E per colmare il gap tra l’aula e la strada, l’insegnante deve farsi “punto di riferimento stabile”, capace di ascoltare e valorizzare il ragazzo affinché trovi in sé la forza di mettere in discussione modelli culturali tossici.

Questo impegno civile affonda le radici nell’infanzia di Marzia, quando i progetti scolastici con associazioni come ‘Libera’ le fecero scoprire la vocazione per l’insegnamento e per la legalità. Oggi, quel sogno è realtà: insegna in una scuola primaria a Procida, affrontando quotidianamente le sfide del mare mosso e dei collegamenti difficili da Pozzuoli, spinta da una determinazione ferrea.

“Se mi avessero chiesto da bambina cosa avrei voluto fare da grande, avrei risposto la maestra”, confessa, sottolineando come il suo obiettivo sia dare un contributo concreto proprio in quei territori difficili che più ne hanno bisogno.

Agli studenti che oggi iniziano il percorso di tesi consiglia di non arrendersi e di scegliere relatori affini alla propria sensibilità, proprio come ha fatto lei con la prof.ssa Federica Paolozzi, che l’ha affiancata con cura lasciandole piena libertà espressiva. La storia della neodottoressa e ora insegnante ricorda che l’aula è il primo vero fronte della democrazia, un luogo dove, tra un compito di italiano e uno di matematica, si può imparare a scegliere il proprio futuro lontano dalle ombre della criminalità.
Lucia Esposito

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Ateneapoli – n.8 – 2026 – Pagina 42

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